La strada (The Road)

Ormai vi ho già tediato col fatto che vedo sempre meno film e praticamente non ne recensisco. Però mi fa piacere recuperare quelle vecchie, soprattutto di pellicole che per un motivo o per l’altro mi sono davvero piaciute. È un fenomeno sempre più raro, uscire da una sala soddisfatto, e così ripenso a quella sensazione che tanto mi faceva amare il cinema anni or sono.
Questa domenica, con la bora che spazza Trieste come una vecchia arrabbiata dotata d’un immensa scopa invisibile, tocca all’adammento del romanzo di Cormac McCarthy, La strada.

The Road

The Road

Il mondo invecchierà improvvisamente e parole come domani o speranza perderanno ogni significato, ogni valore. La natura non muterà, non resisterà. Ogni cosa cederà il passo alla propria fine, disgregandosi in una coltre di cenere grigia.
In questo distopico futuro si muovono un uomo e suo figlio, un Viggo Mortensen smagrito e testardo e un innocente Kodi Smit-McPheeche non ha conosciuto realtà al di fuori di questa.

Un film cupo, pesante. Attenzione, non pesante come noioso, pesante come una coperta che fatichi a levarti di dosso, dalla quale cerchi di sgattaiolare alla luce, senza riuscirci.
Nei pochi flashback vediamo la moglie, Charlize Theron, cedere i sorrisi alla quieta disperazione che un mondo senza futuro elargisce ai pochi sopravvissuti. Terribile la scena in cui si rifiuta di partorire, nel tentativo inutile di non mettere al mondo, in nuovo mondo, una creatura destinata a diventare vittima di della stessa disperazione o di un destino anche peggiore.

Pochi cercano di vivere dopo l’evento che ha ridotto così il pianeta. Una luce bianca, forse un inverno nucleare, qualcosa che non ha peso nella storia e il film si toglie rapidamente di dosso.
È successo. Come e perché non conta, restiamo sulla storia.
Niente agglomerati urbani di disperati, niente eroi.
Quando piante e animali cessano di esistere l’unico nutrimento per l’uomo diventa l’uomo stesso.
Cibarsi di altri esseri umani, se non c’è più nulla a cui attingere.
Difendere quel poco che si possiede. Evitare gli altri, uccidere quando si è aggrediti.
Quando si diventa parte “dei cattivi”?
Quanto si può resistere dalla parte “dei buoni”, in condizioni estreme?
L’equilibrio tra padre figlio, in un rapporto che ruota attorno alle risposte a queste domande, è mantenuto dall’amore del primo, pronto a tutto per arrivare a sud, sulla costa, e l’innocenza del secondo, unico vero valore in un mondo morente.

E quando i dialoghi, o i pensieri della voce narrante del padre, cedono il passo al silenzio, è la fotografia a riempire gli occhi e la mente dello spettatore, con scenari così vuoti da risultare dolorosi, immense foreste di tronchi dritti e spogli, fragili come origami di cenere, lunghe strade deserte dove un solitario camion diventa casa per una notte.

The Road è un film che non dà tregua, non ha momenti di speranza, è una lunga camminata attraverso una visione della fine che vorremmo poter dimenticare.
A ogni casa visitata dai due segretamente speriamo ci sia qualcosa da mangiare, qualcosa per cui continuare.
A ogni svolta nel viaggio non possiamo non desiderare che il sole riesca a fendere quelle nubi nere.
Ma il film ci racconta un’altra storia, strappandoci di dosso le illusioni e guidandoci verso un finale non facile da interpretare, che si distingue per stile e tono dalle altre pellicole del genere.

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2 Comments to “La strada (The Road)”

  • Ho uno strano rapporto con questo film. Partiamo dal presupposto che sono molto legata al libro, e che credo che meglio di così una trasposizione non poteva venir fuori in nessun modo. Solo che ci ho visto un abuso di colonna sonora da ricatto. E anche un voler indugiare troppo sui flashback. Non so. Magari sono io che non riesco a staccarmi dal romanzo e di sicuro giudico troppo severamente un bel film. Però non riesco a essere imparziale, non riesco a essere obiettiva e serena quando lo guardo.

  • Non avendo letto il libro non metto becco sulla trasposizione della storia. Per gli altri difetti dovrei rivederlo, sinceramente.

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