Alla ricerca del tempo (digitale) perduto

Uno di quei post estemporanei, se avessi una continuità da blogger. Una di quelle giornate campali che aspettavi da mesi se non anni e finalmente arrivano. E ti butti lì dove si cela l’impensabile, un luogo perso nella “zona industriale” e che per te, con tutto quello che ci hai stivato, ricorda il luogo segreto dove viene nascosta l’arca dell’alleanza alla fine del primo indimenticabile Indy. E dire che è solo un magazzino di una trentina di metri quadrati, eppure si vedono cose che voi umani…

Come dicevo su fb ad Alex, dei miei giochi originali, acquistati dall’età di – boh buttiamola – 10 anni, considerando che uso un computer dai 7, sono pochi quelli sopravvissuti ai miei undici traslochi. Tra alluvioni di cantine, interventi genitoriali non richiesti di pulizia ed eliminazione “cose vecchie e inutili” e scatoloni rovinati/dimenticati/persi, me ne rimangono una decina, la maggior parte dell’epico Commodore 64. Perché poi di salvare giochi per la PS2 o PS3 non me ne frega nulla, a parte che rivendendoli qualche soldino me lo faccio, ma scatole tutte uguali, plastica, nessun manuale degno di tale nome. Che te li tieni a fare?

Insomma son lì che dopo un anno circa dall’ultimo Grande Evento (che stavolta non mi son spostato io ma lei e comunque alla fine ho traslocato io e insomma meglio se lasciamo stare) risistemo con calma tutti gli scaffali. L’intento è, ora che i libri son finalmente a casa, ordinare i fumetti, affiancare i 245 Nathan Never che li compro da quando avevo… meno anni e non li ho mai visti tutti assieme. Riunire gli Spawn, gli albi di Witchblade, Fathom (eh, il bravo e compianto Michael Turner), Rat Man, Hellboy, Sandman e altri sparsi tipo i Conan della Corno o Marvel pescati qui e lì in stazione quando il treno era in ritardo.

Poi c’è la zona giochi, con scatole dimenticate comprate a Lucca Comics quando la Nexus stava fallendo, roba che non è mai nemmeno stata aperta e spero sempre un giorno diventi rarissima di quelle che se le hai intonse te le vendi per centinaia di euro. Non succede, per ora, ma ci spero sempre. E a fianco, tra alcune espansioni vuote di Carcassonne, i Munchkin in inglese e la valigia delle miniature e dei colori, i videogame “vintage”.

Così ci scatto qualche foto, per condividerle su fb e millemila social dove so che gli altri amicinerd sono in agguato. Poi apro le scatole e scivolo dentro un mondo dimenticato. Ci sono manuali praticamente monocromatici, immagini a 8bit di mostri, elenchi di incantesimi. Ci sono code-wheel. Chi ha giocato non può dimenticarle, andavano alla grande in quegli anni, quasi ogni gioco ne aveva una. E tu invece avevi il gioco pirata e se ti andava bene questo ti chiedeva il codice subito tu non ce l’avevi e allora via a cercare di scopiazzarti la code-wheel dall’amico ricco che ci aveva sempre i giochi originali. Altrimenti erano quelle bastarde, che andavi avanti sconfiggevi il boss stavi sul portale pronto per e ZAC! per proseguire inserire il codice. E giù la versione giovanile dei bestemmioni.

Nota per i titoli citati: molti di questi ora sono abandonware quindi liberamente scaricabili e giocabili un po’ dappertutto. Vi basta la versione più recente di DosBox e un PC o uno smartphone (anche se lì i controlli potrebbero risultare difficoltosi).

Eye of the Beholder

Cioè in questa scatola avevo lasciato le mappe. Sì quelle a mano, carta quadrettata 5mm, matita che poi si correggevano passaggi segreti e magari teletrasporti (come nel dannato Pool of Radiance) o mettevi le indicazioni di mostri e tesori. Il primo Eye of the Beholder non sono mai riuscito a trovarlo (che era pure quello con la trama più ehm semplice “scendi ennemila livelli sottoterra e ammazza il cattivo finale”). Ma secondo e terzo capitolo li ho finiti più volte, con la loro grafica “a 90°” e i mostri che ora han pixel grandi come pugni ma quella volta stavi davanti al monitor a dire minchia oh, l’effetto che anima la Wraith è troppa roba!.

