Cinque verità sul pubblicare gli eBook

Cinque punti sul pubblicare eBook
Cinque consigli per potenziare la vostra auto pubblicazione.

Lo ammetto, nel suo piccolo eBookAndBook, il mio servizio di impaginazione dedicato a chiunque voglia pubblicare eBook, in questo anno e qualcosa di vita mi ha dato diverse soddisfazioni. Oltre ad avermi portato a conoscere (o approfondire la conoscenza di) scrittori poliedrici, blogger, saggisti, mi ha aperto la strada per un mondo molto vasto dove la tecnologia incontra la narrativa, mondo del quale abbiamo esplorato ancora davvero poco, se si vedono le limitazioni degli attuali formati di eBook.

D’altra parte ho anche visto, e continuo a vedere, quanto è basso il livello di cultura editoriale, almeno nel nostro paese, e non solo da parte degli aspiranti scrittori. Colpa del “sistema” che non informa abbastanza, dedicando tempo zero a qualsiasi innovazione che non sia sufficientemente cool da diventare bisogno e quindi veicolo di spesa per la massa? Colpa del poco interesse che in generale abbiamo sul “come si fanno” le cose, almeno finché non ci sbattiamo il muso e scopriamo che in questo modo è più facile farci fregare? Colpa di quella tendenza al basso della dimensione critica, applicata a troppi lati della vita quotidiana, che pur di risparmiare (denaro, tempo, sforzi) porta a scegliere prodotti e servizi di minor qualità?

Non ho la risposta, probabilmente un bel mix di quanto scritto sopra. Quel che certamente si può (e si deve, anche di fronte alla frustrante verità che serve davvero a poco), è tentare di comunicare in modo chiaro e utile ciò che si sa, nel mio caso sul mondo dell’editoria digitale, sugli eBook, cercando anche di scrostare convinzioni già troppo radicate (es. senza il DRM mi fregano il libro e non guadagnerò mai).
Ecco quindi che tento con questi cinque punti da cui potrebbero partire discorsi lunghissimi (che trovate sicuramente in giro su altri siti), e provo a dare per ognuno un consiglio, valido quasi sempre per lo scrivere in generale.

find a editor
Ma quanto è simpatico questo editor? Sarà anche bravo?

#1 – Gli eBook non nascono già editati

Iniziamo con gli argomenti più odiati. Di questo in particolare ho sempre difficoltà a dialogare, poiché direi nel 90% dei casi quando ho accennato qualche critica sul testo ricevuto, suggerendo semplici e possibili investimenti per far editare il romanzo o la raccolta di poesie, affidandola ad esempio a colleghi professionisti in quel campo, perdo il cliente. E io non so so stare zitto, dannato me, ma davanti a racconti con spazi e apostrofi che paiono inseriti sparandoli con un AK47 imbracciato da un cieco che ha sniffato colla, o selve di puntini di sospensione… non riesco proprio a mettermi a impaginare con la coscienza pulita.
Purtroppo però l’idea che alla base di una auto produzione decente ci sia un investimento monetario di un certo livello, proprio non va giù.
Il consiglio: se proprio non volete spendere (e già partite male) perlomeno cercate qualcuno a cui state mediamente antipatico a cui far leggere il vostro scritto, sapendo che non avrà pietà di voi.

#2 – Gli eBook hanno bisogno della copertina, e non solo se fa freddo

E nemmeno io dovrei farle, perché 1) non sono un grafico 2) non so mai quanto chiedere per le copertine. La copertina di un eBook è qualcosa che “eh ma tanto è piccola mica si vede bene anche se non è perfetta”. Ecco, no. Non sarà la copertina a far vendere il vostro romanzo di formazione, quasi sicuramente, se scrivete roba erotica forse qualche piglio ce l’avrà. Però disegni fatti da amici a cui avete promesso il favore o titoli in caratteri cubitali su foto rubate sul web (e probabilmente coperte da copyright) proprio non vanno bene.
Il consigliose proprio non volete spendere, trovatevi un amico che sappia fare fotografie decenti, cose semplici e non fotomontaggi assurdi o tentativi di surrealismo applicato. Belle foto. Fategliene fare una o due che siano in qualche modo legate al vostro scritto. Poi il titolo si aggiunge facile. Non sarà roba da vincere premi, ma almeno farà una buona figura negli “scaffali” degli eBook.

eliminate drm
No, il DRM sugli eBook NON lo vogliamo!

