Elder Sign: Omens, il boardgame digitale targato Fantasy Flight Games

La Fantasy Flight Games è diventata da qualche anno uno dei punti di riferimento per l’intrattenimento ludico “lovecraftiano”. Nella sua produzione, davvero sconfinata, i giochi di Cthulhu si sono conquistati una bella fetta, con titoli ormai già ripubblicati come il boardgame Arkham Horror e il flusso inarrestabile di nuovi deck per il live card game (gioco di carte non collezionabili) di Call of Cthulhu.
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Arkham Horror, una foto dal passato

Una foto dall’edizione anni ’80 (Chaosium) di un celebre gioco di Cthulhu, il boardgame Arkham Horror, del quale la Fantasy Flight Games ha prodotto un remake (e tante espansioni) nel 2005.

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Delle meccaniche iniziali è rimasto ben poco, almeno a guardare la plancia di gioco. C’era già la terrorbar, il cui incremento modifica alcune caratteristiche della partita (i cittadini scappano, i negozi chiudono,…) e molte delle locazioni rese famose dai racconti di Lovecraft. La grafica, pur nel suo essere meno orrorifica e dettagliata, ha un certo non so che di disturbante, così colorata eppure capace di nascondere orrori cosmici a ogni angolo.

Una chicca per intenditori: sul lato inferiore del tabellone c’è il tendone della fiera di mister Dark, tratto dal romanzo Il popolo dell’autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962) di Ray Bradbury, elemento assente nella nuova edizione.

Elder Sign: il segno degli antichi

A breve arriverà una guida/recensione di un gioco firmato Fantasy Flight Games, Elder Sign: Omens, la versione elettronica del boardgame Elder Sign. Ispirato da ciò ecco il primo articolo di un angolo della Encyclopedia Cthulhiana.

Il segno degli Antichi, l’Elder Sign appunto, è un simbolo di grande potere capace di ostacolare le creature del pantheon lovecraftiano, gli orribili servi dei Grandi Antichi (Great Old Ones). Conosciuto anche come il Sigillo di Sarnath, il Segno di Kish e la Pietra Stellare di Mnar, la sorgente di queste capacità è sconosciuta, e per alcuni autori deriverebbe dal rapporto tra gli Elder Gods e i Great Old Ones.

Attraverso questo simbolo, inciso sulla mostruosa porta del suo sepolcro, il grande Cthulhu è imprigionato in R’lyeh, e migliaia di questi amuleti cospargono la città di G’harne trattenendo Shudde-M’ell e il suo popolo di ctoniani.

Ecco le forme più note del segno degli Antichi:

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– la prima è quella disegnata da Lovecraft, in una lettera del 1930 a Clark Ashton Smith (in Selected Letters III, p. 216). Lo stesso Lovecraft lo descrive un’unica volta, ne La maschera di Innsmouth (Shadow over Innsmouth, 1936) per bocca del vecchio Zadok Allen: “In certi posti Obed e i suoi avevano trovato piccole pietre sparse, simili ad amuleti, con sopra quelle che oggi chiamiamo svastiche. Forse erano i segni dei Antichi.” Nella stessa storia il segno viene usato contro gli abitatori del profondo (Deep Ones) che non possono nulla contro gli uomini che lo portano con sé.

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– la seconda versione è quella di August Derleth, autore amico di Lovecraft che però non vide mai la sua versione, e con una certa passione per la divisione manicheistica anche all’interno dei Miti lovecraftiani. Nelle storie di Derleth appartenenti a questi miti si ritrovano molti riferimenti a un segno inciso sulla pietra come una stella a cinque punte, con un occhio al centro e un cilindro fiammeggiante al posto della pupilla. La versione venne inoltre ripresa dal modulo Deities and Demigods per il famoso gioco di ruolo Dungeons & Dragons (modulo che dovette essere ristampato proprio senza la parte lovecraftiana per un problema di copyright).

Bibliografia
– The Lurker at the Threshold, August Derleth e H.P. Lovecraft
– Spawn of the Maelstrom, August Derleth e Schorer
– The Descendant, H.P. Lovecraft
– The Dream-Quest of Unknown Kadath, H.P. Lovecraft
– The Burrowers Beneath, Brian Lumley

Cthulhu MUD

Questo lungo articolo è stato scritto alcuni anni fa, ai tempi del primo numero della fanzine Memorie dal buio. Lo ripropongo perché propone uno dei giochi di Cthulhu più longevi, almeno per quanto riguarda un videogame, e sarebbe un peccato dimenticarlo, così come la passione per questi fantastici giochi testuali. Qualcuno avrà già sentito parlare dei MUD. Un fenomeno nato ormai molti anni fa, che permette in pratica di giocare un gioco di ruolo con altre persone connesse ad internet. I MUD, Multi User Dungeon (o Multi User Dimension) si differenziano tra loro sostanzialmente per due caratteristiche: il motore informatico, che permette lo svolgersi dell’azione, detto codebase (SMAUG, Merc, Diku,…) e l’ambientazione, che va dal definire quali sono le classi di personaggi che è possibile interpretare (dalle classiche, come nani, elfi, fino ad alieni, robot, e così via) al tipo di mondo in cui si muoveranno i giocatori.

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