Le prime avventure di H.P. Lovecraft

Vent’anni nel passato, la fine degli anni ’90. La Nokia mette sul mercato il cellulare col quale da lì a poco Neo ci avrebbe liberati tutti da Matrix. La ID Software pubblica un videogame destinato a fare la storia, dove marine spaziali lottano sul pianeta rosso contro orde di demoni tecnorganici. I computer vedono soppiantare i “vecchi” 486 dai nuovi Pentium. Microsoft rilascia sul mercato le coloratissime icone e il multitasking di Windows 95.

In mezzo a questo tripudio tecno ludico, una software house francese con sede a Lione, la Infogrames, pubblica i primi videogame con interfaccia grafica tratti dalle storie dello scrittore americano Howard Phillips Lovecraft. L’editore Chaosium, che detiene i diritti del marchio Call of Cthulhu, lo concede in licenza solo per due dei tre titoli proposti.
Stiamo parlando di giochi che forse qualcuno dei lettori conoscerà: Alone in the DarkCall of Cthulhu: Shadow of the comet e Call of Cthulhu: Prisoner of Ice.

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Il comitato di benvenuto a villa Derceto

Alone in the Dark, con la sua grafica tridimensionale e i punti di vista peculiari, precursore del genere survival horror (reso celebre successivamente da titoli come Resident Evil) ebbe un certo successo, generò quattro sequel, uno peggio dell’altro, e arrivò al cinema ben due volte, in pellicole di rara bruttezza (la prima girata dal famigerato Uwe Boll).

Gli altri due due sono invece avventure “punta e clicca” in perfetto stile LucasArts, ricordate probabilmente solo dai fan del Maestro di Providence.

 

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Investigazione, mistero e il suono delle onde che si infrangono sui moli di una città maledetta

Call of Cthulhu: Shadow of the Comet, uscito dopo Alone in the Dark, segna il ritorno alla grafica a due dimensioni. Per qualche motivo, nell’accordo tra Infogrames e Chaosium, non viene concesso l’uso del nome Innsmouth. È quindi a Illsmouth che il protagonista segue le tracce di Lord Boleskine (personaggio che troveremo citato anche in Prisoner of Ice), impazzito settanta anni prima mentre cercava un luogo per l’osservazione della cometa di Halley.

 

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Nazisti, avventure, e cose aliene rinchiuse in blocchi di ghiaccio

Call of Cthulhu: Prisoner of Ice, ambientato nel 1937, vede il giocatore vestire i panni del tenente Ryan, alle prese col contenuto di uno strano cargo proveniente da una base nazista nell’Antartide. Grafica e sonoro sono migliorati, ma le principali differenze con i precedenti titoli sono la maggior libertà di movimento e la quantità di locazioni disponibili, che coprono un quarto del globo, disposte addirittura su diversi piani temporali.

 

Perché questo post “amarcord” dedicato proprio ai titoli meno famosi? Giocare a Shadow of the comet e Prisoner of Ice è sempre stato possibile, avendo voglia di installarsi DosBox e configurare il necessario. Dopo tanti anni ci ha però pensato il sito gog.com, dove da qualche giorno è possibile acquistare i due videogame al prezzo di circa 5 euro ciascuno, ficcati in dei comodi pacchetti che contengono tutto il necessario per funzionare anche sui computer moderni.

La grafica è quella di vent’anni fa, così come il sonoro e le opzioni di gioco.
Ma, almeno per chi scrive, anche le emozioni che davano quelle vecchie avventure sono rimaste completamente intatte.

Nota di marketing spudorato: le informazioni sui videogiochi lovecraftiani sono tratte dal mio saggio I giochi di Cthulhu, se avete letto l’articolo fin qui potreste trovarlo interessante (c’è anche la pagina facebook).

Link alla “news lovecraftiana” sul sito gog.com

 

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