Fringe. Dove finiscono gli universi

E così si va a finire.
Guardatevi il trailer poi vediamo se resta qualcosa da dire.

Fatto?
Dai su, che un brivido vi è rimbalzato lungo la colonna vertebrale fino al dispositivo di inibizione emozionale.

È che volevo parlarne e non l’ho mai fatto e a una puntata dalla fine, con un trailer del genere, Waltercentrico come doveva essere, non si può non salutare quello che è stato uno dei migliori serial di fantascienza di questi anni.

Eh lo so, molto dramma, tanti sentimenti e poche risate. E i filleroni delle prime serie, i “casi del giorno” a volte totalmente inutili e pure la voglia di mollare tutto fino a quella “Peter” che ha cambiato le carte in tavola. E da allora amore totale, per un serial che ha sbagliato tanto ma ne ha azzeccate parecchie, con i suoi universi paralleli e il tentativo di riscrivere tutto da capo, con la puntata cartone animato, quella con la fatina lisergica e quella con le campane dell’anima che grazieacthulhu se le son dimenticate in un armadio. Ma anche con l’universo Altro, i dirigibili e l’ambra, mille piccolissime differenze (citate anche da Luke in un bel post) che ti tenevano incollato allo schermo.E con William Bell, che qualcuno lo voleva rivedere nell’ultima puntata e io spero di no, che Leonard Nimoy bravo eh, anche con la dentiera e quella voce da vecchietto lascivo nel parco, ma il suo l’ha fatto e lasciamo, visto che i premi non glieli vogliono proprio dare, il palco a John Noble.

Fringe

Sulla storia rimane pochissimo tempo per dire qualcosa, dopo la VHS-quest e l’incontro con September con i capelli, che ha ribaltato del tutto quello che era il nucleo della serie stessa, l’identificazione del bambino sacro, della persona fondamentale per la salvezza degli universi. Un cambiamento solo formale, in quanto il concetto di sacrificio all’interno del rapporto padre figlio si è semplicemente traslato da Walter/Peter a September/Michael. Inatteso ma ben giocato, spiazzante ma coerente.
A quanto pare potrebbe valere, alla fine dei giochi, che le colpe dei padri ricadano sui figli ma che questi, a loro volta, le rigettino ai loro genitori. E chiudendo un cerchio infinito tra i mondi del multiverso chi potrebbe porre fine alla guerra con gli Osservatori (che tali abbiamo scoperto non sono) se non l’uomo che è stato capace di portare quella guerra e tanta distruzione, per salvare il proprio figlio?

Dispiacerà veder sparire dalla tv un personaggio come Walter Bishop, scienziato pazzo tra droghe e manie, in bilico tra tempi e mondi, capace di farsi staccare parti del cervello pur di allontanare l’ombra della propria “metà oscura”.
Mancherà anche Anna Torv, Olivia Dunham, che insomma era la bella e brava del gruppo e nella contrapposizione con l’Altolivia di qualche serie fa aveva dato forse il suo meglio (aiutata fin alla fine da una gran capacità di recitare solo con lo sguardo, senza bisogno di mille dialoghi spiegosi).
E un brava (e pure bella) anche a Jasika Nicole, Astrid, che ho apprezzato moltissimo pur nel ristretto spazio pellicola che le veniva concesso, e soprattutto nella puntata che le han dedicato, con l’incontro col suo doppio.

Alla fine, al contrario di casi ormai entrati nel mito come Firefly, sono convinto che doveva finire senza dilungarsi, ed è stato un bene sia stata concessa un’ultima serie (per quanto, giusto qualche episodio in più non avrebbe ammazzato nessuno eh, magari fuori dallo slot della morte del venerdì americano). Come per gli episodi conclusivi – gli Epitaph – di Dollhouse, certe idee non possono e non devono venir troppo dilatate, perdono consistenza e incisività, alla mercé di puntate lontane dalla trama orizzontale che tutti hanno bisogno di veder svolgere.

Ora non rimane che attraversare il portale tra i mondi un’ultima volta, e vedere dove ci condurrà.

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2 thoughts on “Fringe. Dove finiscono gli universi

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