I suoni nell’erba

I suoni nell'erba (eBook gratuito)

I suoni nell’erba

Strana idea che mi è venuta, dopo aver sentito il video che vi allego, più sotto. Mi ero perfino dimenticato di questo piccolo racconto scritto abbastanza anni fa. Ispirato da un giro in bici, uno dei soliti giri del sabato mattina, ricordo che a qualcuno piacque, nonostante sia al solito una sequenza di sensazioni piuttosto che una vera storia. Magari un incipit, l’inizio un po’ weird di una vicenda mai narrata. Arrivò ben quarto a una edizione del concorso Nella Tela, del buon vecchio Alessio Valsecchi, ecco ora lo cerco …scrub scrub… eccolo! edizione 2009 quando ancora partecipavo e va beh tra menzioni e quasi podi qualche soddisfazione arrivò.

I suoni nell’erba è nato così, ma riprenderlo mi ha ricordato quanti racconti ho da parte che pochi o nessuno han mai letto. Quanti pubblicati su antologie che han visto stampate poche copie e delle quali non ho mai avuto alcun riscontro. Così ci ho pensato e ho deciso che li pubblicherò in eBook, legandoli tra loro in un qualche modo che sto ancora valutando. E se questo ve lo regalo i prossimi riproverò a metterli in vendita ai soliti miserrimi centesimi di euro. Sto pensando a qualcosa di stagionale, sulle orme del bellissimo Stagioni diverse di zio Steve. Quattro racconti per quattro stagioni, magari una traccia bonus. L’estate ce l’avete “tra le mani” (o nel Kindle),  l’inverno con il suo vento gelido lo avete sfogliato virtualmente qualche mese fa. Rimangono primavera e autunno, e so di avere già le storie adatte.
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Prometheus (2012)

Prometej, la locandina come l'ho vista io

Prometej, la locandina come l’ho vista io

Ed eccoci con un bel vantaggio sugli italiani tutti alla recensione del film Prometheus, già già, quello che in Italia esce tra mesi. Quello che segue è un insieme di opinioni di qualcuno che ha visto un film, ha assistito uno spettacolo, e intende condividere i suoi pensieri e i suoi dubbi. Non c’è niente del mestiere di critico cinematografico. Non ci ho messo neppure recensione, così non vi vengono i dubbi. Ma non c’è neanche, nonostante qualcuno mi abbia fatto osservare il contrario, un accanimento personale verso i film, visto che, da un po’, difficilmente trovo qualcosa che mi soddisfi.

Intendiamoci, a me piace il cinema, è sempre piaciuto. E proprio per questo motivo spendere sempre più soldi per vedere film realizzati male (spesso dalla parte della sceneggiatura) lo trovo piuttosto fastidioso.

Eppure non credo che esigere coerenza e rispetto in uno spettacolo sia troppo. Perché tanto – ma lo sappiamo vero? – è fantasy, è fantascienza, sono supereroi, è solo intrattenimento e via dicendo. Ha ragione chi dice che così rischio di rovinarmi la serata. A essere troppo pigneinculo (termine rubato all’amico gelostellato) rischi in lettura, cinema e immagino (non essendo un usufruttore di questi media) teatro, musica, pittura e avanti così. Meglio quindi non accorgersi, non chiedersi nulla? Non dico proprio staccare il cervello e divertirsi (a meno che non si tratti di Bitch Slap o Mega Shark vs Crocosaurus, ma almeno lasciarlo riposare un po’? Non ci riesco.
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Ivan Manzella e gli alieni di Prometheus

VISUAL SPOILER ALERT! Trattasi di uno di quei post che fareste meglio a non leggere. A meno che non abbiate in qualche modo già visto il film. O siate immuni dagli spoiler. O abbiate già visto questi lavori sui numerosi siti stranieri che li hanno pubblicati. O ve ne fregate e volete vedere Le Creature. Che mica vi racconto cosa sono eh, o se sono davvero state realizzate così, nella pellicola.