#3 – Gli eBook odiano il DRM

Proprio non lo sopportano. Chiedeteglielo, a un eBook, vedrete cosa vi dirà. Vi dirà che vuole essere letto, e sicuramente non vuole gabbie informatiche che lo privino di quell’unico piacere che ha. Vi spiegherà che le persone disposte a leggervi, e se siete esordienti non saranno da subito migliaia, quando si accorgono che per poterlo fare bisogna smanettare tra software, permessi e quanto di peggio l’informatica abbia inventato, passano ad altro. Inoltre come sicuramente sapete, il DRM, il lucchetto di sicurezza anti pirateria, NON sta nell’eBook, ma viene inserito da chi lo distribuisce o lo vende. E ha a volte un costo (0.18€ su Lulu.com, ad esempio) pure per voi che su quell’eBook vorreste guadagnare qualcosa.
Il consiglio: NON usate mai DRM, complicano la vita al lettore, complicano la vita a voi (che verrete probabilmente insultati dai lettori) e NON evita la pirateria, in quanto già esistono sistemi anti DRM spesso più semplici che la lettura di eBook protetti.

#4 – Gli eBook non si vendono da soli

Questa è sicuramente la principale verità da accettare. So che molti ancora sperano in eventi del genere, richiamati da articoli urlati sui giornali dove presunti scrittori cacciati a malo modo dalle case editrici che non li volevano pubblicare, riescono a vendere centinaia di migliaia di eBook diventando ricchi e famosi dall’oggi al domani. Avendo semplicemente messo un file online. Questo non succede.
Sperare in un presunto passa parola di proporzioni bibliche che porti notizia del vostro scritto ai quattro angoli del globo, è tempo perso. Soprattutto in Italia dove il passa parola è scarso e spesso viziato da difetti quali invidie, colli di bottiglia che richiedono appartenenza a schieramenti (ideali, politici, le Cricche insomma) e scarsa fiducia nel mezzo mediatico (invece i cartelloni pubblicitari nelle librerie, essì quelli mica possono mentire).
Per vendere bisogna – ma mi sembra di averlo già detto, potrei sbagliare – investire, spendere. Lo so lo so per tanti è ovvio. Molti già lo fanno, hanno compreso come l’editoria . Per vendere non basta mettere il file su Amazon.it e fare F5 sulla pagina del proprio internet banking.
Il consiglio: il minimo è avere un sito, fatto bene, mirato. Poi, sempre un minimo, di presenza sui network. L’ideale? Ci sono persone serie che si occupano di marketing editoriale, perché uno che scrive di solito non è bravo anche a farsi pubblicità.

Un eBook lasciato da solo non arriva molto lontano.
Un eBook lasciato da solo non arriva molto lontano.

#5 – Gli eBook non si diffondono da soli

Sembra lo stesso di cui sopra ma non lo è, anche se vendita e diffusione sono legate tra loro (banalmente se non diffondi non vendi). Però ora avete in mano (si fa per dire) i vostri primi eBook, come scrittore non vi conosce nessuno o come casa editrice non siete ancora nel mercato digitale. Piazzare eBook a 7.99€ su Amazon e premere il famigerato F5 è uno spreco enorme di tempo e speranze. Meglio iniziare a farsi strada con qualche testo gratuito, racconti nel caso di scrittori, demo delle proprie opere, ad esempio, nel caso di CE. Quando si discute di questo con qualche autore che mi contatta e io sussurro, con le dovute cautele, la parola gratis, sento l’anima dell’interlocutore accartocciarsi. “Ma come, lavoro sulle mie cose e devo darle via aggratis?!” No, ovviamente non si deve, però la strada dell’auto pubblicazione è piastrellata di lettori diffidenti, sommersi da ogni genere di eBook, in quantità ogni giorno crescente. Questi lettori vanno attratti come topolini col formaggio, facendogli annusare (e ogni altro paragone lasciamolo stare) quello che avete per loro.
Il consiglio: iniziare sul sito di cui sopra a dar modo di farvi conoscere. Qualche racconto (ben presentato, impaginato, scaricabile almeno in ePub, NON leggibile solo sul sito/blog) e che ci sia la possibilità di farvi avere un feedback (mail, commenti) al quale rispondere quanto prima. Partecipare a iniziative simili su siti altrui, evitando commenti “tanto per”, come “Bravissimo!”, “Sei un dio della new wave epic italiana!” e via dicendo, ma cercando di far vedere, anche lì, che sapete scrivere e avete di cosa scrivere.

