Le ragioni dell’inverno di Elena Vesnaver

A pochi giorni dalla fine dell’inverno, recupero una recensione che ne parla, attraverso l’analisi di uno dei pochi gialli che io abbia mai letto. Scritta in uno dei periodi di scarsissima lettura mi è sembrata adatta per questa fine inverno, dove tra lavoro, studio, secondo lavoro,… leggo ancora ma meno di quanto vorrei.
Ma quello era novembre, il novembre del 2009 (quando Hell era il primo commentatore del blog).

Le ragioni dell'inverno di Elena Vesnaver
Le ragioni dell’inverno di Elena Vesnaver

Era tanto che non parlavo di un libro. Probabilmente perché è tanto che non ne finivo uno. Da un po’ soffro di attacchi di ‘attrito narrativo’: le parole delle storie grattano scorrendo nella testa, faccio fatica a farle arrivare, come se spingessi vecchie lavatrici rugginose lungo interminabili pavimenti in parquet sconnesso. Mi devo impegnare anche per finire le istruzioni sul retro dei detersivi.
Di conseguenza sono passate settimane dall’ultima delle mie ‘recensioni’. In questa, per cambiare, via le fastidiose virgolette doppie (“) e diamoci sotto di virgoletta singola (‘), che alleggerisce e fa svolazzare rapido sto lenzuolo interminabile (lo ammetto, sto aggiungendo questa riga dopo aver finito di scrivere tutto il resto ahah).

Dicevo, l’attrito.
Non è stato d’aiuto aver tentato di finire a tutti i costi un libbbrone (di quelli a 200 pagine per ogni ‘b’) di un noto autore italiano (del quale non parlerò), idolatrato dagli amanti di genere (di un genere che non immaginerete) e aver arrancato parola dopo parola, aggettivo dopo aggettivo, arma dopo arma, con ostinazione e feroce determinazione, pur di sapere come caspita finiva, fino a farmi sanguinare gli occhi.

In genere quando la scritta ’11 minuti’ sugli spaghetti inizia a sembrarmi un testo dotato di una certa struttura e di uno stile niente male capisco che è ora di rilassarmi e cambiare direzione, di darmi una bella rinfrescata.
Per questo ho giocato la carta ‘autore del giro che ora frequento e che parla pure di zone che conosco in un libretto di meno di duecento pagine e bianco bianco come le pareti delle stanze dell’ex OPP’ (carta dal titolo lunghissimo ma sempre efficace).

Ciò significa che ho estratto dal mucchio dei libri in attesa Le ragioni dell’inverno di Elena Vesnaver (che ho ‘conosciuto’ sui forum di scrittori e per qualche decina di secondi al Grado Giallo di quest’anno).

Un giallo.
Non conosco bene le definizioni dei vari generi. Noir, gialli, post-noir, hard-boiled, polizieschi e via andando si confondono più di quanto non facciano fantasy, high-fantasy, med-fantasy, steam-fantasy, e via fantasticando.
E come tempo fa qualcuno disse per i fantasy, io credo che anche scrivere un giallo in poche pagine sia difficilissimo se non impossibile.
Ma appunto non sono esperto e magari ora salterà fuori il solito lettore acculturato del mio blog (so che ce ne sono, ne ho le prove!) e mi dirà che esiste questo autore famosissimo che scriveva gialli di 900 parole. Ben, avrò imparato qualcosa.
Per ora però mi tengo la convinzione di prima, così come mi tengo la convinzione che questo non sia, come leggevo in giro, un libro giallo.
Magari voi lo sapevate già.

E sapete anche che Le ragioni dell’inverno non parla solo di inverno?
Ci sono anche altre stagioni di mezzo, almeno per quanto riguarda la rotazione terrestre. Se invece andiamo sul metaforico, allora sì, c’è quella stagione a dominare le tre storie che sono una, le tre tappe nella vita dell’infreddolita protagonista. Sonia Leibowitz, giallista, perennemente alle prese con un rapporto di amore-odio per le persone e i luoghi che la circondano, irrequieta e per quanto poco la conosca decisamente somigliante all’autrice di questo libro, Elena Vesnaver, che di tale somiglianza non fa mai mistero, anzi, basta la seconda di copertina per questo. E l’inverno s’insinua e permane anche d’agosto, nei rapporti che s’incrinano, negli odi che si nutrono del tempo passato, nella solitudine in attesa che un certo amore ritorni.

Abbiamo allora un’investigatrice scrittrice, un commissario di polizia e almeno tre casi di gente morta ammazzata; un noir, direi, e tre storie che sono una, nelle quali Sonia si muove decisamente a suo agio, tra i suddetti morti ammazzati, suicidi, segreti di famiglia, piccole faide di paese, altri morti ammazzati.
Una nota ironica (non me ne vorrà spero Elena) è che il rapporto tra Sonia e il suo paese mi ha fatto sorridere ripensando alla signora in giallo, mitica protagonista della serie di telefilm, che quando arrivava da qualche parte uno immaginava che tutti si toccassero facessero gli scongiuri, perché quando c’era lei qualcuno crepava sicuro. E per Sonia un po’ vale lo stesso, va e torna dal paese e ogni volta il buon Ettore le comunica che vorrebbe il suo parere perché qualcuno è bello che crepato. E poi lei si stupisce che la guardano storto…

Collegamenti assurdi a parte, torniamo alle storie.

A me il libro è piaciuto. Lo dico perché ho già scritto troppo per non dare un parere esplicito.
Mi è piaciuto perché c’è la pietra delle case e il vino rosso, gli scialli quando fa freddo che ti ci immagini pure mentre leggi a metterti una sciarpa di quelle belle calde, ora che è veramente inverno fuori e nel libro lo senti. E c’è il campanello asmatico e il tè caldo e le formiche.
Voi non lo vorreste sentir suonare un campanello asmatico, in una ventosa via di un paesello di provincia, mentre cala la sera di un inverno del quale non conoscete ancora le ragioni? Io sì.
E ci sono le persone. Forse non tutte sono proprio persone, alcune sono rimaste personaggi e capita di far fatica tra i nomi dei compaesani a ricordare chi è chi, ma in 120 pagine e tre storie è comprensibile. E quelle persone che ci sono, Sonia su tutte, ma anche il commissario Leone, le sorelle Toffolo col loro negozietto, l’amante ‘misterioso’, quelle alla fine le conosci.
Ah, c’è pure uno scrittore esordiente nell’ultima delle tre storie che sono una.
Ma non posso raccontarvi nulla, dovrete arrivare fino alla fine del libro per sapere chi è…

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4 thoughts on “Le ragioni dell’inverno di Elena Vesnaver

  1. come pubblicità per un libro mi sembra ottima! devo riuscire in qualche modo a trovarlo e a leggerlo. 120 pagine sono poche o molte per un giallo? non lo so, ma gente come scerbanenco e simenon ci riusciva; e anche bene!

      

  2. beh è bello vedere recuperate le vecchhie recensioni, io non sono un gran lettore di gialli, quindi sono fuori gioco.
    Hell è stato il tuo primo commentatore?
    Ma va? 🙂

      

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