Il colosso addormentato di Samuel Marolla

So che spesso Alex, quando recensisce testi di amici o conoscenti, lo dice prima, un avviso sulla presunta “Cricca“, ché si sa, se si fanno i complimenti agli amici, mica è perché questi son bravi. Figuriamoci ora se ne parlo bene pure io, che l’eBook in questione l’ho pure fatto, guadagnandoci. Insomma, potrei parlarne male?

Ebook Il colosso Addormentato di Samuel Marolla
La nuova cover dell’eBook

Effettivamente no, non potrei. E non per qualche sordido legame tra gente che si auto produce, scrittori che conoscono il Saluto Segreto della Cricca e si fanno complimenti a vicenda per il lavoro svolto. Ma perché come molti hanno già detto Samuel Marolla è davvero bravo. E vi basta poco, accostandovi ad esempio a questo Colosso addormentato (acquistabile a 1.49€), per darmi ragione. E se non fosse che la nostra Italia è ancora stretta da un geriatrico affetto per le cose che costano di più, per la carta a tutti i costi, per quel legame fama-abilità che spesso viene meno da subito, se non fosse così, Samuel sarebbe già a ben altri livelli di diffusione e quell’eBook farebbe bella mostra di sé nelle classifiche di vendita.

Ma veniamo all’eBook, che appena finisco di scrivere questa recensione mi rilasso leggendo uno dei racconti gratuiti di Samuel.

Fabio Angotti, archeologo e ufficiale riservista dell’esercito, viene ingaggiato dai servizi segreti militari per una missione speciale nel nord dell’Afghanistan, in una base militare italiana denominata “Campo Polifemo”. In un sistema sotterraneo di grotte venuto alla luce a nord di Herat, dopo un bombardamento di “bunker buster bomb” americane, gli italiani scoprono un reperto archeologico che potrebbe cambiare la storia: un gigante di pietra alto trecento metri, e dotato di un inquietante magnetismo. Fabio Angotti si ritroverà abbandonato a sé stesso in una base sperduta fra le montagne nel nord dell’Afghanistan, perennemente sotto attacco dei Talebani, e al comando del colonnello Tam, un uomo che sembra aver perso totalmente il controllo di sé e dei propri uomini. Nemici veri e immaginari iniziano a confondersi e a rendere labile il confine fra la realtà e l’incubo. Le ombre e i sussurri nella notte si trasformano in pericoli concreti, gli Alpini divengono vittime di allucinanti mutazioni, e, infine, una bufera di neve si abbatte su Campo Polifemo, intrappolando i soldati italiani in balia di forze oscure e violentissime. E su tutto l’orrore che si scatenerà regna imperscrutabile, eterna, aliena, la mastodontica sagoma del Colosso Addormentato.

Una cosa su tutte domina, oltre al colosso ovviamente, le pagine virtuali (circa 160 delle vecchie pagine di carta) di questo romanzo. La qualità della descrizione e la sua indipendenza dall’eccesso di quantità di dettagli che si potrebbe ritenere necessaria. Che frase, va beh mi spiego meglio. I personaggi, ecco, vengono costruiti con un lento e sapiente lavoro fatto di ottimi dialoghi, completi e verosimili. Il Pulé, il terribile colonnello Tam e lo stesso protagonista, parlano tra loro con convinzione e realismo, ognuno con una sua voce che rimane costante per tutta la lunghezza della storia. Altro esempio è l’ambientazione bellica, definita nei particolari senza che questi diventino troppo pesanti (personalmente non digerisco i romanzi che diventano improvvisamente saggi di balistica o elenchi di sigle che dimenticherò chiuso il volume o spento il Kindle, se l’infodump fantasy in genere mi annoia quello da esperto bellico mi devasta di noia).

Perfetti i periodi che abbandonano l’uso dell’interruzione, frasi fuse (inglobate?) in un testo che coinvolge e trattiene, esegue un preciso transfer emozionale dal protagonista al lettore, permettendo di avvertire l’incedere costante e disumano di quel Colosso del quale si vedrà solo il poco necessario. Questa è la parte del romanzo che preferisco, meno “action” e più sensoriale, assieme a quella rete di congetture su ciò che avviene nel misterioso Sito X, la cui risposta si avrà solo nell’ottimo finale.

Qualche diffettuccio a esser pignoli, lo si trova. Sicuramente il lavoro di Samuel poteva venir allungato in alcuni punti, lasciando maggior respiro alle sezioni finali, davvero molto concitate, o a qualche personaggio secondario come il mellifluo direttore Einrici. L’editing poteva essere più preciso, eliminando, oltre a qualche errore di battitura, ripetizioni che soprattutto nei periodi più lunghi riescono a farsi sentire.

Ma di certo non saranno questi peccati a inficiare un bel romanzo di vero orrore che si legge tutto d’un fiato, una lettura consigliatissima, un’autoproduzione dal costo irrisorio ma dal respiro internazionale.

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