Però poco da fare, ci sono i mostri di Prometheus, nella loro lovecraftiana e terribile bellezza, direttamente dalle mani del character designer Ivan Manzella. L’artista ha lavorato in moltissime pellicole di successo, prima di entrare a far parte del team creativo del film di Ridley Scott, oltre a essere co-regista del video Attack of the mutant space monkey .

Nel portfolio di Ivan Manzella trovate le affascinanti sculture tratte da Clash of Titans e Wrath of Titans, i bozzetti per i draghi di Game of Thrones (e di un White Walker) e un bel po’ di materiale dedicato a Prometheus  per il quale ha lavorato con la Neal Scanlan Studios.

Sto pensando di dedicare altri post a making of come questi, dedicati ad altri artisti che lavorano nel campo del cinema ma anche dei giochi.
Che ne dite? (sì okay so che non risponderà nessuno perché il film non lo avete visto e chi mai avrà cliccato su “read more” per poter commentare?)

Intanto vi lascio allo speciale sugli alieni di Prometheus, buona visione!

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Morte di un signore oscuro di Laurell K.Hamilton

Un altro recupero dalle recensioni fatte per la vecchia KAOS Online, della quale vi ho parlato nell’articolo precedente, la recensione de La spirale temporale.

Morte di un signore oscuro di Laurell K. Hamilton

Morte di un signore oscuro di Laurell K. Hamilton

Prima di intraprendere la lettura di questo volume non avevo minimamente idea di chi fosse Laurell K.Hamilton quindi per affrontare la scrittura della recensione mi sono documentato, scoprendola molto più famosa di quanto mi aspettassi, madre di interi cicli di cui il più famoso è dedicato ad Anita Blake, una cacciatrice di vampiri. In questo romanzo però la Hamilton abbandona le sue eroine più famose per dedicarsi a uno dei semipiani del gioco di ruolo Advanced Dungeons & Dragons, il goticheggiante Ravenloft.

RAVENLOFT
Creato dapprima come semplice avventura e divenuto nel 1990 un’intera campagna, Ravenloft è stato descritto in numerosi moduli ideati dalla TSR che gli dedicò anche diversi romanzi, tra i quali quello della Hamilton. Per comprendere meglio anche la storia narrata nel romanzo bisogna sapere qualcosa del luogo in cui la storia si ambienta. Questo “semipiano” dell’universo del GdR fantasy AD&D è diviso in zone chiamate Domini, ognuno dei quali è sotto il controllo diretto di un Signore Oscuro che ha poteri smisurati sul proprio territorio, compreso quello di poter impedire a chiunque di abbandonarlo, con la sola forza del pensiero. Ma il Signore è vincolato ad esso e non può abbandonarlo, legato per l’eternità a quella porzione del semipiano dalle forze note come Poteri Oscuri.
L’ambientazione horror gotica di Ravenloft è stata usata più volte come sfondo di storie direttamente ispirate alle gesta di più celebri personaggi della finzione letteraria, come il conte Strahd von Zarovich ispirato al Dracula di Stoker, Vlad Drakov, tratto dalla figura storica cui si ispirò lo stesso Stoker, l’impalatore Vlad Tepes, il dottor Victor Mordenheim ispirato al Frankenstein di Shelley e così via. Inoltre questo semipiano è dimora di uno dei villains non morti della saga di Dragonlance, quel Lord Soth, cavaliere di Solamnia decaduto e condannato ad una maledetta vita eterna.

