Dexter il devoto di Jeff Lindsay

Posticipata questa settimana la solita operazione del sabato, “recupera le recensioni dal vecchio blog”, per lasciar decantare la notizia sul nuovo eBook gratuito, e aver qualcosa da pubblicare attorno Halloween.
Non vi dirò che in questi giorni sto traslocando, perché chi mi segue ha sentito questa parola spessissimo negli anni potrebbe non credermi. Però è vero eh… e vedreste cosa è venuto fuori dagli scatoloni del magazzino, ci farò un post sicuro appena finisco qua.
Comunque sono ancora più incasinato del solito, di mattina, di giorno, di sera, la notte…
Inoltre…
ho impaginato il numero l’iterazione 16 di NeXT del quale vi racconterò a breve
è l’ultimo giorno utile per il concorso col quale vi regalo un libro se mi fate gli auguri e domani stilo la classifica randomica e penso a spedire Il Grande Notturno al fortunello vincitore
esce Arkana, altra collaborazione di eBookAndBook, della quale però vi parlo nei prossimi giorni
dovrei scrivere un racconto per il Fun Cool, se c’è ancora tempo (c’è?)

Oggi invece si torna indietro di qualche anno, con il secondo libro della saga su Dexter Morgan.

Arrivo a questo libro dopo aver visto tutte le tre serie televisive dedicate al personaggio di Dexter Morgan e credo che a molti sia successa la stessa cosa, attratti dal volume economico della Mondadori disponibile nelle edicole, incuriositi dalla possibilità di conoscere a fondo il protagonista di una bella serie thriller.

Dexter il devoto

Dexter il devoto è il secondo volume di Jeff Lindsay dedicato al killer di serial killer, Dexter Morgan appunto. Frutto di un infanzia travagliata e da pulsioni omicide incanalate dalle ferree regole del padre Harry, il protagonista di queste storie è diventato un analista della scientifica, specializzato nel ricostruire la dinamica degli omicidi basandosi sul sangue. Macchie, traiettorie, brandelli organici, potenza e direzione del colpo, sono gli elementi di partenza per le sue indagini nella calda e musicale Miami.
E dove la giustizia non arriva, quando le sue maglie vengono allargate grazie ad avvocati compiacenti o cavilli legali, Dexter entra in campo, seguendo un preciso iter di identificazione, giustificazione (solo quando sei veramente sicuro, puoi uccidere, gli insegna il padre), eliminazione.

Si limitasse a questo, devoto o meno, Dexter non sarebbe nient’altro che un assassino, per quanto dotato di una sua morale. La peculiarità del personaggio invece è che viene definito per sottrazione: Dexter non è solo freddo, cinico, lui non prova proprio sentimenti, non li ha mai avuti e non ne comprende il funzionamento ne l’utilità. Allo stesso tempo però non vive segregato in una cantina, attendendo la prossima vittima. Lavora e conduce un’esistenza apparentemente normale, circondato da colleghi, la sorella, una ragazza.
E quando gli mancano i filtri emotivi, che permettono di interfacciarsi col prossimo, Dexter inventa.
Si crea un rapporto amoroso, consola gli amici e la sorella, si dedica a passatempi, si dipinge addosso la maschera che ritiene migliore per ogni occasione, in un complesso lavoro di mimica umana.
Il tutto, nel libro, è osservato dal miglior punto di vista: la sua mente.
In Dexter il devoto il lettore/visitatore viene fatto sedere comodo sulla poltroncina cerebrale, e davanti ai suoi occhi sfilano i pensieri del nostro amato serial killer di quartiere, freddi e cinici che spiazzano, divertono e affascinano.

In questo capitolo, che propone alcuni elementi presenti nella seconda serie televisiva, Dexter è perennemente sotto sorveglianza del suo collega, il sergente Doakes, che lo costringe a rintanarsi dalla compagna Rita, con i suoi due figli e la scorta di birre light, in una discesa nella quotidianità che lo porterà a un passo dal diventare un sedentario uomo qualsiasi.
Ma una serie di atti efferati che coinvolgono una segreta unità operativa militare gli permetterà di scatenare ancora il suo Passeggero Oscuro. Al quale Dexter sarà felice di lasciare le redini dell’azione, per tornare alla sua attività preferita.
Legare i cattivi.
Usare il coltello.
Riporre una goccia del loro sangue nel suo archivio di piastrine.
Che è tutto quello che noi chiediamo a Dexter, in fin dei conti.

L’ultimo grido del mondo

A tre giorni da Halloween chiudo il mese di ottobre con un regalo.
Negli ultimi due anni ho provato a proporre alcuni racconti, in eBook gratuiti, nel periodo natalizio. Prima c’è stato il fantasy de Il padre delle ombre e poi la raccoltina horror Lagomorpha (sì sì quella con i conigli assassini).
Nel primo caso si trattava di un esperimento del quale non sono granché contento, che ha avuto se non erro un unico qualche feedback (Germano e il buon Gelostellato si sono pappati quella storiella fantagiappo). Di Lagomorpha ero più contento. Lì ci sono stati feedback (tra i quali non posso dimenticare – ehm – il buon Gianluca) e qualche recensione.
Non parlo del numero di download, in quanto credo sia ormai un dato davvero col quale ci si può solo ingrossare (inutilmente) l’ego. Se scrivo voglio essere letto. Che “mi scarichino” me ne frega davvero poco. E ci sarebbe poi il discorso dei commenti (sensati) a ciò che si legge, ma qua nei dintorni lo abbiamo fatto e rifatto e ritengo superfluo ripeterlo.

 

Scrivendo questa introduzione mi è venuto un dubbio che metto qua, al quale potete rispondere nei commenti: il fatto di NON vedere il formato PDF ma l’ePub, è (in generale ovviamente, non nel caso dei miei eBook) un deterrente al download?

 

Tornando al regalo.
Quest’anno ho pensato di cambiare data.
Se è vero che nel 2012 il mondo finisce, tra novembre e dicembre magari qualche commento riesco a riceverlo. Pubblicarlo a Natale sarebbe davvero stato uno sforzo inutile!

 

Nato per una raccolta (morta prematuramente), dedicata al famigerato 2012, questo racconto parla di una delle possibili fine del mondo. Coinvolge antiche divinità (inventate), trasmissioni televisive, qualche tentativo di narrazione diversa dal (mio) solito. C’è anche una piccola citazione, micro omaggio a un grande emergente dell’horror italiano del quale apprezzo moltissimo i racconti.

