Dark (Netflix)

In questi anni ho sviluppato una certa passione per i film di fantascienza che trattano di tempo, anomalie e dimensioni più o meno parallele. Quando ho sentito per la prima volta parlare di Dark pensavo si trattasse di una serie tv horror, e la locandina che mi ricordava in qualche modo il simbolo della strega di Blair non mi aveva preso per niente. Poi grazie al solito passaparola sui social ho scoperto che il vero tema era un altro. Seguono spoiler.

Nella piccola, perennemente assediata dalla pioggia e terribilmente noiosa cittadina di Winden si intrecciano le vite di quattro famiglie. La scomparsa di un bambino e misteriosi fenomeni apparentemente collegati alla centrale nucleare che alimenta il paese daranno inizio a una vicenda dai risvolti sovrannaturali.

Una centrale nucleare. Un bambino scomparso. Ambientazione anni ’80. Ragazzini che va in bicicletta. E i blog titolano “l’erede di Stranger Things”. Se rapiscono un bambino, è come in Stranger Things. Se si vedono gli anni ’80 allora è Stranger Things. IT avrebbe dovuto essere come Stranger Things. Anche la seconda serie di Stranger Things doveva essere più simile a Stranger Things. E Dark, serie tv tedesca trasmessa da poco sulla solita Netflix, non è abbastanza come (o ha copiato da) Stranger Things. O almeno così dicono in giro.

La verità è che se proprio bisogna cercare dei legami e dei paralleli, vista la natura temporale del mistero, è da altre parti che bisogna volgere lo sguardo o sintonizzare la televisione. Dark, con la sua timeline involuta e i loop gordiani riporta alla mente pellicole come Primer, Time Lapse, Timecrimes. E un serial interrotto troppo presto, benché con molta più romance all’americana, come lo sconosciuto Journeyman.

Ma se lo chiedeste a me vi direi che soprattutto per Jonas, personaggio fulcro dell’anomalia e a suo modo protagonista principale della storia, si sentono echi di Predestination o della sua ispirazione letteraria, All You Zombies di Heinlein. Ci sono stati pure un paio di momenti nei quali ho veramente creduto che alla fine della storia si sarebbe scoperto che sono tutti parenti di tutti, o addirittura tutti la stessa persona, mutata negli infiniti intrecci del nodo che si stringe su Winden. Dal cliffhanger finale direi che non sarà questa la conclusione.

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Fondamentale avere un muro così per ricordarsi i personaggi

Resta aperto il quesito su quel futuro, che non fa parte della terna 1953, 1986, 2019. Si è quindi formato un secondo trittico di punti temporali? Avremo un 1986, 2019, 2052 o si andrà ancora più avanti? Per ora non si sa nemmeno se la serie sarà rinnovata.

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Sembrerebbe un tocco di steampunk, ma quel briciolo di Cesio necessario al funzionamento la riconduce piuttosto al meno noto genere atompunk

Dark è una visione interessante, che costringe a mantenere alta l’attenzione e fare continui esercizi di memoria per capire chi sia chi, aiutati da occasionali e benedetti split screen. Del resto Dark ha dalla sua (e per questo ho letto in giro altre critiche) una serie di personaggi uno peggiore dell’altro. Gente che non si fa scrupoli a denunciare stupri inesistenti, uccidere bambini, nascondere sostanze radioattive, mantenere segreti e ingannare. Un fedele ritratto dell’umanità.

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Dark non è una serie semplice (e ben venga) da seguire, e ha almeno un paio di punti di contatto con un altro serial tv antipatico e stupendo, The Leftovers (ne abbiamo parlato qualche anno fa). Messi da parte in entrambi la trama complicata e i protagonisti “negativi”, abbiamo una colonna sonora perfetta (il Ben Frost di Super Dark Times, Deep e Sleeping Beauty) e una fotografia (Nikolaus Summerer) studiata, precisa, gelida, che raccoglie sguardi e luoghi in lunghe cornici di tempo. Lasciano ai sensi il modo di dilatarsi, riempire i lunghi silenzi e gli ambienti spogli di una Winden che a tratti sembra una città fantasma, dove si aggirano poche persone perse tra un passato onnipresente e un futuro che non sembra esistere davvero. Tra un dramma familiare e un discorso di filosofia sul continuum, per una volta spiegato senza la solita penna che buca due fogli di carta.

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Le famiglie di Winden coinvolte in Dark
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