Prometheus (2012)

Prometej, la locandina come l'ho vista io
Prometej, la locandina come l’ho vista io

Ed eccoci con un bel vantaggio sugli italiani tutti alla recensione del film Prometheus, già già, quello che in Italia esce tra mesi. Quello che segue è un insieme di opinioni di qualcuno che ha visto un film, ha assistito uno spettacolo, e intende condividere i suoi pensieri e i suoi dubbi. Non c’è niente del mestiere di critico cinematografico. Non ci ho messo neppure recensione, così non vi vengono i dubbi. Ma non c’è neanche, nonostante qualcuno mi abbia fatto osservare il contrario, un accanimento personale verso i film, visto che, da un po’, difficilmente trovo qualcosa che mi soddisfi.

Intendiamoci, a me piace il cinema, è sempre piaciuto. E proprio per questo motivo spendere sempre più soldi per vedere film realizzati male (spesso dalla parte della sceneggiatura) lo trovo piuttosto fastidioso.

Eppure non credo che esigere coerenza e rispetto in uno spettacolo sia troppo. Perché tanto – ma lo sappiamo vero? – è fantasy, è fantascienza, sono supereroi, è solo intrattenimento e via dicendo. Ha ragione chi dice che così rischio di rovinarmi la serata. A essere troppo pigneinculo (termine rubato all’amico gelostellato) rischi in lettura, cinema e immagino (non essendo un usufruttore di questi media) teatro, musica, pittura e avanti così. Meglio quindi non accorgersi, non chiedersi nulla? Non dico proprio staccare il cervello e divertirsi (a meno che non si tratti di Bitch Slap o Mega Shark vs Crocosaurus, ma almeno lasciarlo riposare un po’? Non ci riesco.

Sembra inoltre esserci una differenza, almeno nel nostro paese, quando si va a trattare di cinema e – soprattutto – quando si parla di cinema di genere. Come se il fatto che è fantascienza (per prendere uno dei generi) sia una scusante, in quanto qualcosa di non reale, e quindi soggetto (senza problemi da parte dello spettatore) a possibili plot hole, mancanza di coerenza nei dettagli scientifici. Per me (e credo anche per qualcun altro) questa differenza non esiste, anzi, vengo disturbato da qualcosa di incoerente sia si tratti di navi spaziali che di un film sulla grande guerra.

L’alternativa, ovviamente, è che ormai l’attenzione e l’interesse per la qualità del cinema siano bassi in generale, che si vada sempre più verso l’accontentarsi, l’ingoio silenzioso e felice per un cibo mentale che permette un distacco dalla realtà, l’unico vero obiettivo dell’intrattenimento. Altro segnale è l’abitudine al famoso e temutissimo spiegone finale, quel punto in cui tutto si ferma e qualcuno ti dice (e spesso ti dice ancora, e ancora, e…) come e perché sono successe certe cose. Perché potresti non aver capito bene e guai che ti tocchi uscire dalla sala col dubbio. Guai.

Ora però partiamo col film.
Difficile parlarne senza spoilerare, sappiatelo. Sotto è spoilerato tutto, finale compreso.
Quindi metto l’avviso bello rosso bold, e magari lo leggete a ottobre dopo la visione, okay?

*** SPOILER *** SPOILER *** SPOILER ***

Capita quindi che vado finalmente al cinema. Per una visione che mi ha costretto a varcare i confini dell’Italia, dove Prometheus uscirà appena in ottobre, per raggiungere un cinema – per altro davvero bello – in Slovenia. Ci starebbe un discorso qua sul fatto che loro – poveri – gli tocca vedere i film sottotitolati e stranamente poi parlano tutti almeno due lingue e invece noi fortunelli abbiamo i traduttori e vediamo i film 4 mesi dopo. Ma dai, son sempre le solite polemiche inutili.

Tempi lunghi, manufatti alieni, archeologia e viaggi spaziali. Si inizia bene, anche se già all’arrivo del finto vecchio (vedi sotto) qualcosa scricchiola. Però ci voglio credere e seguo la telecamera tra corridoi silenziosi, con un androide interessato ai sogni del personale di bordo (immerso nel buon vecchio sonno criogenico), e un pianeta misterioso da raggiungere.

Lentamente, scena dopo scena, scopro che non è un brutto film, questo Prometheus, ma soffre di un morbo fin troppo diffuso nel cinema: cerca di accontentare lo spettatore (vedi il discorso dell’ingoio felice di cui sopra) invece di portare avanti con decisione le proprie idee (e sviluppare quindi le sue vere potenzialità).

