Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop

A volte mi domando che cosa la gente usi al posto del cervello. Pensa a quei ragazzi: hanno paura di sedersi a mangiare vicino a un negro, ma divorano le uova che escono dal culo delle galline.
– Ninny

Dovrei preparare le cose per il bivacco di questo weekend, e trovare il modo per sopravvivere all’ondata infernale di domani. Ma volevo passare ancora qualche momento al PC. Ventilatore a turbina puntato addosso e l’asciugamano che si scalda come un sudario inutile. Volevo raccontare di questo libro, di cui tutti o quasi conoscono il film. Per cui finisco con le cose da fare e torno e scrivo una “recensione”.

Son passati quattro giorni. Di bivacco neanche l’ombra, ché domenica prevedevano (azzeccandolo) l’arrivo del nubifragio. Solo una gita in giornata, a correre su e giù per i monti attorno al lago. Ma dicevamo del libro. Anzi, del e-libro. Continua…

Reigns, come costruire un regno “a bivi”

Nelle pause tra le attività che riempiono fino a esplodere le sole 24 ore della giornata, tra libri e film e serie tv (ma quante ne fanno ormai?!) ogni tanto tornano a farsi sentire i videogame. Dopo un 2016 molto soddisfacente e parecchio action, sto giocando molto poco, godendomi qualche corsa sui ghiacci di Never Alone (Kisima Inŋitchuŋa) o con qualche gioco “indie” come questo Reigns.

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Recensione: Frankenstein e la Fiamma Nera

Non si tratta di un team up (anche se sarebbe molto interessante vederlo realizzato) tra due personaggi del mondo di Hellboy. Il titolo è messo lì per avvisarvi di un aggiornamento delle pagine dedicate al Mignolaverse, la continuity nella saga creata da Mike Mignola. Nella sezione del blog Universo Hellboy trovate tutti gli articoli dedicati a “Red” e compagnia, compreso l’ordine di lettura e la cronologia interna alla saga.

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La parabola di Stanley, un “librogame 3D”

Anno nuovo, nuova stagione videoludica, iniziata benissimo completando il fantastico Middle Earth: Shadow of Mordor, capace di lasciarmi perfino una sorta di malinconica amarezza con quella conclusione “open” ormai indispensabile per questo genere di giochi. Restare in giro per le terre dell’Oscuro Signore, senza possibilità di pace e redenzione, tra orchi, Uruk e bestie ancora peggiori, non è il destino che avrei voluto per il povero ramingo, ma è probabilmente tra i finali più “eroici” capitati da qualche tempo a questa parte.

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Recensione: Hellboy. Per chi suona la campana

Dopo un curioso problema alle consegne, che mi ha fatto attendere alcune settimane non previste, è arrivato un paio di giorni fa tra le mie mani l’ultimo numero di Hellboy. E di ciò parlerà il resto dell’articolo. La vedete la grande scritta luminosa lampeggiante, SPOILER? Siete stati avvisati. Hellboy è morto. Più volte, come forse ricorderete. È stato ucciso e “resuscitato” in Africa da uno sciamano. È stato privato del suo stesso cuore, nell’epico scontro con la reincarnazione del Drago, l’Ogdru-Jahad, ospite della regina di sangue, l’infernale Nimue. Nonostante avesse eliminato il Drago, come il cavaliere d’Inghilterra che si è rivelato essere, unico legittimo sovrano, erede dello stesso Artù, il suo cuore gli è stato strappato dallo spirito di Nimue, vittoriosa dove tanti hanno fallito.

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Quaderni e carta pietra Ogami

Post inatteso, scritto sull’onda dell’entusiasmo per un acquisto recente, mentre attendo un volume particolare per completare la prima fase del lavoro su Universo Hellboy. Tutto parte da un post sul blog del buon Alessandro Girola riguardo le “agendine” e i quaderni. Che può sembrare una cosa futile, se uno la dice così. Parliamo di quaderni. Quelle cose con righe e quadretti che ci inseguono fin da piccoli. Affamati di inchiostro, china, graffite. Ma come per tutto, c’è un mondo qui fuori, che può essere molto interessante. Se vi piacciono i quaderni ovviamente. Su quel post, che potete leggere qui, Andrea Sfiligoi (game designer & scrittore) consigliava i prodotti Ogami.

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Crawl, il dungeon crawler “à trois”

Erano mesi che qua non si parlava di roguelike, anche se un titolo “in canna” c’era già a inizio estate (grazie saldi di Steam!) ma non trovavo mai il tempo di giocarci e scriverne. Assolutamente da evitare se si è fan del gioco a turni (lo ammetto, sono tra quelli), Crawl mi ha affascinato proprio perché come Crypt of the Necrodancer sfrutta un genere che sembra intramontabile aggiungendoci qualche vera novità. Qua non c’è rythm game, nessuno schema da seguire, ma un flusso di azione continua, frenetica, condita da una musica elettronica martellante che ricorda i pezzi dei coin-op da bar.

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Strange things about Stranger Things

A tre mesi abbondanti dall’ultima recensione, la visione di Stranger Things, nuova serie targata Netflix, è riuscita a spingermi a rimetter mano alla tastiera, per qualcosa che non sia programmare l’engine del roguelike o giochicchiare a Limbo. Siamo a meno di 24 ore dalla visione dell’ultimo episodio della prima stagione, resa disponibile appena tre giorni fa, e so che se non ne scrivo potrei avere ancora difficoltà a dormire. Troppo l’entusiasmo, le emozioni che vorrei raccontare, così come i rimandi e le citazioni delle quali mi piacerebbe discutere. Non riuscirei a farlo al bar, quindi tocca al blog ospitare questo soliloquio. Per le recensioni vere, di chi ne sa, aspettiamo al varco Lucia; io vi servo al solito un minestrone emozionale nel quale, se volete, potete sguazzare fino al suo arrivo.

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Il Brivido degli Anni ’80

Oggi doveva toccare a un articolo sui nuovi sviluppi di Cavescape, invece mi son ritrovato tra le mani un reperto storico dell’infanzia ludica e, sulla scia di altri articoli dedicati alla ricerca del tempo perduto, ho pensato di scriverci due righe, così quando mi chiedono “ma come mai ti piacciono ‘ste cose dell’orrore?” io gli mostro cosa ricevevo per regalo a 10 anni (probabilmente ero io a chiederli ‘sti giochi ma non attacchiamoci ai dettagli).

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The Last Door

È da poco tornato l’autunno, la bora nera, come la chiamiamo da queste parti, spazza la città con raffiche ghiacciate, violente, spostando persone e oggetti, afferrando ogni singola goccia di pioggia per trasformarla in un proiettile di gelo. Il cielo è un leopardo bluastro in perenne corsa dai colli alla costa, le alture trattengono il verde della primavera ma nascondono il sottile manto nevoso che è calato in questi giorni sul carso sloveno.

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