Chi è morto alzi la mano di Fred Vargas

Chi è morto alzi la mano di Fred VargasSono di nuovo qua, con Fred Vargas, alias Frédérique Audouin-Rouzeau, parigina classe 57, ricercatrice di archeozoologia ed esperta in medievistica. Che già a dirlo così a uno si impressiona. Vorrei rispondere io qualcosa di simile quando mi chiedono cosa faccio nella vita.

 

Questa terza recensione, del libro che in realtà si pone all’inizio di una ipotetica “saga”, riguarda Chi è morto alzi la mano, dove si racconta di come tre individui “nella merda”, come amano definirsi, un medievalista, uno studioso della preistoria e uno della Grande Guerra, si ritrovano a far fronte comune contro le avverse condizioni economiche. I tre si stratificano in una casa, la topaia, e si ritrovano dopo poco avvinghiati letteralmente da una storia, che si spande dal fronte orientale a quello occidentale, tra le figure della cantante d’opera Sophia Siméonidis e della sua amica Juliette.
E tutto parte da un albero, un giovane faggio, che compare senza preavviso nel giardino di Sophia, una mattina qualsiasi.

Inutile sottolineare ancora una volta quali sono i pregi di questi romanzi. I dialoghi vivaci, la presenza fisica dei personaggi, i tre storici, soprannominati “gli Evangelisti” (Matteo, Luca e Marco), il vecchio poliziotto Vandoosler, la cantante e suo marito, l’amica e l’osteria con i suoi cibi speciali e ovviamente l’albero, che fa da perno a davvero tutta la vicenda.
Ancora una volta le personalità scivolano letteralmente fuori dalle pagine e danno vita a individui reali, per quanto un attimo astrusi e leggermente maniacali (Mathias che gira sempre mezzo/tutto nudo, Lucien e il suo gergo da prima linea) che rappresentano il vero e unico punto di forza del libro.
La parte gialla è debole e, leggendo con attenzione, all’assassino ci si avvicina prima dei simpatici e incasinati protagonisti (forse troppo presi da pulsioni di ogni genere per ragionare davvero lucidamente).

Quello che invece stona è il comparto psicologico/introspettivo che risulta a tratti pesante ed eccessivo, rallentando troppo il ritmo della narrazione. Dovuto forse anche all’esigenza di presentare molti personaggi assieme e gestirne e spiegarne le vite, non inficia comunque la lettura di questo libro, godibilissima e divertente, le cui atmosfere si ripropongono al meglio nei libri che seguono.
Un altro affascinante esempio di come si costruiscono personaggi degni di questo nome e li si usa per trascinare il lettore nella storia.

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