Ho sentito (letto in giro) che questo doveva essere un film visionario. Non so bene cosa si intenda, per me il visionario è chi vede oltre l’orizzonte dove si ferma l’occhio della maggior parte dei suoi simili. Quando dicono una cosa del genere penso a Brazil, 2001 Odissea nello spazio e su due piedi (sono seduto ma va beh, avete capito) pochissimi altri titoli. I temi (che dovevano essere) trattati in Prometheus potevano benissimo dare origine a un film visionario. Ma il gruppetto composto da Ridley Scott, Damon Lindelof (Lost) e Jon Spaihts (The Darkest Hour) non ce l’ha fatta proprio e ha messo giù un film di fantascienza semplice semplice, con una trama esile e una ciclicità di misteri (ogni scoperta porta a nuove domande alle quali alla fine non verrà data risposta) che è facile (forse anche troppi) accostare alla serie televisiva “culto” degli anni scorsi.

Vado di elenco, illustrandovi alcuni momenti del film dove la famosa sospensione dell’incredulità nel mio caso mi ha salutato con la manina e se n’è uscita dalla sala per andare dove si proiettava Step Up 4D.

L’intro con uno degli “ingegneri” che si scioglie nell’acqua dando presumibilmente origine alla vita. Bella idea, però – e qua mi servirebbe il parere di qualche scienziato vero – il DNA si conserva per milioni di anni, finché nel nostro futuro degli scienziati possano andare su un pianeta alieno, confrontare il DNA nostro con quello di un essere misterioso e trovare una esatta corrispondenza? Non significherebbe che tutti tutti gli animali creati condividono con noi parte almeno del DNA?

– Alcuni studiosi indagano su un pianeta alieno, tra cadaveri della specie che lo abitava e ologrammi di scene passate. Trovano in alcune giare una strana sostanza nera e la prima cosa che fanno è toccarla. Ma così eh, vai tranquillo, senza precauzioni, uno dico uno che avesse detto “‘ma che fate? tutti indietro”.

– Lo scienziato che incontra (nella stanza con le giare di cui sopra) una creatura aliena serpentiforme (assomigliante a un cobra con una specie di bocca a ventosa che insomma mi faceva schifo solo l’idea ma beh, è uno scienziato e magari gli piacciono queste cose) e gli si avvicina parlandogli tipo al gatto (non sto facendo dell’ironia, attenzione), per poi stupirsi quando viene assalito dalla bestia (che giustamente lo ammazza).

– La specie aliena super avanzata capace di creare la vita su altri mondi, viaggiare nello spazio e tiene il liquido che altera il DNA e accelera la crescita in una specie di vasetti roba che basta girare il coperchio e il black goo (sempre quello capace di mutare un vermicello in un alieno in qualche manciata d’ore) se ne fuoriesce.

La violenza perpetrata all’idea di sacrificio. L’assoluta mancanza di approfondimento per alcuni dei personaggi, tre dei quali destinati a sacrificarsi per il bene dell’umanità. Empatia zero, a parte forse per il nero di turno che ha quattro linee di dialogo e finisce per riuscire a far sesso con Charlize Theron, l’unica cosa a cui pensa mentre il resto della crew è imprigionato in un enorme edificio alieno. E se il sacrificio è uno dei concetti alla base della pellicola (che inizia proprio col sacrificio di uno degli ingegneri per dare la vita) per avere senso questo deve coinvolgere qualcuno che lo spettatore conosce, con il quale – magari – prova una certa empatia. Mi vengono in mente paralleli con la morte di Wash in Serenity, o più recentemente dell’agente Coulson in Avengers. In entrambi i casi la morte è inattesa e dolorosa.

– Il finale comico con l’enorme astronave che rotola verso i protagonisti incapaci di correre a destra o sinistra ma via dritti dritti finché non vengono (giustamente) schiacciati (a parte lei che certo se moriva lei come lo facevano Prometheus 2?).

– Il finale per i fan e per quelli che a tutti i costi volevano che si vedesse l’alien anche se dappertutto avevano detto che in questo film l’Alien non si vede.

recensione del film Prometheus
L’arrivo della Prometheus

Se quanto sopra non vi basta (ma già vi sento a dire “ecco il solito che si accanisce dai, io nemmeno me ne accorgevo”) ci sarebbe anche la storyline che ricalca un po’ troppo spesso quella del primo Alien. Particolare che ovviamente non interesserà chi non conosce la saga (immagino i giovanissimi e chi è capitato in sala per sbaglio perché cercava Biancaneve e il cacciatore).
Qualche esempio?