 

Alcuni feedback li ho già ricevuti, da amici lettori che mi hanno sottolineato le parti deboli della storia. Su alcuni aspetti ho messo mano, grazie anche al preciso lavoro di editing del buon Simone. Ed è doveroso precisare che in seguito al suo intervento io ho rivisto il racconto, quindi errori e schifezze che troverete strada facendo sono sicuramente colpa mia. Non mi incolpate il Coso Peloso abitante di Midian. Almeno non incolpatelo di questo!

 

Una nota, ché qualcuno me ne ha chiesto info: la copertina dell’eBook è mia, come dicevo in un post precedente nella sezione Digital Art del sito. Finché riesco per i miei eBook preferisco arrangiarmi, con risultati secondo me appena discreti ma, a quanto mi dicono, apprezzati. In questo caso c’è una silhouette ritoccata un po’ e i tentacoli, ovviamente fatti con Photoshop. Perché siano verdi e luminosi vi tocca leggere l’eBook per scoprirlo.

 

2012 - L'ultimo grido del mondo

2012 – L’ultimo grido del mondo

L’ultimo grido del mondo
Per Sebastian Shaw, presentatore televisivo di fama mondiale, il futuro non potrebbe essere più buio.
Un’accusa per molestie sessuali.
Orribili incubi che lo tormentano.
Quel senso di predestinazione, che sembra deciso ad accompagnarlo verso l’anno a venire, il 2012, e a una nuova puntata della sua trasmissione. Dove la sua vita, come quella del mondo intero, potrebbe concludersi con un ultimo, terribile grido.

 

L’ebook è disponibile sul Kindle Store di Amazon

ePub3 e KF8, il futuro dell’editoria digitale?

Prendiamola larga, alla faccia del SEO e i suoi amici.

Recentemente mi è arrivata una mail che manco L’esorcista mi ha fatto un tale effetto. A breve una possibile intervista sul formato ePub3. E tralasciamo che io le interviste proprio no, è una cosa che non ci riesco a rispondere alle domande, e poi su un argomento così.
Perché già di eBook non se ne parla granché, in Italia. Cioè sì, se ne parla, ma si parla dei contenuti, li si usa per dare addosso all’editoria anziana, vecchia, megalitica, mastodontica, li si elegge a baluardi della nuova editoria, fonte possibile di libertà e guadagni per tutti. Ma poi se uno chiede “scusa ma l’ebook cos’è?” si sente dare ogni genere di risposta.

C’è chi confonde eBook con eBook reader. Come a dire che se vi mangiate una padella di amatriciana vi becco a sgranocchiare l’antiaderente.

C’è chi pensa al PDF, solo PDF, sempre PDF. E quando vede altri formati entra nel panico e non ne vuole sapere, anche se esistono molti software gratuiti per leggere gli eBook.

C’è chi ma lo devo leggere su quei cosi che lo schermo non è luminoso? alla faccia dei progressi con l’inchiostro elettronico.

C’è probabilmente chi il file con un estensione più lunga di tre lettere non è Windows quindi non lo posso usare. E c’è ormai che nessuno o quasi sa cosa vuol dire “estensione del file”.

E sappiamo dai, che ci piace dirlo, che c’è quello che se non profuma di carta e colla, quello che se non sente il ruvido sotto le dita,… cose anche giustificabili, io stesso lo ammetto sniffo i libri. Ho un magazzino polveroso dove tengo le centinaia di testi accumulati negli anni, ho vecchi Urania antecedenti la mia nascita, libri game imbarcati come la Perla Nera, una prima edizione de L’esorcista (appunto). Però ho pure un Kindle sul comodino e decine di testi elettronici, l’intera produzione lovecraftiana stipata nella sua bella cartellina, saggi di ogni tipo, gli eBook degli amici, i lavori che ho fatto,…

Dopo la premessa, che ha spiazzato Google facendogli pensare a un articolo di un blog technoemo da amante dei libri e quindi non mi si filerà mai nella ricerca di cose utili, torniamo ai formati degli eBook e alle novità in campo. Devo ancora rispondere a quella intervista di cui vi parlavo (per fortuna) e ho iniziato a documentarmi meglio su quanto è successo nelle ultime settimane.

 

Ma cos’è l’ePub? E il MobiPocket? E il KF8? E…

eBook reader

Anche le cose lovecraftiane si trovano in eBook, se non lo sapevate.

Andiamo con calma.
I principali formati degli eBook attualmente disponibili, gratuitamente o a pagamento, sono ePub e MobiPocket. Il famigerato “formato Amazon”, implementato nei file .azw, è un MobiPocket con qualche modifica (compressione del file al livello massimo, uno schema DRM diverso, codifica del numero seriale con caratteri diversi).
Senza scendere a un livello di dettaglio inutile (ci sono siti e libri che ne parlano approfonditamente) basta sapere che entrambi i file sono contenitori, scatoloni dove buttare roba in formati conosciuti e stabili. xHTML, CSS, XML, JPG,… [1] ecco cosa trovate se aprite un file ePub (basta rinominarlo in .zip e scompattarlo per fargli l’autopsia). I formati di questi file “interni” non sono però completi, come le loro versioni usate per altri scopi, il CSS degli eBook è un sottoinsieme di quello del web, ad esempio.
Quali le differenze tra i due “concorrenti”?
L’ePub è aperto, è standard ufficiale dell’IDPF (International Digital Publishing Forum) ed è attualmente il più diffuso. Tutti i lettori di eBook lo leggono. Tranne quelli di Amazon [2].
Il MobiPocket è chiuso, proprietà di Amazon dal 2005. Il formato azw può essere letto solo su prodotti Amazon (la famiglia Kindle, che però NON leggono il formato ePub). Il MobiPocket viene letto anche da altri eBook reader (come il CyBook, Kobo, Onyx,…).
Avrete già capito qual’è il problema di fondo. Se ho un Amazon Kindle non posso leggere ePub direttamente, ma li devo convertire. Se ho un CyBook non posso leggere gli eBook acquistati su Amazon [3].

 

E ora che succede?

L’autunno è ben iniziato con questi due annunci:

Il giorno 11 ottobre 2011 il formato ePub3 è stato accettato dalla IDPF come nuovo standard ufficiale.

Il giorno 25 ottobre 2011 Amazon ha rilasciato ufficialmente il formato KF8 (Kindle Format 8), che va a sostituire il MobiPocket (versione 7, ecco il perché dell’otto).