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La spirale temporale di Scott McGough

La spirale temporale

Questa recensione risale addirittura al 2008, quando tante cose erano diverse ed esisteva ancora KAOS Online, tentativo di mantenere una versione digitale dell’omonima rivista da edicola. Pubblicato inizialmente (1991) dalla Granata Press per poi (1993) passare sotto il marchio Edizioni Nexus è sbarcata sul web nel 2002. Tra le sue pagine si sono alternati nomi ancora conosciuti nell’ambiente ludico e letterario come Paolo Agaraff, Paolo Parente, Roberto di Meglio, Luca Oleastri.
Purtroppo anche la versione digitale ha visto calare l’interesse dei lettori, ed è sparita completamente dopo che la Nexus aveva lasciato il controllo di KAOS al direttivo de Il Quinto Clone nel 2010.
Nel 2008 invece la Nexus spediva ancora libri (e moduli di gioco) agli interessati per vederli recensiti. A me toccarono due testi, che riporto dall’oblio dove erano finiti con la chiusura del sito.

Magic The GatheringIl viandante dimensionale Teferi, tornato sul suo piano di esistenza natio, scopre che è stato distrutto e devastato da forze sconosciute. Non solo: il Tempo ha subito un’immensa frattura. La sola speranza è che Teferi e i suoi compagni scoprano il modo di porre fine alla distruzione del Tempo stesso. Impresa ardua nel momento in cui i suoi alleati sono pronti a rivoltarsi contro di lui.

Il libro di McGough porta con se una tara non indifferente, la provenienza dal mondo del gioco di carte Magic The Gathering, che ha spopolato alla sua uscita nella prima metà degli anni 90 e tutt’ora vanta un pubblico vastissimo. L’autore non ritiene quindi doveroso introdurre il mondo in cui la vicenda si ambienta né le varie componenti magiche che lo dominano, prime tra tutte la dipendenza da un misterioso mana, di cui non viene accennata nessuna origine, provenienza o descrizione. Per chi gioca a questo punto un esclamazione stupefatta è d’obbligo “ma come, esiste chi non sa cos’è il mana?” e sinceramente io credo che si, esista chi non sa cos’è e non disdegnerebbe che un’intera vicenda “mana based” sia introdotta da due righe su questo concetto.

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Dr. Horrible’s Sing-Along Blog

Il tragicomico musical di Joss Whedon, risalente al 2008, è ormai disponibile su youtube (sub ita) in cinque spezzoni. Per chi non conoscesse la storia della produzione di questo mediometraggio (42′ in tre atti), realizzato durante lo sciopero della Writers Guild of America, la riassumo rapidamente. Gli sceneggiatori statunitensi incrociarono le braccia, creando un vuoto nelle produzioni televisive e cinematografiche. Whedon si mise al lavoro in quel periodo, coinvolgendo i fratelli Zack e Jed, rispettivamente sceneggiatore e compositore (con dei nomi da avventura grafica Lucasarts!). Tra gli attori reclutò alcune sue conoscenze: Felicia Day (Buffy, Dollhouse) e Nathan Fillion (il capitano Malcolm Reynolds in Firefly e Serenity) mentre per la parte del super villain Dr. Horrible venne scelto Neil Patrick Harris (Starship Troopers, How I met your mother).

Dr. Horrible Sing Along Blog

Dr. Horrible Sing Along Blog

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Dead Set

Dead Set TV Logo

Dead Set

Ispirato da una recensione del Sommobuta, dedicata a Black Mirror, ne ripesco una mia su un’altra delle fatiche di Charlie Brooker, ideatore d’entrambe le miniserie inglesi.

Dead Set, storia in 5 parti che ebbi modo di vedere nella piccola sala del cineforum cittadino. Spettacolo decisamente horror, che descrive cinque giorni dell’invasione degli zombie. Il tutto inizia durante una delle serate di “eliminazione” di un concorrente dalla Casa del Grande Fratello, col pubblico che attende la nomina assiepato davanti a un palco, all’esterno della Casa.

Su quel palco la presentatrice Davina McCall (nella parte di sé stessa) intrattiene i fan, parla con i concorrenti all’interno della Casa e, dopo lo spoglio delle votazioni, accoglie l’isterica Pippa (nome sfigatissimo). In quel momento giunge un auto con degli infetti e (com’è consuetudine in questi casi) the infection spreads! Non ci sono spiegazioni, non ci sono rimedi.

