Ragni di Claudio Vastano

Charles MacDermhott è l’ultimo superstite della città di Revel e lotta strenuamente contro i ragni giganti che hanno scalzato l’umanità dal podio di specie dominante del pianeta Terra. Le giornate dell’uomo trascorrono in completa solitudine fino all’arrivo di Lucia; la ragazzina è in fuga da Jacksonville, l’inferno terrestre presidiato da orde di aracnidi corridori. Nessuno sa da dove provengano queste creature né chi le abbia create. C’è una sola certezza: non c’è modo di arrestarne l’avanzata. Se MacDermhott sembra abituarsi alla sua nuova condizione di “cacciatore eremita”, altri individui non sono dello stesso parere. Dalle ceneri della società umana divorata dai ragni giganti iniziano a emergere nuovi e più terribili mostri. Chi sono i misteriosi uomini in nero che tiranneggiano fra le strade di una città in rovina e quali sono le loro intenzioni? Mentre una nuova progenie di incubi si appresta a invadere Revel, MacDermhott comprenderà che la più terribile delle minacce può nascondersi soltanto nei meandri più reconditi della mente umana.

Ragni di Claudio VastanoQuesta la sinossi del romanzo breve Ragni, firmato da Claudio Vastano. So di averne letto su qualche blog, mesi o anni fa, e di averlo scaricato nel Kindle per leggerlo al momento giusto. Me ne sono dimenticato a lungo, ma la sua riscoperta è stata una bella sorpresa.

Cosa c’è di più primitivo del buio e delle creature che ci si muovono a proprio agio, mentre noi arranchiamo privi di difesa? E se quelle bestie sono i ragni, quanti fuggono senza controllo solo a sentirne il nome? Quell’idea di lunghe zampe pelose, piccole fauci intrise di veleno mortale, occhi alieni e corpi gonfi. Predatori notturni che assillano i nostri incubi da sempre. Da Shelob che insegue gli hobbit ne Il signore degli Anelli, dai ragni nel letto del protagonista de Il popolo dell’autunno alle tante pellicole cinematografiche (i mostri di TarantulaAracnophobia, le tarantole di Indiana Jones, solo per citare alcuni classici, ma anche il più recente e ironico Big Ass Spider, che li omaggia).

big ass spider
Nel libro tutto questo è già accaduto. E hanno vinto i ragni.

Nel racconti di Claudio Vastano c’è tutto questo, e le descrizioni accurate aiutano a visualizzare con precisione ogni singolo dettaglio della sua versione extra large degli aracnidi. Ragni è una miniera di informazioni, trasferite al lettore col giusto ritmo. Non si cade in distruttivi infodump scientifici, ma si viene accompagnati a conoscere un mondo che è terrificante ma profondamente meraviglioso.

Le cattedrali di ragnatela, smisurate, letali, sono uno degli esempi meglio riusciti, rimangono impresse a lungo quanto le immagini dei loro enormi inquilini. Claudio Vastano riesce a mettere su carta anche delle ottime sequenze più action, molto cinematografiche nelle descrizioni rapide e precise, come l’avventura con l’aracnide subacqueo.

Ragni è uno di quei libri che – almeno per chi scrive – riesce a spingere sulla marcia della curiosità, oltre che vivere la vicenda narrata. Finisci per leggerlo col tablet vicino, per capire se ciò di cui racconta è vero o meno, per scoprire i meravigliosi ragni d’acqua e le terrificanti ragnatele più estese al mondo (trovate nel Texas).

Una tra le più grandi ragnatele mai trovate, lago Tawakoni, Texas
Una tra le più grandi ragnatele mai trovate, lago Tawakoni, Texas

Charles MacDermhott è un cacciatore, un solitario, in questa terra spopolata da una apocalisse a otto zampe le cui origini si perdono tra dicerie e mistero, ma è anche uno scienziato (come l’autore). E quando una nuova forma di società umana si contraporrà con violenza ai giganti che dominano il pianeta, sarà vittima in una serie di interessanti riflessioni, di quella stessa meraviglia. Un contrasto interiore, la lotta tra il sopravvivere e il cacciare, sottolineato da un rapporto maschile/femminile, che non poteva non ricordare un altro romanzo, al quale per certi aspetti Ragni è debitore.

Ho cercato questo frammento de Io sono leggenda di Matheson ma l’ho trovata solo in inglese (la mia copia è seppellita da qualche parte in magazzino) e ve la propongo così. Una considerazione sul finale, che magari vi avviso che potrebbe a suo modo contenere i pericolosi spoiler, affine a quelle che fa MacDermhott, anche se le conclusioni a cui arriverà saranno diverse da quelle di Robert Neville.

Anche se, in modi diversi, entrambi sembrano essere gli ultimi della loro specie.

“Your—your society is—certainly a fine one,” he gasped. “Who are those—those gangsters who came to get me? The—the council of justice?”
Her look was dispassionate. She’s changed, he thought suddenly.
“New societies are always primitive,” she answered. “You should know that. In a way we’re like a revolutionary group—repossessing society by violence. It’s inevitable. Violence is no stranger to you. You’ve killed. Many times.”
“Only to—to survive.”
“That’s exactly why we’re killing,” she said calmly. “To survive. We can’t allow the dead to exist beside the living. Their brains are impaired, they exist for only one purpose. They have to be destroyed. As one who killed the dead and the living, you know that.”
[…]
“I hope so,” he said. “But—but did you see their faces when they—they killed?” His throat moved convulsively. “Joy,” he mumbled. “Pure joy.”
Her smile was thin and withdrawn. She has changed, he thought, entirely.
“Did you ever see your face,” she asked, “when you killed?” She patted his brow with the cloth. “I saw it—remember? It was frightening. And you weren’t even killing then, you were just chasing me.”
He closed his eyes. Why am I listening to her? he thought. She’s become a brainless convert to this new violence.
“Maybe you did see joy on their faces,” she said. “It’s not surprising. They’re young. And they are killers—assigned killers, legal killers. They’re respected for their killing, admired for it. What can you expect from them? They’re only fallible men. And men can learn to enjoy killing.
That’s an old story, Neville. You know that.”
He looked up at her. Her smile was the tight, forced smile of a woman who was trying to forgo being a woman in favor of her dedication.
“Robert Neville,” she said, “the last of the old race.”

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