Zeferina di Riccardo Coltri

Voi ancora non lo sapete ma a breve noi di Edizioni XII aggiungeremo una nuova freccia digitale all’arco delle pubblicazioni. Si tratterà dell’eBook del romanzo di Riccardo Coltri La corsa selvatica, che personalmente lessi e apprezzai qualche tempo addietro (se volete sapere il mio parere per esteso qua trovate la recensione de La corsa selvatica). In attesa di questo lieto evento (ma non dovrete attendere molto, credetemi) vi ripropongo la recensione di un suo altro romanzo, Zeferina.

Zeferina di Riccardo Coltri
Zeferina di Riccardo Coltri

In un’Italia ottocentesca, dove leggende, miti e magie convivono tra i boschi innevati, Zeferina, figlia di una strega, fugge disperata proteggendo suo figlio, un neonato guercio che tutti – orchi, nani, elfi, draghi, minotauri e mostri di ogni tipo – vogliono catturare. A darle la caccia, tra tutti, spunta la figura di Nero, un uomo diviso tra la natura di marito e padre, e una più misteriosa, ancestrale, che lo lega alla gente dei boschi, e dalla quale non riesce a distaccarsi completamente.

Intanto vi dico che questa è la seconda edizione del romanzo, a cura dell’Asengard, dopo la prima uscita con la Larcher. Aggiungo che la bella copertina, che ritrae la nostra eroina, è di Alberto Dal Lago, noto tra le fila degli appassionati per il suo lavoro sulla riedizione dei libri game di Lupo Solitario.

Premessa la premessa parliamo del romanzo.

Coltri, in Zeferina, non spezza la narrazione in vari segmenti, come farà nella corsa selvatica, ma si limita a due punti di vista, che si alternano per l’intero libro: quello di Nero e quello della giovane strega, Zeferina. L’epoca è sempre quella del Regno d’Italia ma le creature si moltiplicano in numero e varietà. Attraverso dei riusciti paralleli, tra l’uomo selvaggio e le varie figure leggendarie delle nostre terre, in questo romanzo vengono rievocate tutte le presenze classiche del fantasy. La magia stessa, stregoneria o stregheria, permea l’intera vicenda, senza mai però prenderne le redini per diventare un deus ex machina prevedibile o noioso.

Il mondo che circonda Nero e Zeferina è sempre al confine tra realtà e fantasia. I boschi sono pieni di uomini selvadeghi, che conoscono antichi rimedi, gli orchi, di creature delle foreste, gli elfi, e di cose ancora più oscure, minotauri, cani sovrannaturali, cancelli che si aprono su regni proibiti.

L’efficacia del romanzo sta nel riuscire a mantenere l’alone di mistero che circonda gli abitanti di questo mondo, così come la geografia esoterica che vi è stata tracciata. Le visioni di Zeferina così come i presunti scambi con le creature dell’altro regno sono mescolate a credenze che tali rimangono, senza incarnarsi in nulla di reale. La stessa giovane strega dai capelli arancioni si imbatte in questa mistura nel leggere i libri del comando, scritti e riscritti, dove a incantesimi efficaci si alternano formule senza risultato. Dove finisce quindi la superstizione e inizia la vera magia? È su quel labile confine che si muovono i protagonisti del romanzo.

Il grande numero di creature inserite nella storia, che trovano una giusta descrizione nell’interessante bestiario a fine libro, sono la bellezza e uno dei punti deboli che ho trovato affrontando la lettura. Perché ce ne sono davvero tanti, e le dimensioni, di quel bestiario, sono lì a testimoniarlo. Pur con le descrizioni dettagliate dell’autore, si fa fatica, a tratti, a distinguere regnisaori, orchi, stregoni, beate genti, anguane, fade, streghe e via dicendo…

Al pari di ciò metterei una forse eccessiva caoticità (si può dire? ma sì!) nella parte riguardante Zeferina, che scappa per l’intero libro, a volte adducendo a ragioni esili e difficilmente comprensibili al lettore, cadendo di volta in volta tra le mani di figure oscure e dagli intenti anch’essi non sempre chiari. Più intenso e sfaccettato mi è sembrato il personaggio di Nero, tirato verso il passato di una vita che si è lasciato (in maniera violenta) alle spalle, ma dalla quale, per amore, non riesce veramente a staccarsi, nonostante appartenga ormai a un mondo diverso da quello della “gente comune”.

Questi problemi, risolvibili forse con una passata di editing che sfoltisca le parti citate, non tolgono comunque valore a un romanzo fantasy diverso, potente nelle immagini e nelle suggestioni, scritto con stile da un autore che ha una conoscenza vasta di questo mondo fantastico. Un mondo che vive da sempre a pochi passi da noi, oltre un cancello abbandonato nel bosco.

Print Friendly, PDF & Email

Vuoi rispondere?