Il cattivo che manovra tutto per entrare in contatto con la civiltà aliena. Avevamo la corporazione (il denaro, lo sfruttamento, le megacorporazioni che sono il male), ora c’è il vecchio morente ricco disposto a tutto (il denaro, il potere, l’avidità, i potenti che sono il male). A proposito del vecchio: ma qualcuno davvero – ma davvero – ha creduto alle parole dell’ologramma iniziale che lo davano per già morto? E, ancora, perché usare come attore il quarantacinquenne Guy Pearce al quale applicare un trucco per cinque ore, invece di un attore invecchiato “naturalmente”?

L’androide cattivo. Eh dai, ma ancora? Okay che Michael Fassbender è bravo, probabilmente il migliore della pellicola (anche perché gli altri eh, non è che rimangano proprio impressi alla fine). Ma un altro così, con compiti praticamente identici all’essere sintetico (un grande Ian Holm) del primo film e tanto di finale con testa mozzata come Lance Henriksen in Aliens.

Il finale con la proto-Ripley che in questo caso da scienziata diventa (super)eroina. E se vogliamo lasciar stare il fatto che sia copiaincollato (con tanto di finale con astronave e voce fuori campo della sopravvissuta che dice le stesse con Prometheus al posto di Nostromo) ma veramente dopo un aborto chirurgico di quella entità con qualche pastiglia di antidolorifico una donna se ne va in giro a correre e saltare – saltare! – per un pianeta alieno?

Prometheus, dicevamo, visto pure in 3D, io che il 3D lo detesto ma non c’era lo spettacolo in sole due dimensioni, e l’ho trovato ben realizzato, sfruttato per approfondire lo scenario e non tirar fuori dallo schermo le cose verso lo spettatore. Per una volta un 3D luminoso, aperto, che aggiunge (non tanto ma qualcosa sì) alla visione.

Una visione che può comunque soddisfare, tra mostruosità lovecraftiane, un tocco del vecchio H.R.Giger (ma mitigato nella sua fallicità), mutazioni e inseminazioni inter-species, se si riesce a non considerare la trama esile, la caratterizzazione tra lo scarso e l’imbarazzante per la maggior parte dei personaggi, l’aver buttato l’occasione di trattare veramente un argomento interessante come il rapporto tra creatura e creatore.

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8 thoughts on “Prometheus (2012)

  1. In pratica quello che temevo un altro bel film con potenzialità forti inficiato dai difetti della sceneggiatura,buffo che con tutti i soldi che hanno non prendano mai uno sceneggiatore decente…

      

  2. Sulla faccenda del DNA – tutti gli organismi terrestri condividono la struttura di base del DNA, e la struttura del DNA è una delle prove che siamo tutti imparentati e l’evoluzione c’è e vi saluta tutti.
    Ciò che cambia è il numero di cromosomi.
    Per cui, se capitassi su un pianeta alieno e trovassi dei resti organici, potrei farci un test e verificare se nei resti ci sia del DNA (per quello che ne sappiamo, potrebbero esistere altri meccanismi di replicazione genetica, e quindi l’alieno di turno potrebbe avere una sequenza zolfo-ferrosa invece del DNA – allora sì che sarebbe divertente…), se il DNA sia simile a quello nostrano, e poi vedere se e quanti cromosomi ci sono in comune.
    Poi non avendo visto il film, non ho idea di quanto la cosa venga stiracchiata.
    Una cosa è dire che un organismo ha una struttura basata sul DNA.
    Una cosa è dire che si tratta di DNA “di tipo terrestre” (che non so cosa voglia dire, ma è una di quelle frasi che usavano in Star Trek)… che potrebbe indicare antenati comuni.
    Una cosa è dire che si tratta di DNA compatibile al 99% con quello di mio cugino Vincenzo, che vorrebbe dire troppe cose troppo improbabili.

    Su Guy Pearce cammuffato da vecchio – che vogliano preparare un prequel del prequel in cui dovrà comparire giovane?
    Sul sesso con Charlize Theron, quoto Alessandro Forlani.

      

  3. Ecco, ho letto tutto e confermo ancor più la tiepidezza con cui attendo questa pellicola.
    Troppo strombazzata, troppo discussa ancor prima di aver visto un fotogramma per attendersi davvero qualcosa di buono. E infatti pare che la delusione sia da mettere in conto.
    Che poi, capiamoci, io il film lo vedrò comunque, ma mi dà l’idea di una di quelle pellicole che lasciano poco in testa.

    Quoto buona parte delle osservazioni che fai in merito a un certo modo di fare cinema. I cliché stra-abusati, la mancanza di coerenza (“perché in fondo è fantascienza”, no?)
    Mi riservo soltanto di spezzare una lancia a favore dello “spiegone”. Non amo i film in cui troppo è lasciato alla fantasia dello spettatore, perché mi danno un senso di trascuratezza. Certo che a volte gli spiegoni sono talmente fatti male da essere inguardabili, questo sì.

      

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