L’Aleph di Jorge Luis Borges

L'Aleph di Borges
L’Aleph di Borges

Oggi vado a suonare i tamburi. Lo so che non ve ne frega granché e dovrei parlare dell’Aleph, ma era così per cominciare, ché oggi è un sabato che ha il sapore d’un autunno che passava di qua per sbaglio e ha deciso di fermarsi un po’, e vado fino a Cividale, nella furlania abitata da strane creature, a riprendere il rapporto con il djembe, abbandonato quasi dieci anni fa.
Ma intanto Borges, via.

Mi chiedevo se fossi in grado di recensire davvero un libro di Borges. Non ho le conoscenze, il background e le capacità per tener testa ai collegamenti con il mito classico, ai riferimenti reali e a quelli inventati (tale Borges è conosciuto anche come autore di pseudobiblia, libri che non esistono, dei quali parlava e scriveva anche recensioni).

Quindi non vi parlerò di Borges, non dirò nulla del signor Jorge Luis Borges. Vi racconterò cosa penso di alcune storie fantastiche, di come mi abbiano trascinato in mondi lontani e siano anche riuscite a farmi pensare all’amato H.P.Lovecraft (del quale l’autore di questi racconti non era esattamente un estimatore). Non il Lovecraft di Cthulhu e cugini Antichi, assolutamente. Quello di Celephaïs e Kuranes, prima ancora che di qualsiasi gita onirica di Carteriana memoria, quello delle colonne oltre le quali il mondo finisce, dei sogni di città di pietra e mari solcati da antiche navi bianche, quello di fari incustoditi e leggende immortali.

Magari parliamo un attimo anche del nome del libro, in quanto i nomi sono fondamentali, e Aleph, da solo, basterebbe a farlo sfogliare da chiunque. A me, per qualche strana connessione sinaptica, l’aleph spinge per far emergere met ed emet, מת e אמת, morte e verità ebraiche, le parole scritte sulla fronte del golem dal rabbino, avete presente? Io le ho imparate leggendo Dylan Dog e a Praga non ho visto rabbini né giganti di fango ma ho pagato 15€ anche per andare al bagno. Ma questa è un’altra storia.

Aleph, fenicia o ebraica che la si intenda, è A, è alfa, è l’inizio di ogni cosa, l’Adamo di ogni credo. Insomma un bel peso per un libro, chiamarsi così. Cosa si trova in un libro che ha per nome il principio di ogni cosa? Racconti, quasi una ventina, di genere “fantastico”. Anche su questo termine ci si può soffermare un attimo: io non so cosa intendiate voi per fantastico. Qui non ci sono draghi, ma qualche mago c’è, mancano navi spaziali, ma tra le pagine si celano singolarità spazio temporali capaci di riprodurre in un punto ogni angolo del pianeta Terra (gli Aleph del titolo). C’è la ricerca dell’immortalità e della sua fine, il tentativo di decifrare la parola divina, la lotta col doppio che è in ognuno di noi. Un intenso lavoro di collegamento con la mitologia classica (della quale sono purtroppo completamente digiuno) e un forte interesse per il potere del simbolo. L’Aleph è una singolarità in cui c’è ogni cosa, lo Zahir è la concretizzazione del velo che forse ricopre lo stesso volto di Dio, la pelle di un animale è forse l’alfabeto che cela il potere ultimo, il labirinto è presente in molte sue forme (prigione o fortezza o condizione della mente).

Questo è fantastico, in ogni accezione della parola. Intendiamoci, posso immaginare che questo Borges, chiunque egli sia, piaccia o risulti totalmente indigesto, difficilmente credo ci siano vie di mezzo. Però questo libro ha dalla sua che sono racconti brevi, che scivolano via facilmente, e se uno proprio non piace ci si guarda attorno per controllare che nessuno sbirci e lo si salta a pie’ pari fischiettando.

Pur non sapendo chi sia questo Borges di cui tutti parlano e tutti dicono che tutti devono leggerlo, a me il suo libro è piaciuto molto. Vi ho trovato quel gusto per la creazione e l’analisi della stessa che raramente si trova nel fantastico, la capacità di inventare cose che non esistono e infilarle nella realtà di ogni giorno. Una moneta può nascondere Dio come in una cantina ci può essere il mondo.

Sicuramente ci sono strati più profondi dell’ammasso di carta targato Feltrinelli, che non ho ancora gli strumenti per esplorare. Immagino che tornerò tra qualche anno da questo signor Borges per vedere se lo capirò meglio, o di più, e magari se certi racconti che ho saltato fischiettando mi sapranno dire cose che per ora mi tengono nascoste.

Nel frattempo mi metterò a cercare in che libro abbiano incluso il racconto There are more things, parodia del lavoro di Lovecraft…

Print Friendly

2 thoughts on “L’Aleph di Jorge Luis Borges

Vuoi rispondere?