E quindi? direte voi.
E quindi è cambiato un bel po’ di roba, dal momento che entrambi i nuovi formati sono diretti a un ampliamento dei possibili testi digitalizzabili. Se qualcuno sperava di vedere filmati e musica è (per fortuna) rimasto deluso (e a fronte dei nuovi scherzi SIAE sarebbe stato da capire cosa succedeva se inserivo un trailer in un eBook a pagamento, probabilmente mi venivano a cercare i Carabinieri; comunque non si può, per ora).
Se come me credete che i libri digitali abbiano ancora della strada da fare, per essere veramente libri e veramente digitali, prima di diventare scatolotti con video e musica e tramutarsi in piccole televisioni ambulanti, capite perché è una fortuna che non ci sia stata quella svolta.

Cosa hanno aggiunto quindi?
Allora qua faccio una cosa che non si dovrebbe: non vi vengo a dire cosa hanno aggiunto su uno e/o sull’altro, ma cerco di vedere la cosa nel suo complesso, dal momento che l’intento sembra essere uno e comune (per quanto si sia ancora in piena guerra dei formati).
Un’infrastruttura tecnica capace di portare sugli eBook reader immagini ad alta risoluzione, testo “pop up”, grafica vettoriale, in quanto ePub e Mobi non sono, a oggi, capaci di gestire più di qualche immagine col testo attorno. Tecnicamente parlando si passa a XHTML5 e CSS3, per entrambi i tipi di eBook, mentre alcune cose rimangono fuori dalle innovazioni del KF8, come i miglioramenti per i “libri parlanti” sul versante text-to-speech (sicuramente per ora poco o nulla apprezzato nel nostro paese). Ci vorrebbe una bella tabella comparativa delle novità, e se la trovo (non ho le competenze sufficienti a farla) ve la proporrò.

Quali “nuove cose” si potranno quindi realizzare?
Riviste, non costrette alla doppia distribuzione ePub/PDF.
Manualistica tecnica, con grafici ridimensionabili, schemi ben leggibili, strutture complesse.
Graphic novel, con testo (nei baloons e non) scalabile, grafica vettoriale che non sgrana se ridimensioni la pagina.
Libri illustrati.
Ricettari di ogni forma e colore, più appetibili di qualche grigio elenco di ingredienti come fatti fino a ora.
– Altro che non mi viene in mente…

Quel che resta da fare, ora, sarà adeguare l’intero parco software disponibile a chi crea eBook. Programmi come Sygil e ADE, le macro per creare ePub con OpenOffice e tutti i firmware degli eReader.
E non tutti esultano per il cambiamento, anche perché, a basso livello, le novità espresse con l’ePub3 non sembrano tutte rosee, come riporta Strahinja Markovic creatore dell’editor per eBook, Sigil, a partire dalla possibilità (opzionale) di inserire JavaScript (e quindi parti interattive) negli eBook.

 

La parte in cui vendete l’anima

Stephen King with Kindle

Anche Stephen King usa un Kindle. Rosa!

Come avete visto l’articolo non approfondisce le tematiche quali “Amazon è il profeta degli eBook” o “Amazon è il demonio, se comprate un Kindle perdete l’anima” e via dicendo. E’ chiaro che in un momento in cui un sito, negozio, entità come Amazon diventa anche editore, l’intero mondo editoriale ne è scosso.
E’ anche vero che quello stesso mondo ha dimostrato a più riprese di non sapersi muovere con la stessa rapidità (forze e forse quel pizzico di anticipazione e cattiveria) che ha dimostrato Amazon.
Ora tutti a gridare contro il demonio americano, e si può scommettere su qualche nuova legge italiana, che protegga i nostri poveri editori, che limiti gli sconti, che esilii Amazon dal territorio (vi ricordo che ora la pubblicazione di eBook in formato Kindle è possibile anche per gli italiani, su amazon.it, cosa che fino a qualche settimana fa non era possibile) [4].

Quello che io vedo sono tante, nuove, opportunità.
Ma le opportunità bisogna sfruttarle e per farlo si deve investire, spendere, creare.
C’è da chiedersi, a parte “nel piccolo” (piccole case editrici, piccoli artigiani, piccoli…), noi italiani ne siamo ancora capaci?

 

Note:

[1] Non essendo un esperto di linguaggi web, ho cercato di rimanere all’interno delle cose che capisco e posso spiegare. Altre rimangono a me misteriose (ad. esempio perché si è passati da XHTML 2 a XHTML 5). Se ci sono palesi errori in quanto scritto mi fa piacere se li segnalate.

[2] Esiste almeno un firmware non ufficiale col quale gli ePub vengono letti dal Kindle, il Duokan. Però a oggi è pieno di bug fastidiosi, per questo non è ancora da considerare.

[3] Il che non è completamente esatto. Se compro un eBook su Amazon e gli tolgo il DRM (hackerandolo) lo posso convertire (essendo un file in formato MobiPocket) con un programmino come MobiPerl. Ovviamente è una procedura che richiede conoscenze non comuni a quello che dovrebbe essere un semplice lettore.

un lungo articolo del Duca che devo ancora rileggere e metabolizzare.

Come leggere ebook sul PC

guida tutorial walkthroughLa diffusione in Italia di strumenti per la lettura degli eBook, gli eBook Reader o più semplicemente eReader (tra i quali ormai tutti conosceranno almeno il Kindle di Amazon) è aumentata negli ultimi due anni ma ancora molti, per i motivi più disparati, continuano a leggere eBook sul proprio computer. In realtà, proprio non volendo investire meno di 100€ (ormai siamo ai 79€ del Kindle 4) i testi digitali si possono leggere anche sul proprio smartphone (per quanto le ridotte dimensioni dello schermo e la retro illuminazione non siano di aiuto), ma di questo vi racconterò in un prossimo articolo, come dei plugin di lettura per i browser Firefox e Chrome.

Leggere eBook sul PC non è un’esperienza comodissima, ma può tornare molto utile nel caso di eBook tecnici (che aumenteranno sicuramente la loro qualità con l’introduzione dei nuovi formati ePub3 e KF8, che permettono ottime formattazioni del testo e di immagini e l’introduzione di contenuti dinamici), da sfogliare mentre si scrive al computer. Inoltre i software di questo tipo sono ormai numerosi e gratuiti, alcuni dotati di una “libreria virtuale” che permette di salvare i testi, catalogarli, eseguire delle ricerche al loro interno.

Tra quelli elencati la mia preferenza andrà sempre a Calibre, per la perseveranza nel migliorare le proprie feature ma, soprattutto, per le capacità di lettura e conversione dei formati più diversi e di interfacciamento con una famiglia enorme di dispositivi.

