BioShock: New Year’s End

BioShock New YearOgni tanto invece di recuperare vecchie recensioni penso di scrivere dei post brevi per condividere contenuti interessanti. Poi mi dico che tanto ormai c’è Facebook. Se vedi qualcosa di bello lo schiaffi lì, tutti a cliccare “mi piace” senza guardarlo e qualcuno magari commenta e tu gli rispondi e invece sul blog passano in quattro e solita storia. E quindi desisto, a volte schiaffo su fb a volte non schiaffo e dimentico.

Però proprio oggi Hell ha scritto un certo post parecchio sentito, con successiva discussione, sulla forza del legame tra blog (ma anche ebook, scrittura) e social network, con numeri tali da far pensare che senza condivisione ormai i blogger siano destinai a parlare a molti meno utenti.

Non ho numeri per dire se questo è vero, ma non è difficile crederci. FB è la tv del nuovo millennio; se lo dicono lì è vero (o almeno vale la pena leggerlo e magari crederci). E sapete bene come si diffondono rapide le bufale in quel terreno così fertile, abitato da milioni di menti pronte a copiaincollare link senza controllarne la veridicità, soprattutto se c’è della polemica, del malcontento, che anima il messaggio da far echeggiare nel cyberspazio. Il segnale non si può fermare, diceva Mr. Universe, e questo vale per le cose importanti quanto per le minchiate. E vista la recente trasmissione dati a una velocità di 1 Terabit per secondo, immaginate quante minchiate in più potranno viaggiare!

Insomma a me ‘sta cosa fa tristezza, soprattutto quando mi rendo conto di venir portato allo stesso comportamento. Quando mi accorgo di cliccare rapidamente tra i blog che seguo senza prestare attenzione a ciò che c’è scritto, quando condivido senza nemmeno una riga di commento. A quel punto, mi dico, nemmeno aprire il sito, piuttosto che dedicare a un articolo lungo qualche cartella giusto una decina di secondi per dire “sì ti seguo”, magari cliccando su uno dei bottoncini che stanno sotto ogni post.

Però mica volevo scrivere ‘sto mezzo pippozzo sul fatto che ormai se non sei social non esisti! È che mi è venuta così, scrivevo qua e rispondevo a Hell. E del resto magari voi avete un’idea in tal senso, e il consiglio è di andare sul suo bel blog e dirgliela, così ‘ste righe hanno avuto un senso.

In realtà però la mia idea era farvi vedere questo breve cortometraggio fan-made. Una sorta di prequel a quanto narrato nei primi due capitoli della saga videoludica di BioShock, pluripremiato titolo della 2K Games che vedrà prossimamente una terza parte, ambientata non più nella sommersa e utopica città di Rapture ma in una luminosa (ma sempre pericolosissima e altrettanto utopica) isola-città volante.

Qualcuno dei lettori già lo conosce, BioShock, non fosse per quelle scenografie di metallo arrugginito, gli immensi bio-robot che le abitano, proteggendo bambine mutate per raccogliere la droga mutagena nota come Adam. O magari per la colonna sonora, vecchie musiche trasmesse da fonografi rovinati, che riecheggiano senza fine per le stanze di Rapture, abitate dagli ultimi e feroci ricombinanti sopravvissuti.

Realizzato con cura e grande aderenza all’immaginario del videogame originale, BioShock: New Year’s End dura poco più di sei minuti e ha coinvolto una decina di persone. La realizzazione degli ambienti, con qualche scorcio di Rapture è molto buona, e ha il giusto picco nell’emergere di un pericolosissimo Big Daddy con la sua armatura sottomarina.

Potete scoprire tutti i retroscena sul sito ufficiale: http://newyearsend.com

Buona visione!

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18 thoughts on “BioShock: New Year’s End

  1. Il filmato è bello, riguardo la discussione da Hell, ritengo che lui su alcune cose abbia ragione, vedi mi diceva un mio amico recentemente tornato single, che una volta quando conosceva delle ragazze la prima domanda che gli facevano era quale lavoro faceva…adesso, invece la prima domanda che gli rivolgono è se ha un account su Facebook.
    Triste non credi?

      

  2. Il filmato su Bioshock è carino, come i due giochi e quello che presto uscirà, spero xD.
    Sono in parte d’accordo con Hell, per la tristezza della cose, ma sarei ipocrita a non dire che lo uso anche io.
    D’altronde però ci sono anche segnali che non è sempre così 😀

      

  3. @Domenico: ah ecco, mi pareva strano 🙂
    Io il secondo l’ho finito per circa il 50% poi sono stato catturato dal fantasy di Kingdoms of Amalur, concluso questo (tra qualche mese mi sa) riprenderò BioShock2. Del terzo ho visto il trailer e visivamente mi è sembrato incredibile, anche se l’umidità mortale di Rapture per ora mi sembra difficilmente superabile.

    Io invece non ho praticamente nessuno dei miei amici che legge il blog, questa è sempre stata una prerogativa. Pur avendo interessi comuni, le persone che conosco di persona non lo seguono, Mistero! 🙂

      

  4. Fantastico come si è partiti dal pippozzo per arrivare a Bioshock! 😀
    Il corto, siamo alle solite, le produzioni amatoriali colgono ciò che gli autori sentono davvero, immagina lo stesso tema al cinema, adesso, con tripudio di moralismo incorporato…
    Comunque, ribadisco che c’è, leggendo almeno questi commenti, una errata percezione di ciò che ho detto. La mia critica non è verso il social network, né verso chi lo utilizza, ma nell’esclusività di tale uso, che taglia fuori ciò che su di esso non appare, vedasi i link del mio blog.
    Siccome in questo atteggiamento percepisco pigrizia e insensatezza, giustificata sempre con scuse puerili, be’, a quel punto, strepito sul mio blog. Un urlo inutile, dal momento che, non avendo diffuso il link, non lo sentirà nessuno. 😀

      

  5. Fantastico questo filmato, è veramente fatto bene! Adoro Bioshock!
    Ehm, sono arrivato a leggere questo post grazie a Facebook. 😉
    Comunque è vero, non so voi, ma io sono in sera difficoltà a stare dietro ai miei rss. La quantità di materiale prodotta dai miei amici blogger giornalmente è davvero esagerata e, pur essendo tutta roba interessante, spesso mi ritrovo a saltare a piè pari parecchi post o a dare una scorsa superficiale… quanto spreco!

      

  6. @Gian: come per il resto della vita dubito che la rapidità sia un pregio. Si accorciano i contenuti, si affretta la fruizione degli stessi, si diminuisce il tempo di memorizzazione delle informazioni. La sensazione è che si appiattisca il mondo stesso dell’apprendimento, dove questa parola si intende nel senso più vasto, come acquisizione di informazioni attraverso l’esperienza. Meno questa è profonda, meno incide nella persona, e questo “aiuta” a costruire soggetti sempre più fragili (i soliti “giovani d’oggi”).

    @Nick: sei pandemico pure te! E mica mi avrai messo come affidabile, a me?! Ora vengo sul tuo blog e… 😉

      

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