#bonus track – Scrivere è un lavoro, auto pubblicarsi è metter su una piccola impresa

Si sarà capito dall’elenco, per altro sicuramente monco di altri aspetti del mondo dell’auto pubblicazione, che non è una cosa semplice, non si hanno risultati dall’oggi al domani e ci vuole tempo e costanza. Scrivere, farlo bene si intende, è già di per sé un lavoro duro. Tolte le orette passate a liberarsi l’anima dai propri pensieri gettando tutto su carta, arriva la decisione di poter proporre quanto si è scritto. E allora si riscrive, corregge, revisiona, e non sempre il risultato è all’altezza e si deve ricominciare. E una volta giunti ad avere una buona opera, si inizia appena tutta la trafila di lavori da dover fare (o pagare qualcuno perché li faccia) per avere visibilità e feedback utili a crescere e farsi leggere.
Questo va detto non per scoraggiare tutti, però per iniziare a far pensare nel modo corretto chi si affaccia a questo mondo, per suggerire soluzioni che rendano responsabili per le proprie opere non più solo sotto l’aspetto qualitativo della scrittura (e ce ne sarebbe da dire…) ma anche su tutto quel che trasforma un buon testo in una auto pubblicazione valida, che dia soddisfazioni a chi la legge (che è infine la persona più importante di tutta questa trafila, prima o poi lo si capirà) e a chi la scrive.

E voi, avete altri consigli da aggiungere alla lista?

 

Guide al mondo eBook

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20 thoughts on “Cinque verità sul pubblicare gli eBook

  1. Sacrosanto!
    Da incidere nel marmo e da far leggere a tutti quei SOMARI che credono ancora che scrivere sia un’attività solitaria da fare in una stanzetta semibuia, e poi aspettare che il mondo intero riconosca il presunto genio.
    La forma? Un minimo di “estetica”? Un po’ di promozione?
    Ma figuriamoci!!!

      

  2. Bell’articolo. D’altronde tu sei il guru dell’impaginazione (sarà un caso che i 3/4 degli ebucchi che ho letto li hai impaginati tu? XD), quindi nessuno può parlare con più cognizione di causa di te sull’argomento.

    Io ogni volta che acquisto un eBook la prima cosa che vado a vedere è se ha il drm oppure no. Se ce l’ha, anche se il libro costa poco e ci tenevo, non lo compro. A cattiveria.
    Così imparano, tiè! 😉

      

  3. Credo che chiunque si butti (il termine è scelto apposta) nel web un ebook sperando che si venda da solo, specialmente non essendo presente lui nel web, sia, usando un termine quanto più delicato possibile, un illuso.

    Poi se una persona scrive perchè gli piace e per vendere in futuro, l’idea di pubblicare qualcosa gratis non gli dovrebbe andare tanto di traverso.
    Il diritto di essere pagati per il proprio lavoro è sacrosanto, ma come hai detto tu l’auto pubblicazione è un’impresa e per mandare avanti un’impresa servono sempre investimenti iniziali e non si smette mai di investire.

    Ultima cosa, non penso di aver mai commentato qui sul tuo blog, quindi salve 😀

      

  4. Beh, da te che ne hai visti passare parecchi di eBook, sono parole toste. Che servono non solo per essere lette.

      

  5. Ho scritto l’articolo proprio perché dopo un anno di impaginazione ho visto cambiare davvero poco. L’approccio all’eBook è rinocerontico, mi ci butto e quel che va va. Spesso c’è poca voglia di investire ora per guadagnare domani, piuttosto si mette l’eBook a prezzi alti, perché si è ancora troppo avvinghiati alla visuale classica dei prezzi dei libri.

    E per gli scrittori esordienti spesso i dubbi sono gli stessi, oltre che appunto la scarsa voglia di spendere per migliorarsi. Non ti dico quanti clienti ho perso perché ho suggerito un editing pre pubblicazione. Mi viene sempre il dubbio, sto zitto e impagino, anche se è scritto in una lingua che non è italiano vero.

    D’altra parte l’informazione sugli eBook in giro non è tantissima, è disomogenea e per lo scrittore poco “informatico” i dubbi sono davvero tanti.

      

  6. interessante e, detto da te, accademico. Io non mi pongo il problema dell’autopubblicazione a pagamento (ci mancherebbe! sarebbe come vendere il nulla!), però ci tengo ad avere un editing come si deve, quindi mi rivolgo sempre al mio pusher editoriale di fiducia, che per fortuna è aggratis e soprattutto bravo.

