Blue Siren di Danilo Arona

Riprendo la recensione del volume Bad Visions di Danilo Arona, dopo aver dedicato un post al primo romanzo che lo compone, La stazione del dio del suono, è arrivata l’ora di Blue Siren.

Bad Visions di Danilo Arona
Bad Visions di Danilo Arona

Prima di passare alla recensione devo però fare una confessione. Non ho mai letto quel Giro di vite di Henry James, che molti inseriscono addirittura in una ipotetica lista di libri fondamentali sulle storie di fantasmi. L’importanza di tale romanzo breve in questa sede è presto spiegata: il lavoro di Arona si basa per gran parte proprio sulla storia della magione di Bly e i suoi peccaminosi ed ectoplasmici (presunti) abitanti. Mi sono documentato sul romanzo, leggendo il possibile. Vediamo se riesco a non dire menate nel prosieguo di questa recensione.

Come accade in molte delle sue opere, Arona, affascinato dalla natura prismatica della realtà, costruisce una struttura multidimensionale, nella quale la parte tratta da Giro di vite è solo uno dei lati.
Tornano, in Blue Siren, le leggende metropolitane, Bassavilla, la malefica (maledetta?) Melissa Parker (Prigione).
Torna l’uso dell’archetipo e la sua diffusione attraverso i piani dell’esistenza, con un brano particolarmente interessante, dove viene discussa la possibilità che l’archetipo muti e s’incarni in qualcosa di molto diverso dall’originale. (Discorso che mi ha portato alla mente una chiave argentata e un uomo che si tramuta in insetto senziente.)

Ancora una volta Arona dimostra la sua passione per il processo di connessione ed espansione. Che siano storie, punti di vista, coscienze individuali o quella collettiva. Lui le stimola e le collega. Unisce il racconto gotico di fantasmi, narrato attraverso un interrogatorio serrato all’unica indiziata per la morte di un bambino, con le nefaste visioni che seguono l’uso di una nuova droga del “dopo discoteca”.
Per riuscirci, l’autore passa attraverso le altre facce del prisma, che riflettono soffocanti tratti di foresta amazzonica, una coppia di “indagatori del lato oscuro” e la sua beniamina, quella Melissa che potrebbe essere a sua volta solo il riflesso di un’entità inumana, che accede nei punti deboli al nostro piano d’esistenza.
Ma, per poter chiudere tutto in una cassa bella robusta, Arona ha bisogno di qualcosa che prima non c’era. Due, si potrebbe dire, non gli bastavano. Quindi, per sicurezza, lui dà alla storia un terzo giro di vite (e un interessante documento a tal proposito lo trovate qui).

E in mezzo ai misteri, alle morti, alle manifestazioni spiritiche, c’è naturalmente lei, la sirena. L’essere che attrae e uccide, che porta in sé lo stigma della nascita e della morte, divenendo per questo così misteriosa, affascinante e letale.

Magia nera. Biochimica neurale. Leggende metropolitane. Un cult della narrativa di genere.
Cosa altro si può volere in un unico romanzo?

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