Survival Blog (2): La piccola Berlino

Questo post lo scrivo per Alex. In passato, ogni volta che accennavo a questa parte di Trieste so di aver solleticato lo storico che c’era in lui.
Ora che la realtà del nostro mondo è diversa forse il suo interesse per il passato è scomparso, divorato dall’ansia per costruirsi un futuro. Ma credo che pochi come lui sappiano l’importanza della conoscenza, soprattutto quando tutto il resto viene meno.
Spero sia ancora sul suo orlo del mondo, in ascolto.
In questi giorni di attesa, di indecisione, ho trovato nei siti ancora online alcuni documenti su quello che potrebbe essere un rifugio sicuro come una tomba infestata.
Sono ancora dell’idea che sia troppo pericoloso scendere laggiù.
Ma la solitudine, la fame e la paura spingono a pensieri pericolosi.

Tutto nasce con la zona del territorio ora italiano, che sotto i tedeschi, nel 1943, era chiamato Adriatisches Küstenland, il cui centro operativo (per operazioni che riguardavano tutta la zona dell’alto Adriatico), era Trieste.
Come base principale del comando delle SS (sezione locale, quindi SS und Polizei in der Operationszone Adriatisches Küstenland) fu scelto il Foro Ulpiano, dove sorge il palazzo di giustizia. Da lì operava il generale Odilo Lotario Globocnik (che sottostava direttamente a Himmler). Fu lui stesso a sfruttare la parte tedesca delle gallerie, pensate come rifugio anti aereo, per raggiungere indisturbato la sua abitazione, tramite un accesso diretto dal tribunale. Questo passaggio segreto venne costruito con uno stratagemma: Globocnik affidò i lavori a tre ditte diverse, in modo che nessuna sapesse cosa facevano le altre. In tal modo riuscì a tenere nascosto lo scopo di una parte dei cunicoli scavati.
Parte tedesca in quanto la piccola Berlino è la somma di due costruzioni ben distinte e distinguibili.
C’è la zona italiana, fatta costruire dal comune di Trieste, formata da gallerie interconnesse con tre accessi dalla lunga via Fabio Severo (quella che porta dall’università al centro città), con alcuni vani adibiti a servizi igienici, un’infermeria e i segni di una serie di panche in legno, un tempo ancorate alle pareti di pietra.
La zona tedesca, occupata dalle sole SS durante il conflitto, è ampia più di 1.000 mq e collega la villa in cui viveva Globocnik al tribunale e ancora a via Fabio Severo. Era illuminata da allacciamenti alla rete principale della città e da generatori confiscati ai pescherecci.
Quello è l’accesso principale, quella è ora l’unica via d’accesso al sottosuolo.

Quante persone possono essersi rifugiate, oggi, laggiù?
Ricordo le stalagmiti create dall’umidità che aleggia onnipresente in quei luoghi abbandonati. Il freddo che, durante la mia unica visita, penetrava nelle ossa nonostante i vestiti pesanti.

Stamattina ho sentito degli spari. Per quello che posso capirne sembravano colpi di un’arma di grosso calibro. Qualche fucile forse. Sono passate delle ore, di totale silenzio, che ho usato per raccontarvi quello che sapevo sulla piccola Berlino.

Poco fa dall’esterno sono arrivate delle urla. Ordini, parole intellegibili.
Stringo la pistola tra le mani.

C’è qualcuno alla porta.


Note (out of character)

– la piccola Berlino, o Kleine Berlin, è una costruzione realmente esistente, ci si può accedere e visitarla in parte, grazie al club speleologico triestino;

– l’idea che le gallerie arrivassero fino alla base radio di Monte Spaccato (citata nella precedente puntata) è mia e non corrisponde a realtà (le gallerie sono su un piano orizzontale, Monte Spaccato, che esiste realmente, è situato molto più in alto);

un premio speciale al primo che indovina la citazione finale (del testo) 😉

– vi ricordo il trailer del survival blog, realizzato dal nostro Primo Survivalista, nonché fondatore della Resistenza alla Pandemia, Creatore Supremo e quant’altro: Alessandro Girola.
Godetevelo (il trailer, non Alex!):

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