Lasciami Entrare (Låt den rätte komma in)

Il titolo originale è illeggibile, scritto in una lingua forse aliena tanto che potrebbe essere klingon. Invece è svedese. È (notare che non scrivo più E’, ho scoperto la magia dell’ALT+212!) la lingua di un paese lontano dal quale è arrivata fino a noi una storia di vampiri.

lasciami entrare

C’è Oskar, bambino biondo che vive in un paese di fiabe silenziose, mondo di neve e bassi agglomerati urbani anni ’70, e ha come vicina di casa una strana bambina di nome Eli.
Eli è bruttarella, ha dodici anni, ma li ha da un sacco di tempo. Lei non fa le cose giuste, uccide per mangiare quando ha fame, si nasconde e dorme nella vasca da bagno quando è giorno e ha sonno. Eli ha degli occhi enormi e molta pazienza, ha fame ma controllo sufficiente per non divorare il suo amico quando gocciola sangue.
Oskar ed Eli vivono in un mondo ovattato visto con gli occhi dei bambini.
E i bambini sanno essere crudeli (non solo i bulli che tormentano Oskar, ma lui stesso che spacca l’orecchio al suo antagonista rimanendo fermo a guardarlo sanguinare, o sempre Oskar che prende in giro Eli perché non può entrare in casa se non viene invitata). E sanno essere semplici nei loro ragionamenti (Oskar sta bene con lei e le chiede di “mettersi assieme” ma Eli risponde “io non sono una ragazza” e il ragazzo ci pensa e ribatte “Stiamo assieme si o no?”).

Ciò che contraddistingue Lasciami Entrare dagli altri film del filone vampirico, stà nella capacità di nascondere il sovrannaturale, lasciandolo intravvedere solo quando strettamente necessario, sorprendendo lo spettatore quando la forza animale della ragazza-creatura erompe nella vita normale. Eli sale su un albero: noi vediamo l’altro lato dell’albero e solo qualche parte di lei che fa capolino mentre si arrampica come un animale lungo la corteccia. Eli vola e noi sentiamo solo il suono che fa nel vento. Eli si nutre e noi la vediamo saltare da un ponte sulla vittima mal capitata, non un cattivo da punire, non uno sconosciuto, ma uno qualsiasi degli abitanti del circondario.
Della figura del vampiro lei conserva tutte le caratteristiche classiche, non sopporta la luce del sole, vola, si nutre di sangue, non può entrare se non invitata. Ma anche questo fenomeno non ricade nel cliché della parete invisibile che trattiene il vampiro. Oskar se l’aspetta e la prende in giro quando lei gli chiede di invitarla. Ma alla fine spazientita lei entra lo stesso lasciandolo basito. E poi inizia a sanguinare e sanguinare, guardandolo, attendendo che lui capisca e decida.
Scene come questa, con gli occhi come enormi pozzi di sangue, valgono tutto il film.

Ci sono alcuni punti dove gli effetti speciali dimostrano di aver avuto un budget non troppo elevato, come nell’assalto dei gatti alla donna contaminata.
Ma bastano pochi minuti per tornare sui binari di una lenta e favolosa storia d’amore, poiché questo è il nocciolo del film. La comprensione oltre ogni ostacolo, l’accettazione oltre ogni preconcetto, la capacità di apprendere nuovi linguaggi, per parlare con chi è diverso.

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