Il quinto cilindro – Paolo Agaraff

Dopo Le rane di Ko Samui e il prequel I ciccioni esplosivi, tornano, con l’inesauribile carica di energia che li contraddistingue, i tre anziani eroi creati dal molteplice Paolo Agaraff.

Archeologia. Civiltà perdute. Visitatori da un altro pianeta, capaci di influenzare la storia e gli eventi terrestri nel passato e nel presente. Con “Il quinto cilindro”, Paolo Agaraff affronta l’argomento con il suo solito stile dissacrante. Tre vecchi e terribili pensionati si trovano coinvolti in trame di respiro interplanetario, scaraventati in una realtà cristallizzata al tempo della nascita dell’impero romano.

I tre pensionati rischieranno la vita, l’amicizia e la sanità mentale, barcamenandosi tra alieni chitinosi, montagne impervie, cupe leggende, riti oscuri, rivoluzioni giacobine e sanguinose controrivoluzioni, scrutati dall’instancabile appendice visiva della remota Sentinella.

Come nell’avventura a Ko Samui mi sono trovato immerso in un’atmosfera che mescola generi diversi e riesce a rendere ironico il mito cosmico del buon H.P.Lovecraft, cosa sicuramente non facile (e non esente da rischi).

Questa volta Agaraff porta i tre protagonisti a contatto con una civiltà rimasta ferma nel tempo, comandata da un amico, re suo malgrado, asservita dalla paura di antichi déi, forse scomparsi, forse semplicemente in attesa.

L’intera vicenda è inoltre osservata da occhi disumani, esseri provenienti da Yuggoth e legati tra loro da una rigida e disciplinata struttura gerarchica.

Tutto, in questa storia, è un esperimento.

Gli insetti senzienti osservano gli umani, li studiano e ne catturano a volte le menti in grossi cilindri metallici. Il popolo rimasto intrappolato sotto terra è poco più che un formicaio da osservare, dove la differenza tra uomo e animale sta svanendo con lo scorrere del tempo.

Nella comunità romana, ferma a secoli prima, il re sperimenta cambiamenti sociali, ma è comandato dai desideri dei propri seguaci, e alla fine il suo esperimento di manometterne la struttura non riuscirà come sperava.

Il qvinto cilindro è un romanzo affascinante e complesso, come una chiacchierata a tavola mescola sapori e discorsi diversi, stemperando gli orrori lovecraftiani con l’ironia e pungendo con i riferimenti a modelli di vita non troppo riusciti.

Una tirata di orecchie (capelli, tentacoli) per la forma editoriale, non proprio perfetta. Dalla copertina, che avrebbe meritato un’immagine più incisiva (per quanto gli insettoni facciano parecchio effetto quando si tratta di prendere in mano il libro) alla presenza di qualche refuso eliminabile con una botta finale di editing.

Print Friendly, PDF & Email

Vuoi rispondere?