L.A. Noire

Favorito da un weekend in cui tosse & C mi hanno tenuto a casa, sono riuscito a rimetter mano dopo mesi alla PS3, e a un paio di titoli che avevo voglia di provare da anni. Un’accoppiata Rockstar, famosa per la serie di GTA: L.A. Noire e Red Dead Redemption. Il secondo l’ho giusto iniziato, ma essendo più vasto da esplorare è tornato subito nella scatola. Mi sono invece lasciato catturare da L.A. Noire, titolo più che datato (parliamo di quasi cinque anni fa) e che forse è piaciuto troppo poco per poter sperare nel seguito che meriterebbe.

Perché a essere onesti è difficile definire L.A. Noire un gioco, nel senso stretto del termine, e immagino quali possano essere le reazioni di chi magari è un affezionato fan con una casa a Vice City o San Andreas, dove si spara, si ruba e si uccide più spesso di quanto si respiri.
Nella Los Angeles degli anni ’40, almeno nel distretto di polizia per cui lavora , le cose sono molto diverse. Le avventure del nostro protagonista (e dei suoi compagni di pattuglia) saranno dedicate all’investigazione, con una struttura fissa e guidata che può facilmente scontentare. Si tratterà in pratica di seguire delle chiamate dalla centrale, recarsi sul luogo del delitto/furto/scomparsa/… e procedere alla ricerca di indizi. Muovendosi nell’area del misfatto, una vibrazione del pad (disattivabile per rendere il gioco più impegnativo) segnalerà la presenza dell’indizio, che verrà quindi raccolto ed esaminato (dando origine a ulteriori possibilità di gioco, ad esempio inviando delle prove all’esame della scientifica). Inoltre l’intera fase sarà accompagnata dalla “musica dell’indagine”, un brano che varierà solo se verranno raccolti tutti gli indizi.

In giro per L.A.
In giro per L.A.

Sinceramente, parlando da chi accende la PS3 una volta ogni due mesi, già il viaggio verso la destinazione del nostro lavoro di polizia è una piccola meraviglia. La Los Angeles anni ’40 è stata ricostruita (a quanto dicono le fonti) con un enorme lavoro di documentazione, e la realizzazione in 3D è stupefacente, e sfrutta a pieno le ormai rodate capacità dei programmatori Rockstar. Ci si muove in una realtà complessa (cosa non nuova a chiunque abbia provato un GTA) con numerose automobili in strada, passanti, un’urbanistica regolata dai semafori, con tanto di tram sferraglianti a ingombrare gli incroci. A questo aggiungete la perfetta musica di sottofondo (non disponibile sulle auto di pattuglia, ma su quelle che potrete “prendere in prestito”), qualche ironico dialogo col vostro compagno di pattuglia, gli edifici famosi che si incrociano per strada, e avrete la prima ragione per cui questo è entrato nella lista dei miei giochi preferiti di sempre: l’atmosfera.

Una volta scesi dall’auto e raccolti gli indizi ci sarà da passare all’altra fase: l’interrogatorio. Il detective Cole Phelps si troverà ad aver a che fare con gente della strada così come con personalità di ben altra levatura. Ma tutte, nessuna esclusa, avranno qualcosa da nascondere. Starà a noi scoprirlo, sfruttando gli indizi trovati in precedenza e osservando i soggetti in questione. Qui interviene un altro dei fattori del gioco che è a dir poco ben realizzato: il rendering facciale (e gesturale) in relazione alle emozioni, reso possibile dal motion capture al quale si sono sottoposti (tra i quasi QUATTROCENTO) molti attori famosi (il bravissimo John Noble di Fringe e Lord of the rings, Brian Krause e Aaron Staton di Mad Man… qua la lista completa).

John Noble / Leland Monroe in L.A. Noire

john noble
John Noble / Leland Monroe in L.A. Noire

Anche in queste sezioni la sfida è al minimo, prima di ogni fase dell’indagine il gioco salva automaticamente i progressi, per cui se qualche nostra domanda sarà sbagliata (le possibilità, per ogni affermazione del soggetto, sono di accettarne la verità, metterla in dubbio o dichiararla falsa, che richiederà però una prova tangibile scelta tra gli indizi in nostro possesso). Se l’interrogatorio non ci soddisfa nei risultati basta uscire e riprendere dall’ultimo punto, per poter rifare tutto perfettamente.

Il gioco dispensa con una frequenza ben calcolata anche momenti action: inseguimenti in auto e a piedi, e le immancabili sparatorie con tanto di “salva l’ostaggio”. Nulla di impossibile, anzi, e questo, dall’alto delle mie nulle capacità negli FPS e affini, l’ho molto apprezzato (a parte accumulare migliaia di dollari di danni sfracellando auto in giro per L.A. ovviamente).

L.A. Noire è simile a un gran bel telefilm, molto più immersivo e con una trama di fondo affascinante se pur classica in ogni suo aspetto. Come ogni serial che si rispetto ha una trama orizzontale, che si svela missione dopo missione, e quelle verticali, il case of the day, in questo caso letterale, capaci di catapultare chi gioca (se sa rilassarsi in assenza di obiettivi impossibili e azione a tutto spiano) in una realtà diversa, affascinante, che ti obbliga a star seduto e imparare a decifrare le differenze tra realtà e menzogna, tra innocenza e colpa, mentre la musica giusta accompagna l’arrivo di un nuovo giorno nella vecchia Los Angeles.

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6 thoughts on “L.A. Noire

    1. Considerando l’investimento (lo trovi a 10€ su ebay) e che non ti porta via tempo (il gioco è breve, sulle 15 ore, se non ti metti a cercare di completare tutte le varie collezioni), secondo me ce la puoi fare. Io riesco a infilare partite di 10/15 minuti tra i mille altri impegni, e vista la scarsa difficoltà sono pure piuttosto rilassanti 🙂

        

  1. Trovavo fastidiosissime le sessioni guida e di “sparo”. Forse era colpa della mia versione, che giocando su pc era convertita male (autentica tradizione rockstar :-D)
    Però alcuni scenari erano davvero ben fatti. Il caso a Hollywood tra le rovine del set di Intolerance era particolarmente evocativo.

      

    1. Le missioni di guida sono le più odiose a causa del sistema di controllo, anche su PS3. Adoro guidare in giro per la città e requisire veicoli 🙂 o cercare le auto sportive e scorrazzare con l’autoradio che suona qualche pezzo rock. L’inseguimento in periferia in uno dei grandi canali mi è piaciuto, ben fatto e molto adrenalinico.
      Sparare invece l’ho trovato piuttosto semplice, anche troppo in certi casi, come quando si tratta di liberare gli ostaggi (parlo almeno per la prima metà del gioco).

        

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