Come il lupo – Eraldo Baldini

Ho comprato questo libro parecchio tempo fa, perché in copertina c’era il lupo e la trama conteneva la vita fredda e difficile delle valli montane, antiche leggende e morti misteriose. Non sapevo chi fosse Baldini né cosa avesse scritto prima (e dopo, visto che questo romanzo è vecchio di qualche anno ormai).
Al solito lo tsunami dei libri in arrivo ha sommerso alcuni titoli tra i quali questo romanzo, che è rimasto ad attendere il momento giusto.

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Baldini è specializzato in antropologia culturale ed etnografia, una di quelle cose che scatenano l’invidia dell’ingegnere elettronico che mi contiene.

E l’antropologo – etnografo, in questo libro, si sente tutto. Non è solo la nozione in sé, rivelata al lettore, quanto la capacità di inserirla in maniera credibile nel contesto narrativo. Quando parla della vita nelle valli, dei primi approcci alle città, o alla televisione che si va diffondendo tra la gente comune, sembra di essere lì seduti al bar ad ascoltare un dialogo reale tra persone reali, non uno scambio di informazioni tra personaggi di un libro.

La storia parte nel 1600, ci rimane brevemente aggrappata, il tempo di porre il mattone fondamentale della costruzione, e poi approda agli anni ’50 del nostro paese e lì rimane fino alla conclusione del romanzo.

Nelle descrizioni e nelle parole c’è l’intento, riuscito, di creare un contrasto tra il caos nel mondo “fuori” (i movimenti politici di quegli anni, le manifestazioni di protesta, una delle quali alla fonte del dramma che dà l’avvio all’intera vicenda), e la quiete della montagna, dei paesi che si vanno spopolando, della neve, della semplice vita dei lupi (non semplice come facile ma semplice in quanto naturale).

Questo avvicinarsi, dall’esterno verso l’interno, non è continuo, ma alternato e lento lungo una spirale che tocca la vita di più personaggi e scivola verso il fulcro centrale, piantato saldamente, secoli prima, nella ricca terra della Valchiusa.

Il linguaggio del romanzo è semplice (allo stesso modo della vita dei lupi, beninteso) e riesce a evocare le immagini di quei luoghi e a costruire un personaggio principale interessante, più spesso della pagina che lo contiene, diviso tra ciò in cui crede e il bisogno di uscire da un doloroso stallo familiare nella propria vita.

Un consiglio a chi lo trova in giro è di non leggere la quarta di copertina. Sappiamo quanto spesso siano fuorvianti e a me ‘sta volta ha fuorviato parecchio. Senza entrare troppo nel merito, che altrimenti vi spoilero la fine e non leggete più il blog, posso dirvi solo che spesso, durante la lettura, ero indotto a credere ci fosse un certo tipo di fenomeni, alla base della storia, e ogni volta ero riportato su una strada diversa dal Baldini.

Il romanzo non è esente da qualche difetto, che non riesce però a minare la bellezza dell’immergersi nella sua lettura. Alcune descrizioni, alcuni paragrafi iniziali, sono troppo lunghi, frasi composte che sfiatano e addossano troppe immagini, togliendo chiarezza a quegli stessi paesaggi che sta cercando di costruire.

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