Le rane di Ko Samui di Paolo Agaraff

Le rane di Ko SamuiQuanto pratici siete delle code negli uffici pubblici? Come tutti temo abbastanza. per cui sapete che la miglior arma da portare con se quando si va a discutere con un annoiato dipendente dello stato di una propria bolletta è un buon libro. E se per caso il libro parla di creature ibride, batraci cannibali e accoppiamenti blasfemi, sapete di poter aspettare anche molte ore. il pericolo è però di essere catturati dalle atmosfere del luogo, tra cocktail thailandesi e donne affascinanti quanto letali, e perdere il proprio turno allo sportello, perché mentre chiamano il vostro turno stava proprio per emergere l’indescrivibile creatura viscida e tentacoluta che aspettavate dall’inizio del racconto.

E mentre i numeri scorrono sul tabellone luminoso fate conoscenza con tre amabili (nel senso di malaticci, nevrotici, brontoloni) vecchietti che spendono le proprie vacanze in un resort su alcune idialliache isole thailandesi, ignari che misteriose festività si svolgono poco distanti dai loro bungalow. Paolo Agaraff fa da cicerone di questo villaggio turistico e dei suoi risvolti più inaspettati con semplicità, riuscendo a coinvolgere il lettore rendendo possibile la commistione dell’orrore che nessun termine umano può descrivere, omaggiando Howard Phillips Lovecraft ed una sottile ironia il cui ritmo è mantenuto alto dai dialoghi tra i tre protagonisti.

Per fortuna un signore anziano mi scuote la spalla e mi avvisa che è il mio numero quello che lampeggia e mi alzo a compiere il tristo rito della discussione ripensando alle ultime pagine lette. Quel finale, che è l’unica piccola pecca del racconto, un po’ troppo affrettato e con l’imperdonabile (me lo perdoni il mutlicefalo Paolo Agaraff) happy end, che se pur condito da sacrifici e tradimenti e d’accordo con il tono comunque scanzonato del racconto, mal si accoppia (e la parola, scoprirete, non è scelta a caso) con la migliore tradizione lovecraftiana. Ma è un piccolo particolare che non rovina il piacere di aver letto un racconto horror italiano che riesce a trattare Lovecraft in un modo nuovo, esilarante.

Fatto ciò che dovevo fare mi giro a ringraziare il signore ma è scomparso, nella piccola folla che ancora attende non ce n’è traccia. Volevo ringraziarlo e magari avvisarlo. Gli spuntava un biglietto di aereo dalla tasca. Volevo avvisarlo che se stava andando verso Ko Samui, in questa stagione avrebbe fatto meglio a scegliersi una zona più… sicura.

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