The Making Of “2MM capitolo 20”

Il Grande Thoth

Quella dei making of, come sapete, è una passione da queste parti. Insomma chi più chi meno, tra artigiani (che dire artisti suona pomposo e ingombrante) e scienziati, quello che si cerca è il come, il meccanismo che regge la scenografia, l’affascinante groviglio di pulegge e tiranti capaci di costruire qualcosa che prima non c’era.

Quindi due parole, giuro non di più, sul mio piacevole ritorno alla tastiera, per il quale ringrazierò ancora il buon Alessandro Girola, il burattinaio che ha preparato la scena di Due minuti a mezzanotte, una round robin di stampo super eroistico che sta avendo un ottimo seguito di appassionati e autori.

La mia puntata sono sicuro che l’avete già letta ma nel caso incredibile vi sia sfuggita, basta cliccare su capitolo ventesimo.

Fatto? Benissimo…

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Due minuti a mezzanotte (ebook) – capitolo 20 di Matteo Poropat

Che ci posso fare, sto ancora ridendo perché insomma, me lo scrivo, me lo impagino, mi scrivo il post. Un uomo tutto fare, non concordate? Ma – al solito – divago. Siamo al 20° capitolo, poco più di una decina alla conclusione, ed è toccato al sottoscritto prendere quanto rimane di Admiral City e dei Super dopo l’assalto di Mezzanotte e i suoi sgherri. Ci sono state rivelazioni non da poco negli ultimi capitoli, e arrivato io ho deciso di… lo scoprirete leggendo, non vi anticipo nulla.
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Gaelle Boissonard

Gaelle BoissonardNuova puntata della rubrica dedicata all’arte che piace a me e ancora qualcosa che ho scoperto nel pellegrinaggio a Les Deux Alpes (dopo i lavori di Camilla d’Errico dei quali abbiamo parlato qualche giorno fa).

Di Gaëlle Boissonnard so meno cose, per colpa delle biografie trovate in giro. Lo so, non conosco il francese ed è colpa mia, rimedierò. Nel frattempo vi dico che è nata nel 1969, è francese, è pittrice e scultrice ed espone ormai da vent’anni, alternando bianchi e neri ad acquerelli dai colori intensi, che molto spesso hanno come soggetto delle donne quasi filiformi. Questa volta quindi nessuna suggestione simil steampunk, nessun connubio tra donna e macchina, ma tanto colore e leggerezza, per soggetti danzanti e leggiadri, che si muovono su superfici monocromatiche.

Al primo sguardo mi hanno comunicato, nella loro dettagliata semplicità, qualcosa di vivo e positivo, un movimento d’energie e colori che non poteva non tornare a casa con me. Così tra alcuni dei suoi lavori, riportati qua sotto, c’è anche quella venuta fino a Trieste.
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I dodici inverni di Tullio Avoledo

Col tempo i ricordi di quella lunga estate si sarebbero spezzettati, confusi. Sarebbero diventati come i frammenti di uno specchio infranto. Alcuni aguzzi, taglienti, capaci di far male. Altri smussati dalla pioggia dei giorni fino a diventare simili a gioielli opachi, a lacrime di vetro.

L'anno dei dodici inverni di Tullio Avoledo

Postazione estiva, sedia IKEA sistemata in veranda, netbook carico e libro alla mano, oggi con Lucifero alle porte e bollini neri ovunque non è giornata da spostarsi. Vediamo quindi di ripassare quanto fatto ieri, secondo episodio di lettura immersiva. Altre ore al mare, questa volta senza danni permanenti all’epidermide, con un vento meno teso e meno fresco ma sempre ottimo compagno di letture. Una nuova avventura nell’immergersi totalmente in un romanzo e completarlo in un unico giorno, un esperimento che sto pensando di far diventare rilassante e buona abitudine. Un giorno al mese magari, un sabato o una domenica, telefono lontano, via da casa che il piccì è sempre una tentazione, un libro e vivande sufficienti al sostentamento. E si viaggia lontano, così.

Intanto tra un bagno e l’altro è stato il turno de L’anno dei dodici inverni, di Tullio Avoledo, gentilmente regalato dal buon Alex. Il suo titolo più conosciuto, L’elenco telefonico di Atlantide, era in lista da tempo, ma Alessandro ha visto giusto con questo romanzo che per certi versi riecheggia il lavoro di Audrey Niffenegger, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo.

Lontano dalle tinte melodrammatiche di quel successo editoriale (trasformato in un soporifero film con Eric “Hulk” Bana) Tullio Avoledo regala una storia complessa, stratificata e capace di far ingoiare chucchiaiate di sana fantascienza anche a chi questo genere lo evita (associandolo erroneamente a tutta una serie di cliché che soprattutto nel nostro paese sono sinonimo di “bassa letteratura”, come non si potesse parlare di robot o viaggi nel tempo senza dover scendere in un underground per pochi eletti).
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Camilla d’Errico

The Heart by Camilla d'Errico

The Heart by Camilla d’Errico

Cammino per la via principale (oserei dire l’unica) de Les Deux Alpes, durante una vacanza della quale prima o poi piacerebbe parlarvi soprattutto per gli amanti dei monti come Gianluca. Insomma in un negozietto di souvenir tra tante cose sportivo montagnose, vedo Lei. Che poi non è proprio quella sopra, quella ci stava accanto, prima ho visto diciamo sua sorella, con i tentacoli in testa. Non so bene come si definisca il genere, a me è venuto in mente prima steampunk poi quel certo hydropunk di cui si parla da un po’. Ovviamente ne ho acquistate un paio e, tornato a casa, ho scoperto che sul retro, in piccolino, c’era il nome dell’autrice.
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Fragile Things di Neil Gaiman

Fa un caldo notevole, avete notato? Strano, per essere estate… Come dite? Siete tutti via ché è ferragosto? Ecco cosa mi era sfuggito! E meno male che avevo deciso di riciclare una vecchia recensione che mi tornerà utile, domani al vostro rientro, per un altro articolo della serie The Art Of, dedicato a una pittrice canadese.

Fragile Things è la seconda raccolta di racconti di Neil Gaiman in lingua originale che leggo ed è la seconda volta che rimango estremamente soddisfatto della scelta. I racconti presentati in questa antologia sono tutti comparsi altrove e la versione dell’Harper Collins che ho preso alla Feltrinelli è quella inglese, che rispetto all’americana ha alcuni racconti in più, già apparsi in Smoke and Mirrors.

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Joel Chang e la sua versione di Biancaneve

Il film Biancaneve e il cacciatore, pellicola con Charlize Theron, Kristen Stewart e Chris “Thor” Hemsworth, seconda variazione annuale della favola classica, ammetto di non averlo ancora visto. Ci sono diverse recensioni positive in giro, che riescono a parlare abbastanza bene un po’ di tutto, soprattutto dell’aspetto estetico della favola, impreziosita a quanto si dice dall’interpretazione di una grande (e sempre la più bella del reame) Charlize. Andrò a vederlo durante le vacanze, ma intanto ecco qualche tavola dedicata ai concept del film, realizzati dal grande designer Joel Chang.

Chang ci ha regalato numerose ambientazioni con creature organiche e cibernetiche in questi anni, lavorando a pellicole quali Wrath of the Titans, Transformers 3 e Sucker Punch. Scorrendo le sue opere, orientate principalmente al design ambientale, è difficile decidere in quale pellicola abbia dato il meglio. In alcuni casi le sue tele sono di gran lunga superiori al valore della pellicola finale (Sucker Punch su tutte).

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