FBReader

leggere ebook con fbreaderPrima di arrivare ai titoli più classici e conosciuti in questa categoria, ossia Adobe Digital Edition e Calibre, vediamo alternative che si sono ben sviluppate in questi ultimi anni, a fronte di molti software per gestire gli eBook che sono scomparsi (o non vengono più mantenuti) come il celebre Stanza, MobiPocket reader, la community di BookWorm della O’Reilly.
FBReader è un software OpenSource che si è fatto una bella strada, dalla prima release del 2005 per una famiglia di palmari della Sharp. Ora esistono versioni per Windows, Mac OSX, Android, Blackberry, Linux, Symbian, Nokia e Motorola.
La versione per PC offre pochi fronzoli, un’interfaccia semplificata e la gestione dei formati più diffusi.
Attualmente è disponibile solo la versione 2010, ma nel 2013 è previsto il rilascio di una nuova beta con più funzionalità.

Booki.sh

Dedicato a chi vuole avere gli eBook disponibili sempre e comunque (sul web), questo sito mette a disposizione dell’utente un pezzo di Cloud, un disco virtuale accessibile da qualsiasi dispositivo che si connetta a internet, sul quale disporre i propri testi digitali.
Ecco il sito di book.ish.

Adobe Digital Edition

ebook leggere Adobe Digital EditionQuesto software, prodotto dell’azienda più nota per prodotti come Photoshop o InDesign, è arrivato alla versione 2.0, è sempre multi piattaforma (quindi gira sotto Windows e sotto Mac OSX) ed è stato migliorato dalle prime versioni. Se non vi eravate accorti di questo cambiamento e ancora usate un vecchio ADE (1.7 o 1.8) il consiglio è disinstallare il vecchio prima di procedere con la 2.0, per evitare problemi.
La nuova versione permette una visualizzazione su ben tre pagine, sfruttando finalmente il fatto che i nuovi monitor sono molto più larghi che alti, spostando il cursore sulla parte bassa dello schermo.
Seguendo le tracce di Calibre anche ADE permette di inviare gli eBook a un dispositivo di lettura (l’eBook Reader) e fornisce una lunga lista di eReader supportati (ovviamente non c’è il Kindle).
ADE ha anche il “pregio” di gestire gli eBook dotati di controllo digitale, il famigerato DRM. Bisogna però autorizzare il PC alla lettura prima di poter procedere (una delle varie complicazioni di voler leggere eBook protetti da DRM).

Calibre

ebook leggere calibre
Come lettore di eBook non era il meglio sul “mercato” e ancora ha strada da fare, però è decisamente molto migliorato. Permette una gestione molto più capillare (e per molti non legati in modo maniacale ai dettagli del libro, inutile) dell’eBook, e ha un ottimo motore di ricerca per i testi inseriti. Se questo non bastasse ha l’imbattibile pregio di leggere e gestire tutti i formati, convertendo anche nei più recenti come il KF8 (successore del semplice MobiPocket) e di interfacciarsi sia con lettori di eBook in formato ePub (Kobo,…) che con i lettori del formato Kindle di Amazon. Ad esempio si interfaccia senza problemi con smartphone Android (nel mio caso un Samsung SII) cosa impossibile con ADE.
Con Calibre si possono seguire anche giornali online e i feed RSS pubblicati dai siti che più interessano.
Chi lo gestisce è attentissimo a bug e alle esigenze degli utenti, tanto che Calibre è aggiornato su base quasi quotidiana. Anche Calibre è multi piattaforma, ma a differenza di ADE gira (oltre che sui classici Windows, 32 e 64 bit) e OSX) anche su Linux. È disponibile inoltre in versione portable, per stare con tutti i vostri eBook su una chiavetta USB.

Amazon Kindle Previewer

leggere ebook con kindle previewerPassiamo da software piuttosto complessi “con libreria” a un’applicazione semplice e immediata, nata per visualizzare i file per il Kindle sul proprio PC. KindlePreviewer però si appoggia al software di conversione tra i formati di Amazon (KindleGen) ed è quindi utile per leggere qualsiasi formato (anche gli eBook nel formato ePub che Kindle non visualizza).
La feature più interessante del software è quella di emulare i vari dispositivi di Amazon, per riprodurre l’esperienza di lettura su un Kindle Touch piuttosto che sul Paperwhite, fino al loro tablet (non un vero lettore di eBook, quindi) il Kindle Fire.

Mobipocket ebook Reader

MobipocketReaderIl nome potrebbe suonare ingannevole, questo programma gestisce tutti i formati di testo elettronico e si è notevolmente evoluto negli anni. È dotato di una libreria virtuale della quale condivide le “dotazioni” di feature con il succitato Calibre. Eseguire ricerche, gestire i dettagli del testo (i metadati), leggere feed RSS e giornali online oltre che ovviamente eBook in tutti i formati (compresi testo semplice, html, Microsoft Word).
Mobipocket ebook reader ve lo cito solo per completezza “storica”, il software è fermo però alla versione 6.2 di qualche anno fa e sembra non essere più disponibile.

The Witcher (PC)

Siamo ancora nel weekend precedente, lo ammetto, e ho deciso di programmare la recensione recuperata per domenica 23, in quanto la settimana che viene non mi permetterà di farlo. Capiteranno davvero troppe cose, e so che me ne dimenticherei. Così ho pescato nei ricordi dei miei viaggi sciamanici The Witcher, del quale è recentemente uscito il secondo capitolo.
Vi auguro già ora buon weekend, io sarà via, parecchio lontano dal pc, si spera.

Provare dopo tanto tempo un gioco di ruolo fantasy all’occidentale su PC, dopo aver smesso del tutto o deviato per le oscure strade del JRPG, è come tornare a casa propria dopo una lunga assenza e riscoprire molte cose che avevi dimenticato, gustandole in un modo nuovo ma che ti riporta alla memoria i sapori di un tempo passato. La mia ultima esperienza ruolistica su computer era stata il notevole Vampire The Masquerade: Bloodlines, che tra storia e interfaccia mi aveva completamente affascinato anche se distante come soggetto dal fantasy classico di altri titoli che mi sono rimasti nel cuore (Baldur’s Gateper fare un esempio).

Con The Witcher si viaggia ancora nel fantasy puro, fatto di dame in pericolo e mostri orrendi, maledizioni e lotte all’ultimo sangue immersi nell’odore acre del fumo degli assedi. Ma qualsiasi banalità possiate aver trovato in queste situazioni, dimenticatela. Il prodotto dei CD Project, che porta su PC i romanzi (sconosciuti pubblicati anche in Italia) di Andrzej Sapkowski, è qualcosa di immersivo e complesso, che riesce nel non facile compito di ridare sapore a una pietanza cotta e stracotta.

