La stazione del dio del suono di Danilo Arona

Procede lenta ma inesorabile la mia opera di esplorazione dei mondi creati dallo scrittore italiano Danilo Arona. Limitato per ora al fantasy Pazuzu e all’antologia da lui curata, Bad Prisma, non ero entrato in contatto con le sue storie più note e articolate, che hanno originato e alimentato il Ciclo di Bassavilla.

Ho deciso di recensire i due romanzi, La stazione del Dio del Suono e Blue Siren, contenuti nel numero 11 di Epix, perché di due lavori diversi si tratta, e intendo dedicare a ognuno lo spazio che merita.

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Tralasciamo il titolo dato alla raccolta.
No dai non tralasciamolo, figlio di una tendenza nostrana a italianizzare i nomi dei film anche quando non ce n’è bisogno e americanizzare quando serve ancora meno.
Sarà poi che ad aggettivi si stava corti da quelle parti, per cui se la raccolta horror curata da Arona è Bad (Prisma) le sue visioni non possono essere che Bad (Visions).
E tutto questo quando sottomano c’è un titolo come La stazione del Dio del Suono che da solo varrebbe qualche applauso. Vuoi per la molteplicità del termine stazione (la stazione dei treni di Piano Orizzontale, ma anche stazione radio, stazione di trasmissione e ricezione, terminali di una comunicazione sulle ‘linee sincroniche’, stazione musicale dove fanno girare i pezzi più malati del DJ Mix-Master Soul… tutti elementi su cui si poggia questa storia). Vuoi perché a me l’idea di un Dio del Suono che trasmette su qualche frequenza radio evoca visioni misticheggianti, con carovane di fedeli in marcia, al ritmo dei pezzi migliori del Signore del Rock’n’Roll.

Il romanzo, in breve, tratta di una congrega di persone che si riuniscono per raccontarsi delle storie. Solo che non è (per una volta, spiacente per quelli “del Club”) né la storia, né chi la racconta, a essere importante, ma dove viene fatto. In questo caso è l’incrocio di energie mistiche che proprio lì da luogo a un punto nodale, che scatena il cambiamento della realtà, attraverso i racconti dei protagonisti.
Così nel mondo facciamo la conoscenza degli assassini delle farfalle, del dee jay satanico Mix-Master Soul, di una Ibiza affascinante e letale.
Arona scrive storie che narrano di storie che modificano la realtà delle storie stesse.
Può sembrare complesso eppure l’abilità con cui lo fa riesce infine a evocare il risultato migliore: costringere il lettore ad alzare lo sguardo dalla pagina per capire, preoccupato, in che punto (nodo?) di quel flusso di narrazione entropica egli stesso si trova. E quali conseguenze (sicuramente nefaste) può avere raggiungerne la conclusione.

L’anima del libro è proprio nello sviluppo di questo concetto: l’influenza della narrazione sul mondo reale e del mondo reale (di quella che potrebbe essere la sua anima che pulsa in linee d’energia attraverso tutto il globo) sulla fantasia.
Danilo Arona ha dalla sua un’abilità notevole nel creare miti e leggende, urbani pur nella loro archetipica antichità. Sfruttando storie reali, intrecciandole con la fantasia e la mitologia, il romanzo getta sul lettore una ragnatela di indizi che lo costringono a una continua rilettura di ciò che sapeva sui personaggi, in una corsa verso la speranza di scoprire (almeno) una verità.
Eppure, sembra dire Arona, non c’è modo di arrivare a quel punto fermo. In un cosmo dominato da forze (il Drago) che ci usano e che noi usiamo inconsapevolmente e, come capita ai protagonisti del romanzo, a volte tentiamo di piegare (inutilmente?) al nostro volere, tutto è mutevole.

Se la prima parte del romanzo presenta questi concetti (e nell’insistere su usi e proprietà delle linee sincroniche trova uno dei pochi difetti del libro), la seconda è un totale intreccio di piani d’esistenza, che donano alla storia stessa una certa ciclicità. Tutto condito da elementi che permeano l’intero libro: la musica (della quale Arona ha di certo una vasta conoscenza), l’erotismo (in molte forme, spesso intense e anche bizzarre), la follia umana (e un certo inconscio bisogno di arrivare a una fine apocalittica, personale e globale).

Il giudizio complessivo, credo si sia capito, oscilla tra l’ottimo e l’entusiastico per un libro denso di concetti, che spinge a fare le proprie ricerche, per capire dove si ferma la realtà dei fatti.
Lì dove iniziano la mente di Danilo Arona e la musica martellante del prossimo rave di Mix-Master Soul.

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