Coraline

Ogni tanto, lassù dove operano i filmmaker, qualcuno si ricorda che le favole fanno (facevano?) paura. E quindi prendono un libro affascinante come Coraline (che mica per nulla ha vinto premi come l’Hugo, il Nebula e il Bram Stoker) di Neil Gaiman (Sandman, Stardust, American Gods) e lo trasportano dall’inchiostro alla celluloide (digitale) rispettandone le caratteristiche salienti. Il risultato è un attimo di straniamento, passando dai trailer dei prossimi blockbuster coccolosi come L’Era Glaciale 3 e Up alle atmosfere scure e opprimenti delle residenze Pink, ci si chiede dove sono finiti i simpatici animaletti sfigati o i personaggi tondi e morbidosi.
Nella casa dove si trasferisce la famiglia di Coraline (guai a sbagliarne il nome con il più comune Caroline) tutto questo manca, anzi. Le entità che la abitano, nel mondo reale come nel mondo “oltre la porta”, sono tutt’altro che rassicuranti e potrebbero benissimo essere soggetti per storie a parte. L’artista del circo russo che alleva topi salterini, le anzine (ancestrali?) ballerine che si contendono un palcoscenico decrepito, l’amichetto dalla fisicità di un giovane Igor, che si trascina col suo sputacchiante motorino indossando maschere paurose.

Merito di questa trasposizione va sicuramente a quell Henry Selic che ha diretto, più di quindici anni fa, il Nightmare Before Christmas di Tim Burton. In Coraline, assieme a Gaiman, riesce nell’impresa di portare sullo schermo una storia capace di affascinare e impressionare, attraverso personaggi distorti e ambigui, musiche dissonanti da circo (e nel film i clown ci sono, non si vedono subito, ma ci sono, e hanno pure la dentatura spessa e sanguinante di un certo IT che abita a Derry).

Coraline, una bambina alle prese con genitori troppo impegnati per curarsene, si darà all’esplorazione della nuova dimora, scoprendo una porticina che non ci dovrebbe essere e che di notte conduce in un mondo tale e quale al nostro, dove una madre e un padre amorevoli l’attendono per rimpinzarla di cenette favolose e riempirla di regali. Non fosse che questi Altri genitori hanno bottoni neri al posto degli occhi, tutto sarebbe perfetto, la realizzazione del suo desiderio di essere considerata e coinvolta dalla sua famiglia. Coraline dovrà scegliere da che parte del muro preferisce stare, scoprendo le conseguenze del fare la scelta sbagliata.

Il film scivola attraverso quasi due ore di paesaggi cupi e personaggi il cui doppio incarna le migliori aspettative dell’originale, in un piccolo colorato Luna Park dove tutti sembrano aver venduto una parte di sé. Ma Coraline dimostrerà di avere le capacità di fare ciò che è giusto, con l’aiuto di un gatto spocchioso e di qualche spintarella dagli altri protagonisti, che sono persi nel loro mondo ma non per questo incapaci di aiutarla.

Non all’altezza delle aspettative invece la scelta del 3D. Con questo film la terza dimensione non era davvero necessaria, ci pensava la storia, con la sua scelta di porte magiche, mondi costruiti da volontà maligne e scenari fastidiosamente affascinanti a tracciare la profondità della storia. Gli occhialini, pesanti e inutili, non aggiungono nulla, ma riescono a togliere almeno in parte colore all’immagine, dal momento che la ripolarizzazione scurisce un film già abbastanza cupo.

Coraline è un film da vedere e rivedere (attendo già il DVD!) per godere del fresco del giardino di fiori incantati, dell’opprimente circo di folli topi ballerini, assaggiando le caramelle invecchiate, tenute da parte solo per noi dalle sorelle danzatrici.

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