Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber

Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber
Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber

Recupero oggi quella che sul vecchio blog, e anche in questo nuovo a dire il vero, reputo essere l’unica vera recensione che io abbia scritto. L’unico testo che, per quanto sempre limitato di fronte al libro di cui tratta, è completo e coerente, soddisfacente ancora oggi, forse l’unica che meritava davvero riportare e ricordare.

Tra i commenti del post, datato 27 luglio 2010, molti compagni della zona blog si dicevano interessati a questo libro, sarebbe interessante sapere quanti sono riusciti a (trovarlo e) leggerlo. Curiosità che mi ha fatto sorridere tra le fonti usate per scrivere questa recensione c’è un testo del solito buon Davide Mana, quel Demoni dell’Aere Superiore: Vita, Opere e Miracoli di Fritz Leiber, Jr. che avevo trovato interessante e molto molto utile.

 

In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di disastri sono numerose e minacciano di congiungersi e di avviluppare il mondo nella sostanza funebre ma multi potente delle città. Abbiamo bisogno di un Pitagora Nero perché spii la maligna disposizione delle nostre mostruose città e i loro immondi canti urlati, così come il Pitagora Bianco spiava la disposizione delle sfere celesti e le loro sinfonie cristalline, venticinque secoli fa.

Thibaut de Castries

 

Una delle parole più difficili da usare nello scrivere una recensione è capolavoro. Non l’ho mai detta, raramente la penso, faccio difficoltà a comprenderne il significato, tanto è assoluta. Sta quasi alla pari di cult, una di quelle parole che più la usi più perde di significato.

Dopo anni di letture e autori diversi e storie di ogni genere, è stato proprio il signor Fritz Reuter Leiber (Chicago, 24 dicembre 1910 – San Francisco, 5 settembre 1992), col suo romanzo Nostra Signora delle Tenebre (Our Lady of Darkness), a costringermi a usarla.

Storia.
La prima versione del romanzo, più corta, venne pubblicata nel 1977 col titolo The Pale Brown Thing su The Magazine of Fantasy and Science Fiction e definita dall’autore una storia nata come Jamesiana (in riferimento allo scrittore Montague Rhodes James) e poi cresciuta, ancora e ancora [1]. Il romanzo, revisionato e integrato da Leiber, uscì nelle librerie l’anno seguente, col titolo Our Lady of Darkness.

Trama.
Franz Western, scrittore di storie del sovrannaturale per la televisione, tornato alla vita normale dopo anni di dipendenza dall’alcol per la perdita della moglie, entra in contatto con gli scritti di un esoterista che potrebbe aver compreso la vera realtà delle città in cui viviamo e delle terrificanti creature che le infestano. Ma la conoscenza della Megalopolimanzia trascinerà Franz in un vortice d’incubo, dominato dal terrificanti entità paramentali.

Idea.
Non sto parlando solo di megalopolimanzia, lo studio degli influssi delle megalopoli sull’umanità, di questa parleremo dopo. Intendo i discorsi sul legame tra musica, matematica e religione; la visione crudele della realtà nella quale tutti ci sentiamo (erroneamente) al sicuro; la presenza degli altri scrittori (Clark Ashton Smith, Howard Phillips Lovecraft) le cui vite sono state adattate alla storia, le cui opere ne fanno drammaticamente parte; l’inesorabile sconfitta a scacchi (Leiber era un giocatore professionista) contro un avversario invisibile (oltre che contro lo spagnolo mezzo sordo).

Il bisogno palpitante dell’autore di interrogarsi su un futuro dato per scontato: la tendenza umana alla costruzione di tane immense, per tener lontani i vecchi fantasmi, che contribuisce a crearne di nuovi.

Rileggendolo a distanza di qualche giorno per scrivere questa recensione alcune immagini sulle quali ero passato tranquillo hanno acquistato un nuovo significato. Come lo stratagemma della “moglie olandese” che assorbe il sudore, nelle notti delle zone tropicali, anche la “moglie dello studioso” assemblata da Franz, ha assorbito qualcosa di più sottile, per poi diventarne una sovrannaturale marionetta?

Sesso.
Il senso del sesso. Non il sesso emo-oriented, il non-sesso dei non-morti, il sesso dark delle tenebre, il sesso mostrato finché diviene finto e inutile, tutte visioni proprie di molta merce con la quale veniamo nutriti. Parlo del sesso, come dell’orrore, suggerito, sottinteso, che permea rapporti e persone senza dominare la storia, ma riuscendo a farne parte.

Il rapporto tra il protagonista, Franz, e Cal, legame con la realtà e unica salvezza (forse). Il legame tra l’amico Jaime Donaldus Byers e le sue “bambine”, in un momento in cui il terrore sta raggiungendo l’apice, risulta più che fastidioso, stride e spinge lo stesso Franz a rifiutarlo, considerandolo un inutile (come l’argento e certi simboli magici) palliativo, nel confronto continuo con le minacce paramentali.

Orrore.
O dell’abilità di uno scrittore di descrivere la normalità e provocare angoscia. Corridoi, finestre dipinte di nero che nascondono lo sporco accumulato nelle colonne di areazione, vecchie porte di sgabuzzini, ormai senza le inutili maniglie. Case e palazzi che occludono la visuale, immense antenne televisive, vicoli stretti colmi di tenebra.

