Diario Pulp di Strumm

Diario Pulp di Strumm
Diario Pulp di Strumm

Ripesco una vecchia recensione che non andava dimenticata, tra l’altro per ricordare che il libro di cui vi parlo è disponibile anche in versione eBook.

Sfoglio il libro pensando a che citazione riportarvi. L’inizio o la frase sul destino di chi parla male di Duffy Duck (personaggio che personalmente amo…) sono troppo facili. Alla fine mi sa che riporterei l’intero Diario Pulp.
Allora niente citazione, passo a dirvi di cosa parla. Ma senza fare troppi nomi o raccontarvi dei luoghi. Perché se c’è una cosa che ho imparato leggendolo è l’importanza di stare zitti e farsi gli affari propri. Soprattutto se in giro ci sono killer come il Sellero, o silenziosi uomini d’affari con la grana in una mano e la pistola nell’altra.
Per non parlare del fatto che non userò mai più l’idraulico liquido.
Ma questa è un’altra storia.

O forse no.

Ancora non ve l’ho detto comunque. Diario Pulp racconta di killer e puttane, di sgobbi e vendette. Traccia una nuova geografia di Roma. È una mappa, sotto la mappa che comprate in edicola per i vostri giri da turisti, sulla quale altrimenti non sapreste trovare il bar dello Sciabecco o la villa di Aironsaid, o i posti migliori per scaricare certi pesi morti, o ancora dove si tengono le riunioni dei satanisti.

Scusate. Torniamo all’idraulico liquido.

Sapete quei libri che li chiudete e poi leggete altro e dopo giorni fate una cosa e BLAM, una delle scene vi torna in mente, vivida come dieci centimetri di ferro nelle budella?
Ecco.
Diario Pulp non si dimentica. Questo è forse il peggior difetto del libro. Perché l’ironia inconsapevole del Sellero, la fredda arguzia del Zecchinetta, il disperato amore del commissario per la puttana, quelli a ricordarli vi andrà anche bene.
Ma gli effetti cerebrospinali dell’idraulico liquido e l’atroce fine del Ricottaro sono cose che non vorrete portare con voi.
Ma in entrambi i casi non vi verrà lasciata scelta.

È l’onestà, che ci fotte.
E Strumm è pericolosamente onesto.
Niente giri di parole, niente aggettivi che abbelliscano la scena. Qua la merda è merda, direbbe il Sellero. E questo approccio si apre in un’intera cassetta degli attrezzi per segare e limare, esponendo le ossa e la polpa della storia.

Cinque racconti lunghi, intrecciati in un’unico grande affresco. Una vita ai margini di qualsiasi regola che conosciamo, sostituita da nuove leggi, nuove regole, nuove gerarchie.
Chi sta sotto e chi sta sopra.
Chi ha la pistola e chi scava.
Chi legge Diario Pulp e chi non lo fa.
E si pentirà di questo…

 

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