Chi sono i Witcher?
Il personaggio del Witcher è sospeso tra il bene e il male, una sorta di mercenario al servizio dei “buoni” che caccia i mostri e libera i villaggi, ma sempre per un compenso (si deve pur mangiare no?). Dopo aver compiuto un impresa particolarmente rischiosa Geralt scompare solo per ritrovarsi, anni dopo, senza nessuna memoria di se e degli avvenimenti che l’hanno condotto di nuovo nei boschi, dove verrà scoperto da un gruppo di cacciatori che lo credono uno dei tanti demoni che ora infestano il paese.

Il primo sguardo
Già poco dopo averlo installato Witcher si presenta in tutta la sua bellezza e le prime cose che colpiscono sono, nell’ordine:

il filmato introduttivo (che ho allegato alla fine di questa recensione) di una bellezza straordinaria, tanto per l’eccezionale lavoro grafico quanto per le movenze e la lunghezza del combattimento, che non si risolve in un banale uso della spada ma in un insieme di scelte peculiarli del soggetto (l’uso della pozione che lo fa soffrire, il motivo del quale ci verrà spiegato dopo, l’uso dei pugni quando ha a disposizione una lunga spada) che avvincono e spingono a chiedersi il significato di quell’evento che culmina con la presunta morte di Geralt;

la grafica di gioco, che già nelle fasi iniziali si dimostra se non ai livelli dell’acclamato Oblivion, sicuramente uno dei migliori mai visti nel genere (come dicevano altrove l’acqua non è quella di Crysis, ma poco ci manca). I visi sono dettagliatissimi, le espressioni curate e i paesaggi da screenshot a ripetizione;

la storia, da subito cupa e oscura, senza un apparente nesso con quanto visto nell’introduzione, che porta Geralt a scontrarsi con vari avversari e imparare di nuovo i rudimenti del combattimento, dell’alchimia e della magia, in un semplice, guidato e davvero ben fatto tutorial.

Come si muove un Witcher
Il gioco presenta tre tipi di visuali, due isometriche e una alle spalle del protagonista con un sistema di movimento completamente diverso. Se nelle prime due dovremo usare un click del mouse per dirigere l’eroe nel punto in cui desideriamo , nella terza si userà una combinazione di mouse e tastiera per ogni cosa. Sinceramente, forse venendo da due anni di World of Warcraft, ho di gran lunga preferito la modalità ‘F3’ che le prime due, che invece ho letto sono state definite le migliori da altri giocatori.
La pecca principale del sistema di controllo risiede nella limitata libertà di movimento che, per quanto davvero estesa, porta a bloccarsi in punti irrealistici, come davanti a bassissime alture che non possono essere saltate o davanti a un fiore a stelo che nemmeno si piega al nostro passaggio ma che dobbiamo evitare (e durante le fughe dai mostri questo effetto diventa parecchio antipatico).

Combattere, incantare, bersi una pozza e via
Gli elementi essenziali per la sopravvivenza del Witcher, come si impara durante il tutorial, sono tre: il combattere con le armi, l’uso della magia e la preparazione di potenti pozioni mediante lo studio l’alchimia. Anche qui le scelte fatte dai game designer della CD Projects si rivelano vincenti, e il gioco, che potrebbe sembrare l’ennesimo hach’n’slash, si rivela più complesso, nella trama come nei combattimenti. Questi includono tutta una serie di combo attivabili col clic del mouse al momento giusto e che portano Geralt a compiere mirabili colpi di spada, capriole per giungere alle spalle degli avversari e notevoli “colpi di grazia” che ricordano i più sanguinolenti colpi finali dei picchiaduro alla Tekken. C’è inoltre la possibilità di impostare il combattimento in tre possibili stili diversi: uno veloce, con stoccate e colpi più lievi ma molto rapidi, uno forte, con un minor numero di colpi ma più potenti, e uno per gruppi di avversari, dove molti dei passaggi di spada servono a tener lontani e colpire i nemici che cercano di circondare il protagonista. Scegliere lo stile giusto e saperlo variare a seconda dell’avversario o degli avversari che si fronteggiano si rivela da subito la chiave vincente per ogni scontro.
Il secondo compito che riempie il tempo libero del Witcher provetto è lo studio della magia. Questa si articola in quattro segni (aria, fuoco, acqua e terra) che permettono di ottenere attacchi speciali, immobilizzare gli avversari, gettarli a terra, bruciare e creare uno scudo, ovviamente tutto a discapito della resistenza (il mana, per gli esperti del settore) del protagonista che, una volta consumato, si rigenererà (molto) lentamente.
Ultimo ma fondamentale (soprattutto al secondo o terzo “livello di difficoltà” del gioco, selezionabile all’avvio) è lo studio dell’alchimia. Ogni qual volta ci riposeremo davanti a un bel falò scoppiettante ci sarà data la possibilità di mescolare gli ingredienti che possediamo, per creare un elevato numero di pozioni dagli effetti più diversi, dalla rigenerazione rapida della salute al potenziamento magico, all’infravisione e così via. Ma il lato oscuro di questa pratica (come appunto si è visto all’inizio del trailer di gioco) è che esse intossicano Geralt e una volta superato il livello di guardia ne trarremo più danni che giovamento.
Ecco quindi che le scelte da fare non solo sono molteplici e interessanti (gli stili di combattimento sono davvero da vedere) ma anche pongono quesiti sul quando e come eseguire certe azioni (bere una pozione di troppo può essere fatale) e tengono sempre alta l’attenzione del giocatore.

Talenti di bronzo, d’argento e d’oro
In ogni buon gioco di ruolo uno degli aspetti cruciali è la crescita del personaggio, la sua evoluzione, che viene implementata spesso seguendo canoni standard (alla Dungeons & Dragons per capirci) e altre volte in modi assolutamente inusuali (si vedano a esempio le varianti della saga di Final Fantasy). Geralt ha a sua disposizione una serie di abilità e caratteristiche che verranno sbloccati di volta in volta spendendo i talenti guadagnati (avanzando di livello o tramite opportune pozioni) che si dividono in tre livelli, di bronzo, d’argento e d’oro. Ogni livello di abilità sbloccato permetterà l’accesso a ulteriori e più potenti capacità.

