Grand Budapest Hotel (2014)

Intanto fa fresco e piove. Ed è sempre un bene, dalle mie parti. Ché le zanzare tigre crescono e figliano poverine, seminando larve in ogni dannato sottovaso che non ho ripulito. Però il buio, il ventilatore e la lampada ammazzainsetti (la seconda, dopo che la precedente si è immolata per il super lavoro a una certa grigliata) sembrano fare il loro sporco lavoro. Dovrò raccogliere un bel po’ di cadaveri, dopo. Ma ora fa fresco, piove, e le zanzare muoiono a qualche metro da me. E riesco a scrivere.

Non il post sull’incontro tra Savage Worlds e i coniglietti mutanti assassini, pronto al 99%, ma giusto due parole su un film. E perché? Insomma questo sito “si occupa” di tutt’altro (che dio no dai è un parolone, per me occuparsi significa studiare e scrivere con una certa cognizione di un argomento, qua per lo più si chiacchiera, anche se non avendo commenti è più un lungo dimenarsi di monologhi sugli argomenti più diversi). Che cosa sia questo tutt’altro di preciso non lo sa nessuno. Storie, horror, giochi, programmazione, un tempo c’erano perfino fotografie. È un magazzino, al solito, termine ricorrente nella mia vita, lo sapete. Un posto polveroso che contiene di tutto, nel quale all’inizio hai cercato di avere un certo ritegno. Degli schemi. E poi hai mandato tutto in vacca, getti le cose così come stanno e le lasci lì fischiettando, per chi verrà dopo.

Rimescolando e risistemando i vecchi post sono saltate fuori anche varie recensioni di film. Soprattutto horror e fantascienza, quando ne guardavo di più e cercavo di parlarne. Per un bel po’ ho smesso con l’horror, per svariate ragioni che me lo rendevano indigesto, per ricominciare di recente con titoli (suggeriti dai soliti buoni amici Gigi ed Elvezio) come YellowBrickRoad.
Al cinema di questi titoli horror non se ne vede passare uno, sappiamo cosa arriva al “grande schermo”.
E lo stesso vale per la fantascienza, che ormai si nutre e vomita se stessa in un continuo filone auto referenziale e pesantemente soporifero, per il sottoscritto.
Ci sono piccole chicche, spesso figlie di produzioni minori e pesantemente (2) debitrici a ispirazioni da arti diverse, mi viene in mente il folle Snowpiercer col relativo fumetto dal quale è tratto. Non parliamo del cinema fantastico, che ormai non riesce a darmi nulla.
Sarò io, sarà lui. Come nei migliori di coppia sarebbe sempre meglio lasciarsi prima che le cose degenerino, ma è sempre difficile.
E capita di riprovarci, di sperare, perché alla fine non ci si ama però dai, ci si vuole ancora bene. Si finisce sulle comode poltrone del multisala con pellicole inguardabili come il nuovo Godzilla (ma mi hanno detto che è colpa mia, che non conosco il canone e quindi non colgo significati e senso del film) o l’ennesimo X-Men, filone che una volta apprezzavo e che ora ritengo di molte spanne inferiore a un qualsiasi capitolo di Fast & Furious, film molto ma molto più divertenti, adrenalinici, coinvolgenti. In qualche caso perfino i dialoghi mi sono sembrati più sensati che quelli nei recenti film di super eroi.

Insomma, cose già dette, col cinema ho ormai un rapporto di amore e odio, i film migliori spesso me li vedo in altra sede, dopo una selezione che mi porta a spendere le ore libere in modo più utile (e prima che mi si rompano i cosiddetti con discorsi sul “spegnere il cervello”, “rilassarsi”, “nutrire il bambino che c’è in me”, per me utilità in questo contesto è ciò che diverte, emoziona, affascina, insegna che a conti fatti riesce a COMUNICARE qualcosa, di fatto quella che dovrebbe essere la funzione fondamentale di un medium come il cinema, no? E il mio bambino interiore è cresciuto, con mia soddisfazione, e ha bisogni più evoluti, ora).

grand-budapest-hotel

Grand Budapest Hotel, perché questo doveva essere l’argomento del post, arriva in questo senso come una raffica di giornate felici, una vacanza inaspettata, un pranzo tra amici dopo infinite giornate a mangiare in una mensa dove impanano qualsiasi cosa per nascondere il gusto della carne frolla.
Non avendo il vocabolario necessario per parlare di film come si dovrebbe (ho letto commenti a GPH che mi hanno costretto a ricorrere al dizionario e in alcuni casi a google translator per il latino) come sempre finisco ad affrontare queste esperienze in modo completamente sensoriale.
Inutile andare a cercare chi è il regista Wes Anderson che no, non lo conosco, non ho visto niente di quel che ha girato e probabilmente non andrò a recuperare.

zero moustafa grand budapest hotel

Più interessante forse il fatto che il merito della pellicola va a un cast come dicono in questi casi “stellare” che ha in Ralph Fiennes il protagonista ma nel giovane Zero Moustafa (Tony Revolori), il suo pezzo migliore, tra i vari Bill Murray, Edward Norton, F. Murray Abraham, Harvey Keitel, Jude Law, e un’altra decina di nomi che non ho voglia di copiaincollare da wikipedia, li trovate tutti lì.

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Il cast del Grand Budapest Hotel

Se è vero che vado ben d’accordo con le storie surreali, tutto migliora quando riesco a vedere al cinema, in una sala vera, un film pulp.
Questo è Grand Budapest Hotel, un gran bel film pulp.
Omicidi.
Killer spietati.
Un quadro rubato.
Inseguimenti.
Due improbabili eroi.
Una rocambolesca fuga dal carcere.
Società segrete.
…serve altro?

100 minuti circa, dura la pellicola, che cresce come il racconto di un uomo, che racconta di un uomo, che racconta dell’uomo che lo ha reso ciò che è. E tutto ruota attorno al GPH, residenza dai colori sgargianti, che nell’ottima fotografia del film riesce a trasmettere l’odore della vecchia tappezzeria, il profumo dei dolci serviti al ristorante, il caotico andirivieni di ospiti. Fino alla solitudine del suo declino, resa in modo splendido dall’esplorazione di corridoi deserti, sale che riecheggiano voci ormai spente, muri screpolati e ospiti vacui come fantasmi.

Qualsiasi film che abbia una voce narrante parte bene, nel conquistare le mie simpatie, e in Grand Budapest Hotel le narrazioni si intrecciano, in un’avventura che alterna toni comici e drammatici fino a un finale perfetto.
E ti rimane la voglia di andare e visitarlo, il Grand Budapest, sperando che qualcuno, abile come il tuttofare Moustafa, lo abbia riportato ai fasti delle origini.

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