Hellboy. Per chi suona la campana

Dopo un curioso problema alle consegne, che mi ha fatto attendere alcune settimane non previste, è arrivato un paio di giorni fa tra le mie mani l’ultimo numero di Hellboy. E di ciò parlerà il resto dell’articolo. La vedete la grande scritta luminosa lampeggiante, SPOILER? Siete stati avvisati. Hellboy è morto. Più volte, come forse ricorderete. È stato ucciso e “resuscitato” in Africa da uno sciamano. È stato privato del suo stesso cuore, nell’epico scontro con la reincarnazione del Drago, l’Ogdru-Jahad, ospite della regina di sangue, l’infernale Nimue. Nonostante avesse eliminato il Drago, come il cavaliere d’Inghilterra che si è rivelato essere, unico legittimo sovrano, erede dello stesso Artù, il suo cuore gli è stato strappato dallo spirito di Nimue, vittoriosa dove tanti hanno fallito.

(la colonna sonora perfetta per questo ultimo albo)

Ma il figlio dell’inferno, in realtà figlio di un demone e di una strega umana, si è risvegliato all’inferno, dove ha iniziato un viaggio epico. In origine questo capitolo finale doveva spalmarsi su molti più dei dieci albi che abbiamo potuto leggere, confessa lo stesso Mike Mignola. Ma come spesso dicono gli scrittori, i personaggi vivono di vita propria, ed Hellboy ha voluto andarsene inaspettatamente. Tutto ha luogo molto prima del previsto.

Hellboy the end
Quale è il senso della fine? Nulla, nessuno, se non la fine stessa. Anche quando arriva prima del previsto.

Una frase che può far pensare alle intenzioni di Mignola di liberarsi in un certo senso del fardello di Hellboy, per prendersi un periodo da dedicare alla pittura, periodo che a quanto dicono i suoi stati su Facebook vive in modo piuttosto tormentato (e che lo sta spingendo a valutare un ritorno anticipato ai comics). Per altro la scelta di abbandonare per un periodo i comics è stata accompagnata da quella della moglie di dedicarsi maggiormente ai propri interessi, mettendo da parte la gestione del sito artofmikemignola, scelta che ha portato alla chiusura dello shop online, unico luogo dove acquistare le stampe autografe e numerate. L’ultima opera messa in vendita era una cover per una raccolta di racconti su H.P. Lovecraft ed è andata a dir poco a ruba.

La saga di Hellboy, dicevamo, si chiude, e lo fa con un discorso fatto d’immagini, una narrazione che abbandona la parola in favore del tratto grafico, fino a giungere alle ultime emozionanti tavole senza che nulla infranga il silenzio dell’accettazione. Perché è questo il tema dell’ultima avventura. Dopo vent’anni abbondanti di personaggi più o meno negativi che gli gettavano in faccia un destino sempre rifiutato, dopo aver lasciato a la corona dell’apocalisse e la spada spezzata del padre a far la ruggine, dopo essersi trovato nella morte a vagare senza una meta, anche per Hellboy giunge il momento di fare i conti con le proprie scelte. E questo avviene in un punto centrale, nel dialogo con uno dei personaggi più curiosi di questa saga, sua moglie. A quanto pare “Red” si è sposato durante una movimentata trasferta messicana, tra sbronze colossali e avventure con gli amici wrestler, nel lontano 1956. Ed è lei che consegna a noi e a un Hellboy sul punto di trovare una nuova morte inchiodato a un albero dalle spade dei demoni, la chiave di lettura.

Vuoi ricominciare? Vuoi una nuova vita? Devi prima portare a termine la precedente“.

Ed è ciò che accade nelle ultime tavolte, nella potente, sanguigna distruzione che Hellboy, nella forma di un gigante infernale, una enorme “morte rossa”, porta alla fortezza dove si nasconde la cricca di Belzebu. E lo fa con alcune sequenze che ci regalano una vista sul nulla dell’inferno, sulle sue lande sterili, nere di cenere e rosse degli ultimi fuochi. Lì si svolge una battaglia silenziosa, accompagnata dai rintocchi di una campana. Una scena che avvolge col gelido tocco dei morti e trascina nel mondo di Mignola, nelle vastità di quella palette di colori ridotta all’osso, essenziale, tra i volti scheletrici di un gotico moderno, tra spiriti inquieti e mostri biblici.

hellboy-per-chi-suona-la-campana
Per chi suona la campana?

Giunti alle ultime pagine assistiamo a un commiato altrettanto silenzioso. Smessi i panni del distruttore, spezzate per l’ultima volta le corna da demonio, accesa l’ennesima sigaretta (chissà dove le trovava a Pandemonium), Hellboy si dirige verso un angolo pacifico, passeggiando tra anime vestite di bianchi sudari, accompagnato solo da altrettanto candidi gabbiani. E finalmente arriva in quell’ultima dimora, forse un ricordo dell’Inghilterra, forse la rappresentazione della memoria di cui parlava Edward Gray qualche albo fa.

Ad attendere lui e noi lettori troviamo due piccoli ma intensi ricordi del passato. C’è una voce narrante che ci ricorda un dialogo relativo alla sua venuta al mondo, su quel suo sembrare un bambino, uno di noi. E nella luce che lo avvolge tre simboli geometrici, un cubo, una piramide, una sfera. Una citazione non facilissima da cogliere, che si va a legare a un racconto comparso nella raccolta Lo stupefacente testa a vite e altri bizzarri oggetti. Il mago e il serpente (The Magician and The Snake) venne scritta da Mignola per (e con) la figlia, allora di soli sette anni. Nel racconto il mago comprende che il suo tempo è giunto al termine e lo accetta, e si accommiata con gioia, sapendo che continuerà a essere ricordato e amato dall’amico serpente. Ed è ciò che fa Hellboy con noi.

Ci lascia, finalmente può riposare. È giunto al termine di un lungo, lunghissimo viaggio, nel quale anche la morte è stato solo uno dei tanti passaggi, una delle sue molte, fantastiche avventure.

Da leggere:

Hellboy all’Inferno #2 La carta della Morte (su Amazon)

Intervista a Mike Mignola

Il racconto Il Mago e il Serpente online (su io9)

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