 

Necronomicon: Dawn of Darkness

Questo è moderno, Necronomicon: The Dawning to Darkness della Wanadoo, citato nel più autorevole saggio sui giochi lovecraftiani, risale a soli 13 anni fa. Grafica tridimensionale, enigmi interessanti, ottimo score musicale e locazioni aperte che comprendono una (non euclidea) città dei Grandi Antichi. Da rigiocare assolutamente.

 

War in the middle earth

Se ne parlava con un amico su FB, appassionato di Tolkien in ogni forma. Videogame impossibile, di quelli che li hai provati e riprovati perché beh c’è Frodo, l’anello unico, i Nazgul (e la copertina è uno schianto), ma nulla da fare.

 

Neuromancer

E chiudiamo con quello che per me è stato un piccolo capolavoro, un’avventura grafica con intermezzi “in 3D” ispirata al capolavoro di William Gibson, Neuromante (Neuromancer, 1984). Connessi alla rete si dovevano hackerare sistemi (difesi dal black ICE posso immaginare) a suon di software pirata acquistato in sordidi negozietti, lanciando letteralmente gli attacchi alle IA di difesa, entità albine e pericolosissime, sospese su griglie nel nulla della mente che è il cyberspazio.

Inutile dire che molti di questi giochi hanno controlli che ora risultano inutilmente complicati e un comparto audio/video a dir poco antico. Eppure, sarà l’età del sottoscritto, o averli giocati quando avevo l’età giusta, so che a rivederli torna a scattare qualcosa. Come se l’assenza di certi particolari invitasse la mente del giocatore a lavorare di suo, completando quello che un tempo non si riusciva a fare con la tecnologia. Non sono di quelli che dice “si stava meglio quando si stava peggio”, figuriamoci, ho una PS3 e so di cosa è capace, anche quando i programmatori si mettono di impegno per essere artisti e sfornano delizie come Flower o Journey. Eppure sembra che lo sforzo necessario per regalare le emozioni di un tempo sia molto maggiore. Per questo servono computer sempre più potenti, il lavoro lo devono fare tutto loro, mentre la mente di chi assiste è passiva a livello di impegno creativo, subisce e assorbe, in silenzio.

Vi lascio con un filmato che probabilmente farà inorridire “i giovani all’ascolto” e se volete qua potete ascoltare la colonna sonora originale dei DEVO 🙂

Degli altri titoli (tra i quali B.A.T., Prisoner of Ice, Bard’s Tale, Heroes of the Lance,…) magari parliamo un’altra volta.

 

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9 thoughts on “Alla ricerca del tempo (digitale) perduto

  1. Post molto bello, che rievoca in me sentimenti ed emozioni forti…
    Sai anche tu che nemmeno io sono di quelli che “si stava meglio quando si stava peggio”, eppure condivido quell’annotazione in cui dici che un tempo forse serviva un po’ di più per suscitare emozioni e coinvolgimenti.
    Che poi sarà anche una questione legata all’età, non lo metto in dubbio, però non so se si tratta solo di quello o anche di altro.
    Forse si dava il meglio con poco, mentre ora si punta solo sulla grafica spettacolare, e le storie son quelle che sono.

      

    1. È difficile decidere cosa sia, ovviamente non riusciamo a essere oggettivi. Comunque l’impressione generica è quella a cui accenni anche tu, che potrebbe ritrovarsi nel cinema con il bisogno di film rassicuranti e chiari, “spiegati” nei minimi dettagli, nei quali non si debba fare alcun tipo di lavoro mentale/emotivo. Non si vogliono buchi da riempire, un po’ per pigrizia un po’ forse per altri motivi.

        

  2. Sai che non ne capisco molto di giochi,in casa l’ esperta è la Venusia eppure mi é piaciuto tutto il “memento” che hai fatto sui giochi della tua infanzia.

      

    1. Eh mica solo infanzia, sono un giocherellone, solo quelli citati coprono un periodo di diverse decine d’anni. Magari un giorno racconterò un po’ di quel rapporto, tra me e i giochi in generale.
      E fai leggere il post a Venusia così mi dice cosa ne pensa lei, magari ha gli stessi giochi da qualche parte, dimenticati o quasi 🙂

        

  3. Venusia ricorda molto bene Pacland, anni fa le regalai un lettore Dvd che fungeva anche da consolle e in cui erano registrati anche tutti i giochi del C64. Comunque ha detto di essere molto interessata a Necronomicon….
    🙂

      

    1. Mai sentito di un aggeggio così, solo tu potevi trovarlo 🙂
      Fammi sapere se Venusia prova Necronomicon, se è una fan dell’horror lovecraftiano dovrebbe piacerle parecchio.

        

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