      

  7. Sante parole, Matteo! 🙂

    Dal canto mio sono riuscito a impaginarmi finora i miei eBook gratuiti, credo il lavoro non sia malaccio. Idem con la diffusione, anche se ovviamente il mio blog e la mia presenza sui network può arrivare solo fino a un certo punto. Quello su cui pecco irrimediabilmente è la copertina, che ostino a realizzare da me con pessimi risultati. Questo perché se chiedo a qualcuno di farmi una copertina, voglio poterlo pagare, e al momento, da studente senza stipendio, non ho grande indipendenza economica. 😛 Stesso motivo per cui non ti ho mai chiesto di impaginarmi qualcosa (vabbè, a parte gli ebucchi Cthulheschi, che sono progetti a quattro mani più che altro). E poi sì, ok, va bene arrangiarsi, ma alla fine i professionisti sono un altro mondo. Quindi arriverà anche il periodo in cui potrò spendere e allora tu, Luca Morandi, e un editor serio avrete mie notizie. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    PS: Diffondo il post su Facebook! 😉

      

  8. Ottimo post. Son regolette che ormai dovrebbero conoscere anche i sassi, ma l’Italia è un popolo di scrittori, mica di lettori… e leggere un post così lungo costa fatica, meglio scrivere due righe, allegarci un sacchettino pieno di virgole e punti (così che il lettore possa metterli dove meglio gli aggrada), e vendere l’ebook a 15 euro, così divento ricco prima e non sto a sbattermi troppo. :-/

    Fortuna che oltre i millemila di qui sopra, ci sono anche pochi eletti che sanno il fatto loro ^_^

    Quanto al DRM… io credo diventi disturbante quando, più che a proteggere un testo, impedisce al lettore di leggere. Metti Amazon. I suoi ebook hanno il DRM, ma la stessa Amazon fornisce strumenti per leggere i suoi ebook non solo su Kindle, ma anche su moltissime altre piattaforme, e addirittura via web (dove qualche Brand impedisce ad Amazon di distribuire la propria applicazione… vedi Apple!).
    Oppure, ancora meglio, il social DRM… ovvero quando l’ebook viene venduto con sopra impresso nome, cognome, ed email dell’acquirente. Se questo ebook finisce nel P2P, allora tutti sanno chi ce l’ha messo e quel che succede, succede.
    Odio invece i DRM di Adobe (quelli che appaiono sugli ePub), che spesso e volentieri son talmente legnosi che non permettono di leggere neppure su dispositivi abilitati.

    In un mondo perfetto il DRM non dovrebbe esistere… o per lo meno, dovrebbe essere trasparente al fruitore dei contenuti. Ma non viviamo in un mondo perfetto :-/

      

  9. Concordo sul social DRM, però spesso quando spiego cos’è capisco che sembra troppo “debole” come protezione. Lo scrittore chiede ancora le questioni legate alla registrazione del testo alla SIAE (le chiedevo anch’io la prima volta che proposi un mio scritto), perché la paura di vedersi rubata la propria opera è fortissima. Quindi visto che registrare non serve, almeno ci metto un lucchetto così non “piratano il file”.

    I DRM di Adobe sono terrificanti e infatti sono quelli che generano più problemi nel lettore che spesso molla il colpo e magari trova lo stesso eBook piratato con due click. Il problema è, al prossimo eBook che gli interessa, questo lettore tenterà di nuovo l’acquisto con DRM o andrà direttamente a pescarselo in rete?

    E ci diciamo che è comunque una questione legata al prezzo.
    Eppure ho amici che hackerano l’iPhone per potersi scaricare App che costano meno di 5€, perché così risparmiano.

    Siamo sicuri che alla fine se un eBook costasse 1.99€ invece di 7.99€ verrebbe piratato di meno?

      

  10. D’accordo in tutto e per tutto. E mo condivido pure.
    E sai una cosa, io non avrei la pazienza di tentare di fare il lavoro che fai. Quando vedo la punteggiatura messa accaxxo mi parte l’embolo.
    Quindi, grazie anche per la volontà, contro ogni soddisfazione, di tentare ancora di spiegare cose sensate come queste a chi proprio non vuol capire.

      

  11. Eh ma la parte più brutta è che embolo o meno la persona che hai davanti spesso, ma ben lo sappiamo no? sparisce imbronciata, offesa dalla critica, dal commento o dal fatto che stai rantolando a terra in preda a un attacco epilettico causato dai troppi puntini.

    E comunque diciamocelo, sono pur sempre qua per fornire un servizio e tentare di venderlo, quindi mi conviene questo approccio rispetto alla badilata nei denti con uno Zingarelli con sovracopertina in zinco 🙂

    Che poi spesso la “Zingalata” dia più soddisfazione e forse migliori risultati, è un bel tema di discussione.

      

  12. *si spertica applaudendo*

    Parole SACRE. E le sottoscrivo da povera crista che gestisce un marchio editoriale in cui cura editing/impaginazione/copertine. E che lotta contro l’ignoranza dello scrittore che pubblica in ebook.

      

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