Darkness on the Edge of Town di Brian Keene

“Nah. We’re animals, Robbie. Always have been. Always will be.
If dolphins had opposable thumbs, they’d replace us as the dominant species in a heartbeat.”

Ma quant’è che non recensisco qualcosa? Secoli sembrano, speriamo sia come con la bici che non ci si dimentica come si fa… Tenebra, disperazione e morte, okay, ma anche quel tocco di paranormale cosmico e parecchi personaggi alcuni perfino ironici. Tutto in questo libriccino che avevo trovato cartaceo per pochi euri sul solito ebay e invece poi è successo che mi son fatto regalare da Amazon nel formato eBook, per non so che occasione.


darkness brian keeneLeggere in inglese Keene è stato più semplice di quanto pensassi ma il buon Kindle, fedele compagno di letture, si è rivelato importantissimo, col dizionario sempre pronto. Se continuo a preferire il libro cartaceo, per imprese che superano certe lunghezze, quando mi avventuro tra i testi in lingua originale non c’è paragone. Con i primi che ho affrontato quest’anno, Red Nails e Queen of the Black Coast, due testi di R.E. Howard, è stato addirittura fondamentale per non farmi sprofondare in un mare di termini ignoti. E dovendo consigliare direi che a chi ama il genere questo autore è consigliatissimo, la prosa semplice, i termini alla portata di chiunque, permettono di affrontare il romanzo in inglese senza eccessive difficoltà.

*** qua mi son visto il trailer dell’ottava stagione di Dexter… fine dell’interruzione ***

Torniamo alla tenebra di Brian Keene, che i più ferrati in materia conosceranno, e molti sapranno anche che pur essendo amato nel resto del mondo e avendo vinto numerosi premi, noi italiani non lo traduciamo. A parte la gang di Edizioni XII, che ha regalato al pubblico quell’apocalittico volume de I Vermi Conquistatori, nessuno sembra altrettanto coraggioso.

La trama, in breve: Una mattina gli abitanti di Walden, Virginia, si svegliano e scoprono che il resto del mondo sembra essere semplicemente… sparito.
Ora ciò circonda la loro città è un muro di oscurità color inchiostro, che ha precipitato Walden in una sorta di notte perenne. Nulla può entrare – non luce, non la gente, ma nemmeno l’elettricità, i segnali radio, TV, internet, il cibo o l’acqua. Ma non è tutto: niente e nessuno può uscire. Nessuno di chi ha osato penetrare la barriera misteriosa è più tornato indietro. Le loro urla sono tutto ciò hanno lasciato dietro di sé.
Ma per alcuni il buio non è il peggiore dei loro timori. Impazzire per la sete, la fame, e a causa della notte perpetua: questo è il rischio principale che corrono gli abitanti di Walden. Gli ultimi, pochi prigionieri sani di questa piccola città devono prepararsi al peggio.

Con questo libro, scritto nel 2008, Keene continua il suo percorso sul tema dell’apocalisse, che si diramar negli altri romanzi, legati tra loro da pochi elementi, in una riscrittura oscura e fantastica del nostro universo. In questo caso, dopo le creature vermiformi e acquatiche (e i riferimenti al Grande Antico più noto, Cthulhu) tocca a un avversario più complesso e meno “organico” (ma non manca il legame con la mitologia lovecraftiana, qui rappresentata dalla citazione a Shub-Niggurath).

Oltre alle vaghe citazioni di divinità dei Miti, non si possono non citare le atmosfere decisamente kinghiane. Dall’idea di una comunità bloccata in uno spazio ristretto (The Dome) ma soprattutto dalle visioni mostruose e nichiliste di The Mist. Anche qui c’è “qualcosa” che avvolge luoghi e persone e in questo qualcosa si annida un male sconosciuto e letale. E il legame con The Mist si fa più forte mano a mano che ci si avvicina alla fine, con una conclusione (parlo del racconto, non del film, peraltro molto bello, che ne è stato tratto) che si muove su binari paralleli.

 

“…what happened at the pet store shot it in the head six times
and then raped its bleeding corpse.”

Questo, come altri romanzi del genere apocalittico, mi spingono sempre a interrogarmi sui tempi, sull’effettiva resistenza dell’essere umano a atmosfere del genere. Quanti giorni ci vogliono prima che, in totale assenza di controllo e in una situazione di pericolo, i primi individui inizino a cedere agli impulsi che celavano sotto una maschera di normalità nella vita quotidiana? Pochissimo (e la cronaca di quello che succede durante i disastri naturali appoggia completamente queste teorie). Nel romanzo lo stesso protagonista si interroga sul fatto che sia stata la tenebra a trasformare le persone o, piuttosto, a liberare una parte di esse, tenuta completamente nascosta. L’analisi, attraverso gli occhi del protagonista, delle innumerevoli reazioni dei cittadini, delle loro trasformazioni interiori ed esteriori, è uno tra gli aspetti più interessanti del romanzo.

La discesa allo stato “selvaggio” dei cittadini di Walden richiama ancora molto di già letto, e ancora il paragone con The Mist è naturale, con il formarsi del gruppo, attorno al protagonista, di chi ancora spera nell’ordine naturale delle cose e chi invece torna a voler risolvere i problemi con gli antichi metodi (che sia un infante sgozzato o un uomo dato alle fiamme poco conta, almeno per “gli dei”).

I personaggi si muovono in questo contesto in modo naturale e riescono a far persino sorridere (per quanto lo slang di T e compagni era a tratti impossibile da capire) e il lungo discorso illuminante, se mi si concede il gioco di parole, con Dez riesce a essere una sorta di infodump mistico affascinante e ben realizzato.

Ultima nota aggiunta in extremis, come I Vermi anche questo è un racconto che si srotola partendo dalla fine, nella tradizione di molti racconti horror in cui il protagonista è a un passo dal compiere un “gesto finale” (omicidio, suicidio, fuga,…) e si prende il tempo che ha per raccontare cosa lo ha portato a quel punto. Per le solite ossessioni personali il primo incipit del genere che mi viene in mente è quel “I am the last . . . I will tell the audient void” tratto da Nyarlathotep.

E ci sono visioni, tentacoli di tenebra e un bel po’ di urban fantasy. Insomma, raccomandato senza dubbi.

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4 thoughts on “Darkness on the Edge of Town di Brian Keene

  1. Peccato che non si trovino editori italiani disposti a tradurre Keene, in compenso però se vuoi c’ è la trentamiliardesima ristampa di Vespa disponibile. 🙁

      

  2. Di Keene ho letto solo The Rising ed è vero quello che dici, ha una prosa semplice ma per nulla banale. Mi hai incuriosito con questa recensione, recupererò al più presto.

      

    1. Dei soli due che conosco, questo e I vermi, sarei comunque più propenso a consigliarti il secondo, che ho trovato più avvincente (sebbene una parentesi interna un po’ troppo lunga spezzi il ritmo della storia principale. E rimane il consiglio sul tentarli in lingua originale, se già non lo fai, merita ed è uno sforzo minimo.

        

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