Alcol, sesso e gioco d’azzardo, cosa si può volere di più?
L’altra faccia dei giochi di ruolo è il modo in cui vengono guadagnati i punti esperienza, necessari a passare di livello in livello e come nel più classico di questi videogame ci troviamo a dover uccidere i mostri e completare le missioni assegnateci, le classiche quest. Il fascino in The Witcher risiede nel modo in cui queste s’incastrano e pongono il giocatore davanti a scelte non banali e soprattutto che avranno ripercussioni su vicende ancora lontane nel tempo (di gioco). Avremo spesso la possibilità di decidere se aiutare delle persone in pericolo o lasciarle al loro destino e in alcuni casi questa decisione non sarà così ovvia. Ci troveremo a scoprire un gruppo di elfi (chiamati “non umani” dai cittadini razzisti) che vorrebbero rubare della merce di un nostro cliente, merce che però serve a loro per nutrirsi e difendersi, in quanto, come tutti i non umani di questo mondo, sono perseguitati e uccisi.
Lo stesso Witcher, additato come una mutazione genetica innaturale, dovrà guadagnarsi la fiducia in modi spesso non troppo legali delle persone dalle quali vuole ottenere qualcosa, e nel fare questo entrano in gioco (è il caso di dirlo) alcuni simpatici aspetti del videogame, dei veri e propri mini giochi che sono le partite a dadi (un poker giocato con dadi a 6 facce), le gare di bevute e, ultime ma non meno importanti, le donne!
Nel corso delle sue avventure Geralt avrà la possibilità di guadagnare denaro e portare a termine delle missioni giocando d’azzardo, sfidando altri personaggi a gare di bevute (ma scegliendo la bevanda corretta in quanto il nobil uomo locale mica tracanna birrozze da mezzo) e seducendo abbondanti e generose fanciulle, ognuna delle quali, una volta che ha ceduto le sue grazie al protagonista, farà conquistare una “carta” simile a quelle dei tarocchi.

La giusta tecnica
Cosa ci resta da dire di The Witcher? Potremmo parlare della grafica e del sonoro che sono davvero sopra la media, arrivando a renderizzare paesaggi “da cartolina” in certi momenti del giorno, resi con una versione modificata del motore di Neverwinter Nights che presenta solo alcune pecche (del clipping azzardato, soprattutto nei filmati, alcune animazioni un po’ legnose) e richiede un computer piuttosto potente, almeno per andare a un livello di dettaglio adeguato. Le musiche sono davvero ottime e spesso la combinazione della scena con la colonna sonora trasmette l’impressione di essere davanti a un prodotto cinematografico, anche se, giustamente per il tipo di ambientazione, la colonna sonora è spesso triste e aggiunge un certo tocco di angoscia al tutto.

Conclusione

Una recensione lunga questa, ma tutta meritata, per un gioco di notevole spessore narrativo e ludico, che promette circa 80 ore di divertimento, condito di combattimenti e magie, con un comparto tecnico di tutto rispetto. Una boccata d’aria fresca per ogni giocatore di ruolo che intende trovare atmosfere originali e una storia avvincente e che non ha paura di fare la scelta sbagliata.

Le news

The Witcher non si è fermato alla sua uscita (autunno 2007) ma è stato corretto e modificato da alcune patch di cui l’ultima è attualmente disponibile (la patch 1.3, descritta qui) e permette inoltre l’installazione di contenuti fatti dagli utenti come i vari MOD.

La grammatica della fantasia di Gianni Rodari

la grammatica della fantasia di Gianni RodariÈ di nuovo sabato ed è di nuovo tempo di recuperare dal vecchio blog una recensione. Questa volta ho scelto un “manuale”, o almeno questo era quanto io pensavo fosse quando l’ho acquistato. In realtà, come leggerete, ci ho trovato molto altro e continuo a consigliarlo come lettura, proprio a persone che non scrivono.
Nella ricerca di libri che trattino dello scrivere e del creare storie mi è stato suggerito questo volumetto di Gianni Rodari, che raccoglie i testi degli Incontri con la Fantastica tenuti negli anni ’70 a Reggio Emilia dall’autore.
Continua…

Dragon Age: Redemption – Episodio 1 (e ultimo)

Okay, sapevo di non potermi aspettare un altro Game of Thrones o qualcosa che ci andasse vicino. Però non pensavo di trovarmi a rimpiangere gli effetti speciali di The Gamers e la recitazione dei brutti di Haven .
Poco da fare, dai videogame è stato tratto poco di buono, un paio di film forse e credo nessun libro, anche se non ho mai letto nulla della saga letteraria di Dragon Age.
Possiedo un paio dei volumi ispirati ai giochi della saga xboxiana di Halo, trovati sulle bancarelle e presi per affetto per il Master Chief.
Ne ho iniziato uno, tempo fa, e alla seconda pagina avrei voluto strapparmi gli occhi.

Felicia Day nei panni dell'elfa assassina Tallis

Felicia Day nei panni dell’elfa assassina Tallis

Dragon Age: Redemption è realizzato da Felicia Day, ormai ertasi (si può dire?) a paladina della nerdaggine a 360°. Partita proprio da quel BTVS (eddai che lo sapete, Buffy The Vampire Slayer) dov’era una potenziale cacciatrice nel finale della serie, invece di smettere e trovarsi un lavoro ha continuato a recitare nelle produzioni di Joss Whedon (Dr. Horrible’s Sing-Along Blog, Dollhouse) per poi creare la sua web serie dedicata ai giochi di ruolo online e cavalcare il successo di World of Warcraft, The Guild.
Supervisiona e produce la BioWare (produttrice dei videogiochi che compongono la saga: Dragon Age: Origin, Dragon Age: Origins – Awakening e Dragon Age 2).

In questo pilot (puntata che dovrebbe attirare spettatori e tenerli incollati in modo da garantirsi un certo pubblico), tra mascheroni di cartapesta e costumi che era meglio li comprassero agli stand di Lucca Comics & Games, siamo tornati ai primi episodi di Buffy.
Anzi, manco lì, che certi cattivi di Buffy erano veramente fighi, per un serial.
In DA: Redemption la parte fatta meglio è l’ultima, quella con la grafica del videogioco.

Non sto nemmeno a dire della trama di questo primo episodio di sei, non credo ci sia, io non l’ho notata. La trama. Un’elfa assassina corre per i boschi. Mi pare incontri un tipo in armatura scintillante, quindi uno dei buoni (perché lei è cattiva, tirano gli anti eroi, si sa). Lei lo sgozza.

Per fortuna, come per The Guild, gli episodi sono visibili gratuitamente.
E in ‘sti casi non si può nemmeno dire “eh son ragazzi, l’han fatto con pochi soldi” perché insomma c’è la BioWare che non è proprio una software house nata ieri. E piuttosto che dare al web questi 10 minuti di un’elfa assassina che corre e tenta di fare la dura, avrebbero potuto realizzare qualche episodio tutto in CGI, no? O un altro DLC, piuttosto.

Dragon Age: Redemption non è per chi ha amato il gioco, probabilmente solo per gli estimatori della Felicia, che qui sbaveranno nel vederla con un push up medioevale, che sgozza e corre. Felicia, non il push up.

