Dalla carne

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Era da un bel po’ che non postavo un racconto, e approfitto di questa piccola creazione horror, nata grazie al concorso di scheletri.com, 300 parole per un incubo, e al sempre grandissimo Luigi Musolino che mi ci ha tirato dentro. Con l’abile e barbuto autore abbiamo scritto come si suol dire “a quattro mani”, questo Dalla carne. Ci siamo ispirati al racconto Dal momento che sono un assassino di Arthur Williams, letto eoni or sono nella raccolta 25 racconti del terrore vietati alla tv (cioè dico ma non è una figata di titolone?!) ripubblicata in varie versione e che consiglio a tutti di leggere, contenitore nel quale si nascondono preziosi come Lukundoo di Edward Lucas White e The Voice in the Night di William Hope Hodgson.

Da quanto ho visto in rete sembra che poi un episodio del suo show, ispirato a questo racconto, glielo fecero fare anche se postumo. Proverò a procurarmelo ma nel frattempo poco importa, riesumato l’assassino reo confesso l’abbiamo calato in una storia parzialmente simile all’originale, dalla quale però ne esce molto meno bene.

300 parole sono poche, per riuscire a evocare un incubo, ma al concorso ci siamo pure piazzati bene anche se abbiamo visto sfuggire la vittoria e il relativo viaggio in Transilvania dove ci saremmo spaccati di birra e vampire, sarà per la prossima volta.

Vi lascio al racconto altrimenti è più lunga l’intro della storia…

Buona lettura.

Dalla carne

di Luigi Musolino e Matteo Poropat

Il rumore delle ossa sotto la macina per granaglie.
Riesco ancora a sentirlo. Quanto tempo è passato? Un anno?

Nessuno avrebbe dovuto sapere. Tra trent’anni, forse, colto dal rimorso o smanioso di condividere il mio piano perfetto, avrei confessato.
Magari al maresciallo Bandelli – quel cane che sbavava dietro mia moglie da sempre – snocciolando dettagli su com’era stato soffocarla nel sonno e trascinarne il corpo magro giù al mulino. Il suono della macina che divorava quella vita dedita ad ammorbare da troppo tempo la mia. Il mangime per maiali che si colorava di rosso.
Mi sarei soffermato sulle abitudini disgustose di Aja, a giustificare il mio gesto. La sua passione per i luoghi abbandonati della nostra Val Pellice, le notti in cantina, dalla quale si levavano miasmi malsani e un terrificante salmodiare. L’odio che mi scaricava addosso, additandomi come “l’inutile contadino che l’aveva ingannata”.

Ieri sera, la cena. Organizzata per stare con gli amici che non avevano mai visto di buon occhio la straniera, riportata in Italia dalla guerra in Africa. Gli stessi che, come buona parte del paese, si toccavano o facevano le corna contro il malocchio quando la scorgevano arrancare con quella sua andatura zoppicante per i vicoli umidi.
Un’ordalia di carne alla brace. Tagli freschi e sugosi ottenuti macellando i miei maiali, quelli nutriti col prelibato mangime prodotto al mulino.
Brindammo con gioia alla misteriosa scomparsa di Aja.
Quando la combriccola si accomiatò, satolla e ubriaca, pensai che si sarebbero ricordati a lungo di quella cena.

Solo io, invece, ricordo il silenzio dell’alba seguente. Il doloroso istante in cui le grida lo frantumarono, squassando il paese.
Biascicanti, urlanti, vendicativi figli della strega, rinati vomitando quella carne, infetta della sua carne.
Portano il suo odio.
Salgono la collina, circondano la casa.
Unghie spezzate alla porta.
Arrivano.

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2 thoughts on “Dalla carne

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