Le tre bocche del drago di AA.VV.

Ricordo quando scrissi questa recensione, parecchio tempo fa. Ci avevo pensato parecchio, al personaggio attorno al quale è stata costruita questa particolare raccolta, dominata ancora dal nostro buon Danilo Arona. L’odore della carne che brucia, il solo ipotizzare la potenza di quel dolore, che si dice in questi casi venga percepito solo (e per fortuna) in modo limitato, in quanto spesso si finisce per morire soffocati prima che bruciati vivi.
Un bel viaggio, questo tra le bocche del grande drago.

Streghe.
Una parola capace di evocare immagini terribili e non solo per l’orrore della figura in sé.
Quanti vampiri sono stati uccisi?
Quanti licantropi inseguiti ed eliminati?
Quante streghe sono state bruciate?
La donna orribile che maledice la carne con lo sguardo, l’affascinante ammaliatrice, la concubina del demonio, la portatrice di segni invisibili, l’orco femmineo che ti rapisce da piccolo se non ti comporti come si deve.
Viene la strega.
Quale altra incarnazione della paura ha fatto così tante vittime?
Credo nessuna.

Sono passati secoli, da quegli orribili delitti, e il timore delle streghe, nella normale pragmatica esistenza, si è andato spegnendo come i roghi che le consumavano. Braci di quella paura ardono ancora nella superstizione, e purtroppo la cronaca nera registra occasionalmente qualche folle atto indirizzato a persone capaci di “mettere il malocchio” o “possedute dal demonio”. Ma la parola strega, in questi casi, non viene quasi mai usata.

Le tre bocche del drago
Le tre bocche del drago

Vittime dell’incomprensione, dell’invidia, della paura, quali che fossero i motivi che hanno spinto gli uomini a uccidere, le streghe sono divenute parte delle nostre storie.

E a Triora, terra per eccellenza di streghe, si ambienta questo romanzo collettivo, che riunisce sotto lo sguardo di Danilo Arona i racconti di Alan D.Altieri, Edoardo Rosati, Giacomo Cacciatore, Gian Maria Panizza, Gianfranco Nerozzi.

Pubblicato nel 2004 dalla defunta Larcher, Le Tre Bocche del Drago è un esperimento narrativo, che si potrebbe, se mi concedete un paragone un po’ particolare, affiancare a quanto viene fatto dai protagonisti del film Inception. Se non lo avete visto, continuate, altrimenti seguitemi.

Lo dice il protagonista nel film, per spiegare una procedura (che riuscirò un giorno a spiegarvi quanto sia simile al processo del viaggio sciamanico) utilizzata per penetrare ciò che si cela nella mente altrui.

Si crea la struttura portante, il mondo del sogno, si porta “il soggetto” in quel mondo e si lascia che lo riempia coi suoi sogni, i suoi segreti.

Questo ha fatto Arona.
Ha preso la sua mitologia personale: gli anziani sognatori che manipolano la trama dell’esistenza con delle Veglie (non è una contraddizione: le veglie del mondo reale sono sogni dall’Altro Lato, e viceversa), le linee energetiche che fungono da conduttori della coscienza, intrecciate nella Schiena del Drago, e ha portato gli Altri Scrittori in questo mondo, lasciando che lo riempissero con le loro storie.

Il risultato?
Un romanzo collettivo, a sedici mani, dove le streghe sono affascinanti e terribili, seducono e fanno impazzire, dove la loro stessa natura biologica viene rivelata, senza che l’arcano potere di cui sono dotate perda di forza sul lettore.

Sicuramente il romanzo non è del tutto omogeneo. Salta all’occhio in alcuni casi il cambio di stile, pur ammorbidito dalla presenza della cornice, creata da Arona. Quello che ne esce è comunque uno sguardo intenso sul mondo delle streghe, che lascia più domande che risposte (Lilith, il situs viscerum inversus, la Signora delle Mosche), cosa che apprezzo molto in un libro.

Gustoso anche il finale fantascientifico, lasciato giustamente nelle mani di Altieri, che fonde la sua passione per i futuri tecnologici con il misticismo di fondo (come farà anni dopo in un altro esperimento antologico di Arona, quel Bad Prisma dove il fondamento del male, Melissa, è un’altra forza connessa all’Altro Mondo e, a conti fatti, una forma di strega).

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