Cliccate play, se avete coraggio.
Io torno a farmi una partita a DA: Origin, che faccio fare le cose zozze al mio personaggio.

Il regno di Wyrd – Bloodsword #2 di Dave Morris e Oliver Johnson

Recensione ripescata per il weekend. Pensavo in questi giorni di farlo diventare un appuntamento fisso, cosa che puntualmente disattenderò ma almeno inizio con un buon proposito. Ripescare appunto le recensioni dal vecchio blog, film, libri, fumetti, giochi,… a seconda della voglia del momento, vuotando piano piano SJ, magari risistemandole un po’.

Questa volta parliamo di libri game, più precisamente del secondo capitolo della saga di Bloodsword, ultima che abbia mai giocato. Ci ho riprovato, qualche tempo dopo, con Oberon, per altro non proprio facilissimi come librigame, ma non riuscivo a farmi prendere.

Il regno di Wyrd Bloodsword #2 di Dave Morris e Oliver Johnson

Il regno di Wyrd – Bloodsword #2 – Dave Morris e Oliver Johnson

Hai aperto il libro e hai scoperto tuo malgrado che c’è una recensione lunga due pagine. Sai di non avere molto tempo: c’è Facebook che ti chiama, sono i tuoi amici che vogliono sapere quali cinque gusti di gelato preferisci leccare il sabato mattina. Poi hai almeno una decina di diversi blog da andare a leggere e chissà quanti commenti intelligenti spargerai in giro per il web.
Il tempo scorre, la vita è breve e altre cose così.
Ma tu, lettore, tu cosa vuoi fare?

Se ti senti davvero coraggioso, e intendi leggere questa recensione dall’inizio, vai al 12.
Se preferisci saltare l’introduzione che parla delle esperienze passate inutili dell’autore, e andare a leggere del libro in questione, prosegui lesto al 45, prima che l’autore ti scopra.
Se te ne sbatti del regolamento ma vuoi sapere solo la trama e il giudizio, vai al 71.
Se non sai come sei capitato qui e vuoi andare a prendere il sole in spiaggia, chiudi il blog al 666

12

C’era un tempo in cui l’estate si oziava, giorno dopo giorno, per mesi interi. In quel tempo una delle mie letture preferite erano i libri interattivi, pubblicati in Italia dalla triestina Edizioni EL, noti come Libri Game. Me ne stavo sull’asciugamano e a dispetto degli amici che giocavano a palla e lumavano le pupe, da vero nerd, divoravo avventure fantastiche, libri su libri, armato di matita e dado. Ricordo che uscito dall’acqua riprendevo a giocare, spesso gocciolando sulle pagine di questi piccoli tomi, che sembravano fatti di carta assorbente, tant’era la rapidità con cui assorbivano le gocce. Alcuni dei miei libri game sono simili a sandwich di cartone colorato ora, ma proprio per questo sono farciti come nessun altro di ricordi e sensazioni.
La mia serie preferita di allora era Sortilegio, ma non è di quella che parlerò in questo post.

45

Quasi un anno fa, seguendo un contest sul sito di Librogames Land, venni a conoscenza di questa serie di Dave Morris e Oliver Johnson, che ha alcune interessanti peculiarità. La principale, dalla quale derivano le altre, è la possibilità di giocare ognuno dei cinque libri della saga da soli con un personaggio oppure con degli amici, ognuno dei quali ne impersona uno diverso. Ovviamente c’è anche la variante schizofrenica nella quale il giocatore solitario interpreta quattro avventurieri, ma spero sia la più rara.
Per equilibrare i diversi tipi di approccio e rendere equi gli scontri contro uno o più giocatori è stato inserito un sistema di punti esperienza. Utilizzando questo sistema il giocatore singolo avrà a disposizione quattro volte i livelli dei rappresentanti di un gruppo di quattro, e quindi caratteristiche (Energia vitale, Combattività, Energia mentale, Intelligenza, Danno e Protezione) più alte.
I personaggi di Bloodsword sono quattro: il guerriero (il bruto della situazione), lo stregone (una specie di mago), il ladro (che ha caratteristiche di astuzia e sotterfugi vari) e il saggio (una specie di ranger di D&D, con asta, arco e frecce e qualche spell mentale di tipo offensivo/curativo) e alcuni paragrafi del libro sono ad accesso limitato a una sola delle quattro classi, differenziando ulteriormente la gamma di possibili tattiche di gioco.
Ma questo primo passo verso il gioco di ruolo classico non è bastato alla coppia di autori, che ha introdotto, per la gestione degli scontri, tutta una serie di regole, che li rendono molto più complessi della maggior parte dei libri game ma anche molto più interessanti. Ogni combattimento ha la propria mappa quadrettata dell’area, che riporta la posizione iniziale dei protagonisti e degli avversari. A partire da queste ogni personaggio può muoversi, attaccare, difendere e lanciare incantesimi, in una gestione a turni degna del miglior Dungeons & Dragons.
Complicato? Sicuramente. Bloodsword è una serie che non si può affrontare alla leggera e ogni scelta influisce non solo sul libro che si sta leggendo, ma anche sui successivi, con delle concatenazioni legate al possesso di oggetti potenti e utilissimi nei duri scontri che ci aspettano.

E la storia? Eccola…

71

Dopo essere uscito vittorioso dai labirinti di Krarth, una importante missione ti porta verso nord, verso il lontano legno di Wyrd, separato dal resto del continente da un’ampia distesa di mare ghiacciato. Il sovrano di quelle terre inospitali e’un avversario temibile, perche’è in grado di leggere nella mente dei suoi sudditi e di entrare nei loro sogni. Pero’la missione che ti aspetta e’decisiva: devi recuperare l’elsa di Blood Sword, per poter un giorno ricostruire la sacra spada nella sua integrità.

Questo è quanto. Sul lungomare, mentre le onde accarezzano gli scogli e la luce si va facendo più intensa, niente (o quasi niente, a vedere la bionda del lettino accanto, ma è un altro discorso) è meglio di un bel libro d’avventure. E Bloodsword ne regala a piene mani, attraverso una narrazione semplice e spedita (seppur con alcuni refusi dovuti alla traduzione/adattamento che ha compiuto EL), antagonisti solidi estratti dal catalogo fantasy classico ma comunque interessanti e sempre diversi. E sopratutto un armamentario di oggettistica mistica da far invidia a Doc. Strange.

La bionda dorme, il mare sussurra con la sua voce liquida e il profumo di crema abbronzante e alghe in putrefazione si spande dolce. È ora di prendere i pezzi della spada di sangue e continuare l’avventura, calandosi direttamente ne L’artiglio del demone.

