Annotazioni a margine di Providence #7 “The Picture” di Alan Moore e Jacen Burrows

Ma quanto è bella l’ennesima cover di Jacen Burrows per Providence? Anche la sola infarinatura dei Miti lovecraftiani è sufficiente ad apprezzare la semplicità con la quale riporta in vita il pittore realista Richard Upton Pickman. Uno sguardo, e ci si sofferma su quella fotografia, inchiodata alla tela quasi per sbaglio. E la voce che recita “Ma perdio, Eliot, era la fotografia di un essere vivente!“.

Providence Alan Moore nella cover di Jacen Burrows
Lo studio di Pittman/Pickman nella cover di Jacen Burrows

Siamo al settimo e per noi italiani penultimo capitolo della graphic novel Providence di Alan Moore e Jacen Burrows. Un numero molto particolare, che fa da spartiacque tra il crescendo di orrori a cui abbiamo assistito fino a ora, culminato in una tra le più forti scene di violenza che mi sia capitato di leggere su un fumetto, e una favolosa discesa nelle terre del sogno.

Il modello di PickmanPotrebbe sembrare un’inversione di rotta, ma sappiamo che con Providence, e con Moore, nulla è come appare. Il terrore macheniano, di una rivolta non degli animali ma di entità che giungono da angoli sconosciuti dell’esistenza, sembrava destinato a montare come un’inarrestabile marea. Ma il nostro Alan preferito ci dice che non è ancora tempo e inizia a mischiare abilmente le carte in tavola. Nell’attesa che abbia luogo l’incontro profetizzato tra l’inconsapevole Araldo e un timoroso Redentore, ci racconta del sogno come di una percezione incompresa della realtà, allo stesso modo col quale ci aveva dipinto i “mostri” lovecraftiani come emarginati e reietti della nostra società.

Inizia a porre le basi per un discorso più ampio sulla realtà e sul sogno e, con grande soddisfazione del sottoscritto, ci ricorda quanto di quello che versava Lovecraft sulla carta era dovuto all’onirico e al senso del meraviglioso. Niente creature tentacolate che escono dal mare, nessun orrore cosmico che arde al centro dell’universo. Tutto è suggerito, fino all’ultima vignetta, al nuovo quadro della versione di Moore del pittore Richard Upton Pickman, al quale è lasciato il compito di raccontare la violenza nascosta nella trentina di pagine precedenti.

Una tela disgustosa illustrava, così mi parve, un’ampia sezione trasversale di Beacon Hill con nugoli di mostri orrendi che, simili a un esercito di formiche, brulicavano in infiniti cunicoli scavati nel terreno. Ricorreva in numerosi dipinti il tema della danza macabra contro lo sfondo di un cimitero moderno; ma più di tutto mi sconvolse un’altra rappresentazione. In un antro sconosciuto moltitudini di creature bestiali si assiepavano intorno a una che, reggendo una guida di Boston, leggeva ad alta voce. Tutte indicavano un certo paragrafo: le facce erano così distorte nella risata convulsa e sonora che mi parve di sentirne l’eco demoniaca.

Il modello di Pickman – H.P. Lovecraft

Le note che ho tradotto, tratte come sempre dai facts su Providence, le trovate sul blog dell’amico Zeno, mentre qua accanto c’è la tabella riassuntiva delle relazioni tra i personaggi di Moore e quelli di Lovecraft.

Per qualche tempo metteremo in pausa Providence, lasciando che Robert Black completi il suo viaggio e adempia alla profezia del Redentore. Ci sarà da attendere che negli USA escano gli ultimi due numeri, che la Panini li traduca e riunisca tutto in un ultimo volume. Sul web si possono già osservare le bellissime immagini dei prossimi volumi, inoltre ci sono quei riferimenti a tale Crawford Tillinghast (e alla sua versione in Providence) che fanno presagire una continuazione del discorso sulla realtà percepita e sul sogno. Ma lo vedremo in dettaglio in relazione all’ottavo capitolo.

Piccolo caso di sincronicità: in questi giorni sto lavorando a un articolo su Hellboy, del quale vi parlerò tra qualche giorno, e nella rilettura dell’intera saga sono incappato in questa vignetta:

Hellboy sogno

Il primo numero di Providence a quanto mi dicono è ormai esaurito, e alcuni amici sono riusciti a mettere da parte il secondo volume, in attesa che la Panini si dia da fare con le ristampe (che speriamo non vadano a finire come quelle del terzo libro di Mouse Guard). Il secondo numero di Providence è ancora disponibile su Amazon (dove scrivono che ha la copertina flessibile, falsissimo, il volume è un cartonato, pesante e di ottima fattura).

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