Dead Set è un bel pugno nello stomaco, di quelli che non ricevevo da tempo. Non c’è spazio per i dubbi sulla qualità del serial, che somma la buona tradizione zombesca alle migliori uscite degli ultimi anni (28 giorni dopo per dirne una).

Alla fine della prima puntata di Dead Set il senso di opprimente predestinazione è palpabile. Non c’è via di fuga, non c’è speranza. Anche perché se quella (la gente assiepata fuori dal palco del GF, i telespettatori, i protagonisti) è l’umanità  che dovrebbe venir salvata, allora è meglio stare dalla parte dei goffi antropofagi mugugnanti.

Gore a livelli che in Italia non vedremo mai. Vivi e morti dilaniati da non morti, in una visione piacevole, se paragonata ai cadaveri ridotti a pezzi dal regista del GF, esca nel folle tentativo di fuga. Lui macella i corpi di alcuni concorrenti, morti, risorti e ri-morti. Estrae interiora, affetta, senza mai smettere di insultare i sopravvissuti, che lui disprezza e considera, al pari di quelli che ha tra le mani, solo carne utile a raggiungere un risultato.

Inutile credo citare i sottotesti, evidenziati nel parallelo tra l’occhio dello zombie e il simbolo del GF e nel doppio assedio che apre e chiude la mini serie. I fan accorsi a vedere i loro (dementi) idoli. I non morti affamati che assaltano la sede del Grande Fratello per mangiarsi quelli stessi umani che idolatravano.

Comparsate note agli inglesi: la già  citata conduttrice del GF nella parte di sé stessa ed ex concorrenti della trasmissione nei panni degli zombie. Una recitazione che si mantiene a ottimi livelli e nessun momento di vera speranza.

Teso e sanguinante, Dead Set lascia senza fiato durante la visione e senza parole, una volta concluso.

Sine Requie: i non morti italiani diventano un videogioco

A quanto pare non accenna a fermarsi la recente zombie apocalypse, che ha visto moltissimi americani preoccupati per qualche singolo caso di cannibalismo. Tra i sintomi di questa paura il rinnovato balzare nella top ten delle chiavi di ricerca parole come zombie, appunto, ma soprattutto (gente previdente eh!) manuale per sopravvivere agli zombie e per chi già sa quale è il miglior testo di riferimento manuale zombie brooks.

D’altro lato oltre a sopravvivere c’è chi invece vuole reagire, imparando a sterminare l’orda famelica prima che questa possa infestare ogni angolo delle nostre città. Ecco allora che si nota un aumento di ricerche sul gioco di ruolo zombesco (eh lo so che Teo & Leo odiano ‘sto termine, ma ci stava) per eccellenza, il Sine Requie.

Del Sine così come di Matteo Cortini e Leonardo Moretti ho già parlato, tra il vecchio sito e questo. Se non avete proprio idea di cosa sto parlando potete leggervi la recensione dell’ambientazione IV° Reich, oppure Il Soviet o immergervi nelle loro atmosfere col mio racconto brevissimo Visioni di morte (o sfogliando il primo e unico mitico numero de La gazzetta delle terre Perdute, col quale omaggiavano i fan nell’ormai lontano 2009).

L’annuncio della versione videoludica del gioco di ruolo è stato dato da Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli, della software house Dreampainters. La notizia trapelata è in puro stile dei due folli e simpaticissimi autori toscani:

“Supernews!!! Non vi bastava l’annuncio del film di Sine Requie? No? Ecco un nuovo traguardo per il piccolo e nero Sine! I sempre più rintronati autori (Curte e Leo… sempre loro) hanno firmato un contratto di cessione dei diritti di Sine Requie per la realizzazione di un VIDEOGIOCO! Ecco una foto che ritrae i due prodi autori insieme Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli della casa videoludica Dreampainters. (la foto di cui sopra) Leo e Curte supervisioneranno ogni fase del progetto. Il videogioco sarà esclusivamente sviluppato per PC e sarà un rpg (ma dai!) in prima persona. Gaudio und gioia! Olè olè”

