Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers

C‘era un tempo lontano, durante il quale al pomeriggio per televisione si potevano vedere film di ogni genere. E chi può dirlo se una certa passione per il fantastico non sia nata anche in quelle ore, quando invece di far compiti guardavo King Kong. L’uomo lupo (sì, quello con Lon Chaney del quale ricordo solo la scena con la zingara che gli legge la mano e ci vede il pentacolo). La jena. Sì, giorno pieno e film con ladri di cadaveri (e mica gente qualsiasi, parliamo di Boris Karloff e Bela Lugosi). E non so se la guardate mai la tv oggi, a quelle ore. Magari quando avete la febbre e dal divano vi dite “eh vabbé dai, faccio zapping”. Qualcosa è cambiato.

A quei tempi trasmettevano anche con una certa frequenza (oltre all’immarcescibile Don Camillo), il ciclo di pellicole su un investigatore cinese, Charlie Chan. Credo di averli visti tutti, questi film. O quasi, dai, che ce ne sono (secondo wikipedia) quasi una cinquantina, tratti in parte dai soli sei romanzi scritti da Earl Derr Biggers, morto all’età di 49 anni.

Uno dei film con Charlie Chan
Uno dei film con Charlie Chan

Anni, ma anni anni, dopo tutto questo, trovo su una bancarella Charlie Chan e il pappagallo cinese. E diventa subito mio, per i pochi euri che costa, portando con sé un libro di S.S. Van Dine (L’enigma dell’alfiere) e uno di Conan Doyle (qualcosa su Holmes del quale non ricordo il titolo).

L’enigma dell’alfiere non mi prende, il super investigatore (che scopro poi sempre grazie a wikipedia derivante da certe passioni per il superuomo di nicciana memoria) mi dà sui nervi, niente da fare. Lascio tutto lì.

Passano alcuni anni e recentemente, esaurita quasi del tutto la passione per la narrativa horror, con sempre più difficoltà a trovare qualcosa di interessante, mi ritrovo tra le mani Chan. E un pappagallo cinese.

Sally Jordan non ha più un soldo. Non le resta che una possibilità per uscire dai guai: vendere il suo filo di perle ed entrare così in possesso di trecentomila dollari. Charlie Chan, sergente investigativo della polizia di Honolulu, viene incaricato di portare la preziosissima collana a San Francisco, dove l’attende un potenziale acquirente. Un affare da nulla, sembrerebbe. Ma appena Charlie Chan giunge a San Francisco la faccenda si complica: ad attenderlo solo un misterioso invito a recarsi per la consegna in un ranch sperduto nel deserto. È solo l’inizio di una lunga storia.

Ammetto che, non essendo un appassionato di gialli, all’inizio temevo di non riuscire a raggiungere la fine del mistero. Invece il libro mi ha ben che preso. La narrazione spezzata nel seguire ora uno ora l’altro dei protagonista offre un continuo movimento all’interno della storia. E Charlie Chan, sergente investigativo della polizia di Honolulu, trapiantato per questa avventura a San Francisco, non è il motore trascinante, come ci si potrebbe attendere. Anzi, Chan spunta spesso all’improvviso, manipolando, se pure con simpatia e gentilezza, le azioni dei compagni di viaggio. Le sue qualità di investigatore si avvertono nei consigli che, con umiltà e ironia, regala soprattutto a Bob Eden, la cui trasformazione caratteriale nel romanzo è forse un po’ troppo calcata per essere verosimile.

Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers
Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers

Ma è un peccato da poco, la storia si nutre di dialoghi brillanti e intelligenti, personaggi di secondo piano che riescono comunque a ritagliarsi il loro spazio nell’immaginazione del lettore e un’ambientazione vivida, da San Francisco all’inospitale ma magico deserto dove tutta l’azione andrà a svolgersi.

Presente il classico “spiegone finale”, così tipico di un certo modo di “fare giallo” che nella mia completa ignoranza del genere associo alla visione dei vecchi film (tratti dai grandi come A. Christie, Ellery Queen, ad esempio). Un momento atteso dal lettore e affrontato da Biggers con la capacità di coinvolgere il lettore dimostrata nel resto del romanzo, oltre che vera scena da applausi per Charlie Chan, libero di dare sfogo alle sue capacità deduttive.

Intanto ho trovato su eBay altri due volumi a pochissimi spiccioli, e mi vedo sotto l’ombrellone a leggere altre avventure del simpatico detective hawaiano.
Chissà che questa non sia l’estate “del giallo”.

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7 thoughts on “Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers

  1. Grandissimo!
    Li ricordo magari tutti quei bei film, che si poteva accendere la tv e trovare qualcosa di guardabile quasi ad ogni ora…
    Ce li sognamo momenti così, oggi…
    Il libro non lo conosco, ma ora che ne parli mi sa che qualche ricerca la farò pure io. Non amo particolarmente i gialli, pur avendo letto tonnellate di Agatha Christie, e questa potrebbe essere una buona occasione per rispolverare un pò di quel detective che è in me! 😀

      

  2. Sulla TV siamo d’accordo, ma quello che mi colpisce sempre è pensare che film trasmettevano una volta e cosa invece trasmettono oggi.

    Il ciclo di CC te lo consiglio; nemmeno io amo particolarmente i gialli, ma il personaggio è davvero curioso e la narrazione di ottimo livello. Li trovi per pochissimi soldi, usati e con tanto “odore di carta”.

      

  3. Come ti dicevo ieri su FB, ho ancora negli occhi quei romanzi di CC nel giallo mondadori anni 50-60, che leggevo d’estate nella casetta che aveva la mia famiglia in montagna, e dove ho trascorso tutte le estati fino ai vent’anni. Quindi per me al ricordo delle sensazioni di lettura si unisce quello di estati spensierate ed estremamente piacevoli. CC mi piace per la leggerezza con cui la trama veniva trattata, pur senza perdere il mordente del mistery. Quanto ai film invece ne ho visto solo uno, forse due, ma si parla di millenni fa e ora non ricordo più neanche qual’era. Comunque, in tutti i sensi: bei tempi… altri tempi…

      

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