The Words (2012)

Di film sulla scrittura ce ne sono tanti, perfino troppi. E siccome c’era quella volta che da grande farò lo scrittore, continuo a esser catturato da questi titoli, anche se spesso mi rendo conto che era meglio dedicare quel tempo a scrivere. Nell’elenco delle poche che vale la pena guardare non entra questo The Words, un pasticcio di cliché e tempi sbagliati, spreco di pellicola e personaggi.
Siamo nel Regno del tell don’t show. The Words è asfissiato dal peccato più grave per un film, racconta troppo e non mostra, con tanto di voce fuori campo che diventa una logorroica fornitura di sottotitoli per chi è debole nella comprensione. Con tanto di ripetizione dei concetti principali, nel caso non li si fosse assimilati per bene.

Bradley Cooper era scrittore più riuscito, in quanto a prova attoriale e personaggio, in Limitless. Qua è Rory Jansen, un antipatico figlio di papà, con la smania di diventare un “grande scrittore”, al punto da mettere da parte per questo la moglie (una Uhura Zoe Saldana sempre bellissima il cui personaggio è però inesistente) ed elemosinare dal genitore visto che lui non ha tempo per lavorare. Di scrittori che dormono di giorno per venir invasi di notte dal sacro fuoco se ne sentiva il bisogno? Anche no. Men che meno se vigliacchi e mantenuti, che alla prima occasione di rubare rubano, anche se “solo” una storia il cui autore è sconosciuto. Rory Jansen ritrova in una vecchia valigetta un romanzo dattiloscritto, che lo affascina al punto di decidere di darlo alle stampe col suo nome. Rintracciato dal vero autore, un Jeremy Irons ulteriormente invecchiato dal trucco, scoprirà tutta la storia dietro la storia.

La sezione centrale del film è quella più riuscita, anche se proprio lì l’ingombrante voce narrante strappa con una ceretta mentale la possibilità di una vera empatia con i personaggi. Tra l’altro a quanto leggo è la parte di true story, in quanto riferimento a un evento della vita di Ernest Hemingway, anche se in quel caso alla moglie Losanna Hadley rubarono tutti i racconti dell’autore mentre lei era scesa un attimo dal treno.

Purtroppo quel poco che c’è di buono in questi due sezioni flashback, il nucleo centrale della vita del vecchio che scrive e il cedere al successo facile da parte dell’autore giovane, è affogato nella narrazione al presente. In questa un terribile Dennis Quaid interpreta – sorpresa sorpresa – uno scrittore, autore del romanzo “The Words”. Potrebbe essere l’inventore di tutto quanto ci viene raccontato, oppure essere la versione invecchiata di Rory Jansen, macchiatosi realmente del furto di quel romanzo ritrovato.
Tallonato da una bellissima quanto fastidiosa Olivia Wilde finirà per raccontare la (sua) verità.

E per gli spettatori che a pochi secondi dalla fine stavano già cercando su google “spiegazione finale the words” c’è un’ultima immagine esplicativa. Fosse mai che lo spettatore non dormisse per il dubbio.

recensione the words
The Words (2012)
Print Friendly

Vuoi rispondere?