Il team per lo sviluppo del videogame di Sine Requie: Matteo Cortini e Leonardo Moretti, ai lati, Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli al centro

Il team per lo sviluppo del videogame di Sine Requie: Matteo Cortini e Leonardo Moretti, ai lati, Simone Tagliaferri e Alessandro Monopoli al centro

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Un Dungeon in una pagina

Nuovo articolo per la categoria “non li legge nessuno” e nuova infrazione al codice del blogger “tieniti su pochi argomenti per fidelizzare i lettori”, nuovo post di tipo giocoso e dungeonandragonesco. Dopo la recensione del libro di Charlie Chan, picco di letture del sito e commenti numerosi (ben 3), rispetto l’argomento che ritenevo sconosciuto ai più (ma forse dimenticavo l’età media dei miei lettori, che fa una certa differenza), rieccoci a parlare di sotterranei e mostri. Lo avevamo già fatto ai tempi del simpatico How to host a dungeon, con relativo post meta-ludico sull’era dei demoni, così come con l’incontro tra dungeon, sette nani e un computer nel perennemente in sviluppo Dwarf Fortress (al quale recentemente hanno aggiunto le miniere con tanto di rotaie e binari per far trasportare ai nani il materiale estratto).

One Page Dungeon Contest - 2012

One Page Dungeon Contest – 2012

Dopo aver disseminato di retro-link l’intro dell’articolo, contro qualsiasi buona norma di scrittura, eccoci a questa segnalazione. One Page Dungeon Contest, il concorso annuale sui sotterranei (ma detto così fa pena, dungeon è molto più evocativo) evolutosi dalla prima versione del 2009 e chiuso nell’ultima edizione giusto agli inizi di giugno.
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Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers

C‘era un tempo lontano, durante il quale al pomeriggio per televisione si potevano vedere film di ogni genere. E chi può dirlo se una certa passione per il fantastico non sia nata anche in quelle ore, quando invece di far compiti guardavo King Kong. L’uomo lupo (sì, quello con Lon Chaney del quale ricordo solo la scena con la zingara che gli legge la mano e ci vede il pentacolo). La jena. Sì, giorno pieno e film con ladri di cadaveri (e mica gente qualsiasi, parliamo di Boris Karloff e Bela Lugosi). E non so se la guardate mai la tv oggi, a quelle ore. Magari quando avete la febbre e dal divano vi dite “eh vabbé dai, faccio zapping”. Qualcosa è cambiato.

A quei tempi trasmettevano anche con una certa frequenza (oltre all’immarcescibile Don Camillo), il ciclo di pellicole su un investigatore cinese, Charlie Chan. Credo di averli visti tutti, questi film. O quasi, dai, che ce ne sono (secondo wikipedia) quasi una cinquantina, tratti in parte dai soli sei romanzi scritti da Earl Derr Biggers, morto all’età di 49 anni.

Uno dei film con Charlie Chan

Uno dei film con Charlie Chan

Anni, ma anni anni, dopo tutto questo, trovo su una bancarella Charlie Chan e il pappagallo cinese. E diventa subito mio, per i pochi euri che costa, portando con sé un libro di S.S. Van Dine (L’enigma dell’alfiere) e uno di Conan Doyle (qualcosa su Holmes del quale non ricordo il titolo).

L’enigma dell’alfiere non mi prende, il super investigatore (che scopro poi sempre grazie a wikipedia derivante da certe passioni per il superuomo di nicciana memoria) mi dà sui nervi, niente da fare. Lascio tutto lì.

Passano alcuni anni e recentemente, esaurita quasi del tutto la passione per la narrativa horror, con sempre più difficoltà a trovare qualcosa di interessante, mi ritrovo tra le mani Chan. E un pappagallo cinese.

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