Il confronto con qualcosa di più grande di noi, che ci circonda, che è nel dettaglio percepito con la coda dell’occhio, ovunque.

L’orrore è talmente vasto che non lo vediamo più. Leiber non lo nasconde, lo suggerisce attraverso la descrizione del nido dove l’orrore prospera, portandoci alla comprensione che ormai ne dividiamo lo spazio.

L’orrore non solo c’è, ma noi lo abitiamo.

Le mega città, le megalopoli di cui parla il fittizio occultista Thibaut de Castries nel suo trattato Megalopolismanzia, volume fondamentale sul ripiano dei pseudobiblia.

Leiber, attraverso de Castries, pone un inquietante interrogativo: “Gli antichi egizi si limitavano a seppellire i morti nelle loro piramidi. Noi ci abitiamo” dice l’occultista. Ma se noi abitiamo le necropoli, lo facciamo in veste di morti e spettri? Siamo noi che le infestiamo? I veri abitanti sono ora le misteriose entità paramentali, sorta di tulpa megalopolimantici [2] prodotti dalla decadente meditazione del metallo, del vetro e dei suoi depressi abitanti?

La visione della creatura brunopallida [3] (the pale brown thing del titolo originale), capace di frantumare il vetro del binocolo, è solo il sintomo di qualcosa di più potente. Qualcosa che, come ne Il Caso di Charles Dexter Ward di Lovecraft, si estende per un lasso temporale superiore a quanto il protagonista suppone. Il Male in attesa.

E come in Lovecraft, che fu mentore di Leiber, oltre al tempo anche lo spazio gioca un ruolo fondamentale. Qui non abbiamo geometrie non euclidee, capaci di aprire passaggi da e per regioni remote dell’universo, ma la scienza di un Pitagora Nero, che sfrutta il peso elementale delle masse da cui è costituita la metropoli, per predire il futuro e modificarlo.

Ironia.
Ecco una parola che forse dovremmo leggere tutti a voce alta, materia che andrebbe insegnata a scuola nella speranza di crescere esseri umani, prima, e magari artisti, poi, dotati di una capacità che sta scomparendo, mentre evolviamo. Al pari del sesso, l’ironia in Leiber è sottile, è parte dei suoi personaggi, aggiunge spessore alle loro vite, non stempera l’angoscia di Franz, ma anzi è capace di sottolinearne la presenza.

Conclusione.
Quella del romanzo non ve la racconto, anche se, da sola, richiederebbe una notevole quantità di discussioni. Il senso dell’evento finale, il modo in cui viene affrontato, contengono materiale col quale altri autori si sono dilungati per romanzi interi.

La conclusione della recensione invece non può che essere un invito alla lettura di quest’opera e un confronto sui contenuti e lo stile di Leiber.

Nostra Signora delle Tenebre è un romanzo che non si dimentica, è una storia che non invecchia.

È certamente destinato a divenire più attuale, lettura dopo lettura.

Giorno dopo giorno. Palazzo dopo palazzo.

 

Dove trovarlo

Come suggerisce giustamente il buon Iguana Jo il libro esiste in tre edizioni diverse (tre, solo tre per cotanto romanzo, ci pensate?) ormai introvabili nelle librerie. Un giro su eBay però permette di rintracciarlo a una decina di euro.

 

Riferimenti.

Biografia di Fritz Leiber di Giuseppe Lippi, http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2008/10/06/fritz-leiber-biografia

Demoni dell’Aere Superiore: Vita, Opere e Miracoli di Fritz Leiber, Jr. di Davide Mana, su LibriNuovi: http://librinuovi.arturin.it/modules/xf001section/article.php?page=1&articleid=24

Our Lady of Darkness. A Jamesian Classic di Rosemary Pardoe, su Ghosts & Scholars n. 20: http://www.users.globalnet.co.uk/~pardos/ArchiveOurlady.html

 

Note.

[1] “It started as a short Jamesian horror story and just grew” (lettera a Foundation magazine, n. 16, maggio 1979).

[2] I tulpa sono entità o oggetti privi di corpo e generati attraverso particolari tipi di meditazione, secondo alcune credenze del buddhismo.

[3] Scritto attaccato, in riferimento alla traduzione usata nell’edizione della Editrice Nord (FANTACOLLANA 33, maggio 1980), con parole composte come brunopallida, verdechiaro,…

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11 thoughts on “Nostra signora delle tenebre di Fritz Leiber

  1. Ricordo che commentai codesto post a suo tempo. Io ero tra i fortunati che l’ avevano già letto.
    Non posso che riconsigliarne la lettura.

      

  2. Io l’ho letto! (Ovviamente ho dovuto recuperare l’originale…) Non posso che sottoscrivere tutto. Pochi romanzi hanno saputo rendere una città così inquietante e aliena. Da rileggere senza dubbio!

      

  3. Per me va nell’empireo del fantastico del ‘900. Di gran lunga la cosa più bella scritta da Leiber (tra i romanzi, ovvio). Solo che bisognerebbe raccomandare di leggerla in originale! Bravo e complimenti per il buon gusto!

      

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