La corsa selvatica di Riccardo Coltri

La corsa selvatica di Riccardo Coltri (Edizioni XII)
La corsa selvatica di Riccardo Coltri (Edizioni XII)

C’è voluto più del previsto, ma tra traslochi e altre vicende, rieccomi a recensire un libro.

Così iniziava questa recensione scritta il 4 marzo del 2010.
E tra traslochi e altre vicende, mi pare bello recuperarla ora, al solito andandola a ripescare dal vecchio blog moribbondo.

Prima di partire però vi ricordo che di questo libro, come di altri volumi, c’è il demo scaricabile gratuitamente in eBook (questo in PDF, altri in anche in ePub) sul sito di Edizioni XII (realizzato manco a dirlo da eBookAndBook!).

Primi anni del Regno d’Italia, al confine con il Tirolo. In un’epoca oscura, ma non poi così lontana dal nostro tempo, una strana ricerca coinvolge un gruppo di agenti segreti dell’Esercito Regio, formato da soldati, stregoni e medium. Qualcosa è arrivato, nelle vecchie contrade tra il lago e i monti. O, forse, è tornato.
Tra armi da fuoco, amuleti e Stregheria, contrabbandieri che vagano nel buio di boschi innevati e briganti nascosti tra le pareti di case marchiate con croci, le diverse avventure convergeranno nella scoperta di luoghi proibiti, di fatti maledetti accaduti in passato, e ciò che di sanguinario e misterioso è sorto da tutto questo: la corsa selvatica.

Voi e io, qua, per un po’, parliamo di magia.
Prendetevi un momento per visualizzare la prima cosa che collegate a questa parola.
A cosa avete pensato?
Harry Potter e la sua bacchetta sbilenca? Il personaggio multiclassato che gironzola per i sotterranei col suo gruppo scagliando fireball con una mano e scacciando non morti con l’altra?
Ora proviamo con stregoneria.
È più facile? Ali di pipistrello, il calderone fumante, il malocchio, le fatture, il warlock. La strega.
E se invece vi dico stregheria?
Anche il correttore automatico mi sgrida. Probabilmente a molti non viene in mente nulla. Eppure la stregheria è l’arte delle streghe nel nostro paese, un insieme di tradizioni antiche, di credenze e pratiche che formano una religione politeista, legata ai cicli naturali.
Qual’è il fascino di questa discesa dalla magia alla stregheria? Quello del passaggio dall’esterno verso l’interno, del cammino da una rappresentazione allegorica e distaccata di influssi naturali a una sua interpretazione più fisica , più “vera”. Quanto è intenso un rito che per ricreare un dio-demone richiede di cucire assieme animali morenti? L’idea dell’ago che perfora pelle e carne, del filo che lega assieme esseri diversi. La magia nella carne. Legare animali di potere per ottenere un essere superiore alla somma delle parti.
Qualcosa che non si vede legge spesso, vero?

La creazione magica è alla base di questo intrigante romanzo, nella rappresentazione dell’archetipo fondamentale dell’uomo, l’attività preferita da quando si viveva nelle caverne e cacciava con la clava: la formazione del mito, la costruzione delle proprie divinità.
Tutto questo incastrato in un periodo storico del quale poco si racconta, nelle italiche regioni del nord, fredde e inospitali, che Coltri rende reali fin dalle prime pagine.
Sappiamo da subito a cosa andremo incontro: sentiremo il freddo e i latrati della corsa selvatica (o corsa selvaggia o katertempora), tra abitazioni in rovina e boschi nascosti dalla neve. La passione per il dettaglio, nei riti stregheschi così come nelle descrizioni di luoghi e persone, rende viva e sensoriale l’esperienza di noi (fortunati) lettori.

Particolare, parlando di struttura, la scelta di calare il lettore in una prima parte frammentaria, dove si succedono rapidamente vari personaggi a volte collegati tra loro, per poi imbarcarsi in una seconda parte più fluida, che ha come vicenda centrale l’assedio demoniaco.
Questa forma del romanzo pesa, come unico difetto del libro, soprattutto per il ridotto numero di pagine. Molti scenari vengono aperti a fianco della storia principale, e chiusi solo in parte, lasciando il lettore con interrogativi irrisolti e la voglia di conoscere più a fondo alcuni dei personaggi. Ma anche questo, nell’onestà creativa di Coltri, riesce a essere un punto a favore del romanzo, nella sua capacità (in così poche pagine) di dipingere un affresco inquietante con zone sfumate ai bordi.
Un romanzo per il quale già qualcuno (compreso il sottoscritto) spera arrivi quanto prima il seguito.

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