World of Warcraft: First Kill, Morogrim Tidewalker

Quant’è profondo il tunnel? Non so bene ancora, non mi ci sono mai tuffato del tutto in realtà, a parte forse un primo folle periodo, ho sempre mantenuto un certo legame con il mondo “in real”, ma ammetto che certe volte è bello perdersi nelle emozioni che un gioco online riesce a regalare.

Alcuni mesi fa ho scelto di chiudere per un po’ con le mie varie “produzioni”, tra gazzette e fanzine, tra città deserte e creature viscide e striscianti, tra l’ennesima rilettura di H.P.Lovecraft e l’ennesima partita ad Arkham Horror, tra un tentativo di racconto ed un inutile libro game, ho scelto di tirar giù la serranda e affondare in qualcosa di più semplice. Sicuramente le soddisfazioni sono diverse, ma almeno per il sottoscritto l’esperienza del 2007 in fatto di “editoria” son state abbastanza pesanti da farmi dubitare dell’utilità del tempo passato a scrivere o impaginare testi ed immagini.

Largo quindi e ancora a honor e repu, a raid e quest, possibilmente in gruppo ma anche da solo, cavalcando il lupo infernale nelle lande devastate che giacciono oltre il portale e che riescono, al di la di qualsiasi meccanismo di gioco, a darmi ancora emozioni. Per quante volte posso averle viste, le architetture tridimensionali di World of Warcraft mi impressionano e spesso mi trovo a vagare in qualche zona solo per il gusto di rivedere luoghi e creature mostruose, gustarmi i giganteschi funghi di Zangarmash o le costruzioni morbide di roccia di Silvermoon City nel suo eterno ed effimero autunno. Probabilmente è tutto, come si suol dire, negli occhi di chi guarda, c’è poca gente, almeno per quanto ne so io, che “perde tempo” a guardare il gioco e si dedica piuttosto ad accumulare qualcosa di “utile” (gold, repu, honor, drop,…).

Tutto sto preambolo solo per dire che ieri con la gilda con la quale gioco, i Legio Septima, derivata (tra separazioni, scissioni e così via) dai Signori della Guerra, abbiamo (ma direi hanno, il mio contributo, a parte aver aggrato i murlocchini maledetti al primo try, mi è sembrato minimo) abbattuto tale Morogrim Tidewalker, “o’ gigantone puzzone” con i suoi earthquake, i suoi watery grave e così via. Non molto per diverse altre gilde che sono andate oltre, ma per me ha rappresentato il primo “first kill”, e anche se non ho partecipato che ad un paio di try del suddetto bossone, è stata una soddisfazione veder scendere la sua vita al 50%, poi al 40% e pensare che forse forse si faceva, al 30% ed iniziare a sentire tutto farsi più frenetico, poi al 20%, correre, al 10% con diverse persone morte, tra eccitazione e panico di non farcela, pozze che andavano giù come birra, ricordarsi i cast giusti, scatenare l’elementale (fiammiferino, ovviamente, il miglior amico dello shamano) e poi 5, 4, 3, 2, 1,… e la sua giusta e meritata dipartita.

Tutto qua insomma, nulla di più o nulla di meno che una partita, ma con una soddisfazione notevole, lo ammetto. Ed ora si torna a “farmare”, a “skillare” e a guardare le miniature che mi rimangono da dipingere o i libri che leggerei più velocemente se non giocassi. E so che prima o poi metterò di nuovo da parte la mount volante e le chiavi per il portale verso le terre esterne.
Ma per ora, in questo momento, è ancora tempo di battaglie, ancora tempo di sprofondare nel rumore degli incantesimi e nella voce dei compagni che percorrono strade simili tra orchi ed elfi, troll e non morti.
Pensando che ho scelto uno sciamano per la passione per un certo credo, un tauren per la bellezza della città natale Thunder Bluff, per un legame assurdo tra mondo e gioco, tra sovrannaturale e invisibile tecnologico, e a quanto adoro quella frase detta dai tauren di mezza Azeroth, Hear the call of the earth mother.

Tutto il resto, in fin dei conti, è ancora al di la del mare.

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