Dwarfest un gestionale di nani e barili di birra

Giocare bene, giocare spesso, come a camminare fuori da casa (mi) porta ad aver voglia di scriverne, di raccontare, come al tempo della rulescyclopedia e delle cronache del sottosuolo di Dungeons&Dragons. Giocare e scrivere come un atto liberatorio, di riscossione da impegni e progetti che dall’alto vincolano le poche ore di veglia che ogni giorno ci regala, attività senza voto e valutazione esterni, ma che mirano a esser fine a sé stesse, al vissuto di un momento ludico che è competitivo (ma non sempre) solo in se stesso.

Kanagawa, di cui abbiamo parlato nel weekend, è stato il titolo che per me ha ridato il via alla soddisfazione di certe voglie. Sul tavolo, grande o piccolo che sia, i racconti si incarnano in simboli, colori e miniature, a livelli sempre diversi. Dall’astratto del titolo sulla pittura fino al concreto di certi miniature games iper dettagliati. E la narrazione c’è, da qualche parte, anche se nella sequenza di giochi che abbiamo provato con il gruppo de La Costola se n’è vista ancora poca, ma ho con me un certo Holmes&Watson e in arrivo Arkham Horror LCG per cambiare le cose.

Questa volta ci buttiamo nel fantasy più becero e stilizzato, un gioco che nasce da un cliché antico come la Terra di Mezzo. Nani e birra e pepite. Ma non ce ne staremo a darcele nei terrificanti, bui e invivibili sotterranei di Moria, piuttosto ce ne andremo in qualche città tra le colline. Missione, diventare il miglior gestore di locande naniche della zona, ricorrendo a ogni sorta di trucco per raggiungere l’agognato premio.

Per sapere di cosa sto parlando non vi resta che leggere la recensione di Dwarfest sul sito della Costola dei Barbari.

dwarfest recensione

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