Haven

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla serie

Haven

Haven

Ho un debole per i telefilm tranquilli, ultimamente, quelli lontani da ogni fenomeno mediatico, che ti creano aspettative mostruose o fenomeni di addiction irrinunciabili. Dimenticato Lost e il suo finale, arrivato il Terra Nova di Spielberg, ormai stroncato anche dal Corriere dei Piccoli, di serial tv decenti, almeno nel panorama “di genere” non è che ci sia molto di cui gioire (Game of Thrones, per il fantasy, e magari qualche serie sci fi che non digerisco come Doctor Who).
Le season premiere di questo 2011 si stanno dimostrando per la stragrande maggioranza deludenti (quel barlume di misticità in Those kind of things, ritorno sugli schermi di Dexter, mi ha fatto tremare le budella, non parliamo del ritorno di Sheldon & Compagnia di The Big Bang Theory, scadenti copie di se stessi dopo quattro stagioni in lento declino) si salva per ora Fringe, una delle poche serie che ho smesso e ricominciato a vedere (da quella Peter, che riportava sui binari di una continuity sensata la serie, con qualche follia di sceneggiatura come i soul magnets e la puntata in cartoni animati). In comune con Dexter, Fringe ha dalla sua degli attori ottimi (e avere ancora le due Olivia e i due Walter è un bonus) che riescono a tenere su anche quelle puntate dove gli script sono sbilenchi.

Ma torniamo alle serie di cui si parla ancora meno, nel mio caso intendo Eureka e Haven.
Fantascienza la prima e un misto horror-light, fantasy-light per la seconda.
Eureka ha visto recentemente concludere la sua penultima stagione, ne è stata annunciata la cancellazione ma avremo a disposizione ancora una dozzina di episodi per un decente (si spera) finale.
Dovendo scegliere per recitazione e idee sicuramente Eureka la spunterebbe, anche in nerdaggine, dove Haven fallisce miseramente e l’altra schiera varie guest star scelte ad hoc (Felicia “The Guld” Day, Wil “The Next Generation” Wheaton, il crossover con Warehouse 13).
E perché parlare di Haven allora? Be’ intanto perché non ne parla nessuno (e ci sarà un motivo? chiederete voi, probabile) e perché ha avuto una seconda stagione superiore alla prima e non è cosa da poco.

La giovane agente dell’Fbi Audrey Parker (Emily Rose) si trova bloccata nella cittadina di Haven, dove inizierà a indagare sui misteriosi fenomeni che colpiscono la popolazione locale, portatrice di oscure maledizioni. Al centro di tutto, forse, l’assassinio di un uomo conosciuto solo come Colorado Kid.

E fine. Cioè si inizia così e a dirla tutta avevo un altro screen cap da mettere come banner dell’articolo però si vedevano le facce dei tre protagonisti principali ed era veramente troppo anche per me. Perché Haven sicuramente non ha puntato i pochi soldi sul cast. Tra l’inespressivo Nathan (Lucas Bryant), figlio dello sceriffo e incapace di provare qualsiasi sensazione fisica, il ladruncolo Duke (Eric Balfour), perennemente con l’espressione da seduttore (o da miope che non vuol mettersi le lenti, fate voi) e la nostra agente Parker, tanto bionda quanto legnosa su qualsiasi set la mettano, è durissimo scegliere il proprio preferito.
Non viene in aiuto la pochezza degli effetti speciali, dovuta alla summenzionata mancanza di fondi.
Sarà per questo che il telefilm mi è stato simpatico, insomma tre brutti che indagano su gente coi Problemi, cercando di nascondere i fili e quei due blue screen comprati in saldo, meritavano una chance.

E superata quella diffidenza iniziale, la prima serie si è rivelata una sorpresa interessante. Niente di eclatante, come già dicevo, una di quelle serie da accompagnamento, dove i misteri si risolvono facilmente e le ispirazioni letterarie fanno sorridere gli appassionati di Stephen King. Perché, stavo dimenticando, la serie si ispira liberamente a Colorado Kid, romanzo di King del 2005.
Non ho letto il libro (non leggo King dai tempi di Insomnia) e quindi non posso dirvi quanto e in cosa differisce.

La quantità ridotta di episodi (una dozzina a stagione) ha permesso uno sviluppo abbastanza rapido della trama orizzontale, senza sbrodolamenti vari (vedi quello che stava succedendo nella seconda di Fringe), con la solita passione per i cliffhanger finali, rivelatisi in questo caso piuttosto azzeccati.
Se nella prima serie abbiamo assistito all’arrivo della vera (?) Audrey Parker, nella seconda si è fatta una gran rincorsa verso delle puntate rivelatorie che han seminato cadaveri inaspettati per strada (il Reverendo, interpretato dall’ottimo Stephen McHattie, lo davo per certo come big bad della stagione).
Lo status della protagonista, da agente FBI con problemi di memoria a possibile vessel umano (?) di volta in volta vuotato e riempito di una diversa identità, con lo scopo preciso di aiutare i troubleds, è stata una rivelazione magari non del tutto inattesa (la stessa foto con Colorado Kid la ritraeva decenni prima ad Haven) ma di sicuro impatto.

Meno incisive le vicende che riguardano gli altri due del terzetto: da Nathan, che non percepisce sensazioni fisiche ma non coglie di sicuro il poco umorismo presente nella serie, sarcastico o meno, mantenendo una maschera mono espressiva per la gran parte del tempo. Il legame con la nostra agente è evidente da subito e il fatto che per qualche motivo misterioso lui riesca a sentirla acuirà il tutto senza finire troppo facilmente, per fortuna, in una scontatissima love story. Su questo versante si potrebbe versare qualche parola, sottolineando il cliché della situazione creatasi alla fine della seconda serie: innamoramento condiviso, istantanea comparsa di un motivo per cui uno dei due non può stare con l’altro, scomparsa dell’altro (da Buffy a True Blood, per citarne alcune).
Rimane Duke, che riesce a passare da collaboratore a quasi villain, unico dei tre a riuscire nel tentativo di dar forma a una espressione diversa dall’altra, ha dalla sua una serie di segreti di cui è solo parzialmente consapevole, che lo rendono interessante.

Detta così immagino non appare troppo invitante e il fatto che vi ho spoilerato l’impossibile non vi aiuta. Ho già detto che non sono gli attori il punto forte della serie (il Reverendo che era il più carismatico lo hanno ammazzato davvero troppo presto), ma quella trama che si è va costruendo e riesce a essere intrigante pur nei suoi limiti.
Haven è un paesino apparentemente tranquillo e così è il telefilm, un buon passatempo con qualche mistero tutto da risolvere.