Fragile Things di Neil Gaiman

Fa un caldo notevole, avete notato? Strano, per essere estate… Come dite? Siete tutti via ché è ferragosto? Ecco cosa mi era sfuggito! E meno male che avevo deciso di riciclare una vecchia recensione che mi tornerà utile, domani al vostro rientro, per un altro articolo della serie The Art Of, dedicato a una pittrice canadese.

Fragile Things è la seconda raccolta di racconti di Neil Gaiman in lingua originale che leggo ed è la seconda volta che rimango estremamente soddisfatto della scelta. I racconti presentati in questa antologia sono tutti comparsi altrove e la versione dell’Harper Collins che ho preso alla Feltrinelli è quella inglese, che rispetto all’americana ha alcuni racconti in più, già apparsi in Smoke and Mirrors.

fragile-things-neil-gaimanIl pregio principale di Gaiman (che esalta il difetto in molta letteratura di genere che si trova in giro) è la capacità di gestire quel senso di meraviglia, senza il quale tutto si riduce a una cronologia di eventi insipidi. C’è chi ce l’ha, c’è chi non ce l’ha. La seconda categoria dovrebbe scrivere manuali tecnici, saggi storici, ma sicuramente non narrativa fantastica.

Il racconto A Study in Emerald, che riunisce Sherlock Holmes e i Miti di Cthulhu ne è un ottimo esempio. Lì dove autori come il disturbante e poco tradotto Thomas Ligotti riescono a veicolare la paura e il senso di inconcepibile “esterno”, attraverso storie viscide che avvinghiano il lettore, Gaiman fa ricorso a dialoghi sottili e un vocabolario perfetto, utilizzando l’idea di Lovecraft, di un mondo dominato dai Grandi Antichi, ma rivedendola in una chiave inaspettata.
Gaiman non perde tempo a spiegare perché il mondo è così o come lo sia diventato: quella è la realtà e descriverla, dal punto di vista di chi ci vive e la considera “reale”, deve essere più che sufficiente, spiegarla non servirebbe. Anzi, proprio questa dicotomia tra ciò che noi riteniamo dovrebbe essere e ciò che i protagonisti si ostinano a chiamare “realtà” diventa leva per smuovere ulteriormente la curiosità del lettore.

Un altro interessante racconto, che capovolge la definizione stessa di narrativa fantastica (e potrebbe essere un capitolo a parte del racconto A Study in Emerald) è Forbidden Brides of the Faceless Slaves in the Secret House of the Night of Dread.
Anche in questo caso assistiamo alla comparazione dei due mondi, attraverso i racconti di uno scrittore che insiste nell’essere realistico, finché non gli verrà spiegato, da un corvo saggio (proprio quel corvo, Nevermore), che anche scrivere “fantasy” può essere appagante.

In altri racconti assistiamo a riusciti omaggi alla letteratura amata da Gaiman, come October in the Chair, incluso nell’antologia italiana Il cimitero senza lapidi, dove Gaiman costruisce un nuovo gruppo di personaggi metafisici (dopo Sogno/Sandman e i suoi fratelli, qui troviamo le incarnazioni dei dodici mesi). In quelle pagine riesce a donare a ognuno di loro una frazione dell’anima, sufficiente a mantenere interessanti i battibecchi tra i fratelli, a fronte di una storia nella storia che sicuramente omaggia Bradbury (e il suo Popolo dell’Autunno) ma che è abbastanza sotto tono, rispettoal contesto in cui è inserita.

Il difetto principale di questa antologia, se proprio bisogna trovarne uno, è l’aver voluto inserire davvero di tutto, da poesie di due facciate a racconti lunghi, con un livello di qualità non costante. Se Instructions è bella quanto leggera visione dei concetti di favola, le altre parti poetiche non sono all’altezza. Ma sono difetti minimi, sui quali si sorvola e vengono presto dimenticati, affrontando gli altri racconti che presentano un quadro del fantastico che molto deve alle storie de Ai confini della realtà, e agli autori del classico americano, come lo stesso Bradbury.

Rimangono affascinanti i pezzi già visti nella precedente antologia, come How to Talk to Girls at Parties e Sunbird, così come alcune chicche fantascientifiche, come il Goliath ricavato dall’universo cinematografico di Matrix. Per ultimo viene lasciato un piatto succulento per chi ha amato American Gods: un racconto lungo che racconta dov’è finito Shadow, anni dopo la guerra degli dei.

Una raccolta da avere quindi, in inglese, oppure aspettando che qualcuno si decida a tradurne almeno una parte. Sperando non ci sia da attendere anni per poter avere accesso al mondo fantastico di Gaiman. Quel luogo dove gli riesce al meglio di giocare con le nostre emozioni, presentandoci storie solo all’apparenza fragili, personaggi reali e fiabeschi allo stesso tempo. Come se davvero, di questo mondo speciale, lui ne avesse letto un misterioso manuale di istruzioni che, in un modo o nell’altro, cerca di condividere con noi.

I racconti contenuti nell’antologia sono:
– The Mapmaker
– A Study in Emerald
– The Fairy Reel
– October in the Chair
– The Hidden Chamber
– Forbidden Brides of the Faceless Slaves in the Secret House of the Night of Dread
– Desire
– The Flints of Memory Lane
– Closing Time
– Going Wodwo
– Bitter Grounds
– Other People
– Keepsakes and Treasures
– Good Boys Deserve Favors
– The Facts in the Case of the Departure of Miss Finch
– Strange Little Girls
– Harlequin Valentine
– Locks
– The Problem of Susan
– Instructions
– How Do You Think It Feels?
– My Life
– Fifteen Painted Cards from a Vampire Tarot
– Feeders and Eaters
– Diseasemaker’s Croup
– In the End
– Goliath
– Pages from a Journal Found in a Shoebox Left in a Greyhound Bus Somewhere Between Tulsa, Oklahoma, and Louisville, Kentucky
– How to Talk to Girls at Parties
– The Day the Saucers Came
– Sunbird
– Inventing Aladdin
– The Monarch of the Glen

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