Mega Shark vs Giant Octopus

Potevo prima o poi non ripescare (ehehe che spiritoso) la recensione di Mega Shark vs Giant Octopus, uno dei post più letti sul vecchio blog?

mega-shark-vs-giant-octopus
Un classico, ormai…

Una causa non chiarissima (qualche tipo di esperimento militare che non si deve fare ma i militari che sono cattivi li fanno lo stesso) fa scongelare un calamaro dall’occhio subdolo e uno squalo volante, vivi abbracciati vicini vicini, rimasti dalla preistoria imprigionati nei ghiacci artici.

Dopo aver tentato ogni tentativo tentabile, i governi mondiali, sempre diabolici, guidati questa volta da un astuto Lorenzo Lamas, si mettono nelle mani di un incredibile trio di scienziati multi etnici: un libidinoso vecchietto irlandese, un giovane gigolò giapponese e una ninfomane americana (Debbie Gibson eh, mica una qualsiasi, cioè dico Debbie, la cantante, dai Debbie… ma Debbie chi? Ah, questa Debbie!).

Attraverso l’uso di incredibili pozioni che manco a Hogwarts ne fanno così, create in un laboratorio senza sedie, costretti dal budget risicato a lavorare inginocchiati a terra, dimostreranno le loro incredibili doti, tra le quali capire che un dente è un dente, senza doverlo guardare.


Il vecchio maniaco è un genio del Male e sa il vero motivo per il quale solo i feromoni potranno funzionare sui mostri: “dopo essere rimasto imprigionato nel ghiaccio per milioni di anni, lei non sarebbe un po’ arrapato?” chiede (testualmente) al comandante Lamas, che ammutolisce dinanzi a cotanta scienza.

Il Mega Shark
Il Mega Shark

La bionda ninfomane sorride a tutto e tutti, sprezzante o paralizzata a livello facciale, una capacità dimostrata da pochi attori viventi e attribuita fino a oggi solo al rigor mortis. Nei pochi sprazzi energici cerca di sedurre qualsiasi maschio normodotato le capiti attorno, riuscendo a trascinare per una “passeggiata” il giappo in uno stanzino e farlo innamorare di sé. Alla faccia del terzo appuntamento dopo solo qualche ora sono già che copulano. Potenza del feromone di Hogwarts?

Il giappo è evidentemente inutile e doveva morire. Poi la produzione deve aver deciso che non voleva inimicarsi il mercato asiatico e lo ha lasciato vivere. Degne di nota le sequenza in cui esulta per i missili che colpiscono lo squalo, roba tirata fuori direttamente da qualche anime di Lupen III.

Su tutti trionfano, titaneggiano, gigioneggiando gigantemente, le bestie preistoriche.
Enormi quanto lo permetteva lo schermo 800×600 usato per il rendering tridimensionale, tranciano fasci di luci sottomarine ripetendo per l’intero film sempre gli stessi movimenti. Ci rimangono le scene cult: l’assalto alla piattaforma marina che serve a far vedere l’occhio del calamaro (degno riferimento all’occhio della madre di Potemkiana memoria) e la nuova incredibile versione del “salto dello squalo” (se non la capite non avete mai visto Fonzie in Happy Days!).
Lo squalo e il calamaro. Due creature che donano al film quel carisma che il titolo smaccatamente videogiocoso toglieva a una pellicola imperdibile, due archetipi del terrore marino, due vittime, trascinate in una trappola mortale tesa loro da una biondina arrapata e qualche manciata di ormoni.
Sociologicamente parlando, una metafora della storia di ogni uomo.

Enhanced by Zemanta
Print Friendly, PDF & Email

Vuoi rispondere?