David Dunstan: quanto è veloce la tua astronave?

Ve lo chiedono ogni volta. Vi sedete al tavolo di quel vecchio bar su Tatooine, sperando di passare inosservati, e invece eccolo lì. Passate indenni le cinte esterne di asteroidi, e atterrate nello spazioporto più lontano che umani e non abbiano mai creato. E non fate in tempo a poggiare la mano sulla maniglia che qualcuno, certamente invidioso di tanta potenza, non riesce a trattenersi. E ve lo chiede.
Quanto è veloce la tua astronave?

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Richard Luong e l’arte di Cthulhu Wars

Articolo rimasto in bozza per qualche settimana, in attesa del tempo di “scannare” le pagine del manuale e inserirle nel post. Torna quindi la rubrica The Art Of, dedicata ad artisti più o meno conosciuti nel campo del concept design, legato in genere al cinema o al mondo dei giochi, rubrica che questa volta si getta nel mondo degli orrori lovecraftiani, con uno dei protagonisti assoluti dei giochi di Cthulhu dell’anno in corso.
Parliamo di un boardgame davvero mostruoso, quel Cthulhu Wars creato da Sandy Petersen con Kickstarter e che viene ora distribuito da Green Eye Games alla misera cifra di 199$ (più divinità-espansione a una cinquantina di dollari l’una).

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Pensieri impressionisti

Trovo sempre difficile dare un titolo ai post senza uno scopo.

Venerdì, ultimo giorno di “ferie” prima di iniziare il nuovo lavoro, mi son posto come obiettivo quello di scrivere un post per i miei siti, avevo (ho) una mole di materiale arretrato da usare, non c’era che da scegliere. Arrivato di slancio a 2/3 del lavoro ho smesso preso da altro, ma sono riuscito almeno a ridare vita al blog di cucina (con la ricetta di una torta alle mele e marmellata), al sito dedicato al publishing editoriale (con le nuove uscite impaginate da eBookAndBook) e ai giochi di Cthulhu (con la segnalazione di Stay Away, un Kickstarter a sfondo lovecraftiano per una volta tutto italiano).

Le cose si accumulano, as always, ho pure divorato come non accadeva da tempo l’eBook 8.23 volte l’anno di Stefano Castelvetri e un post lo faccio di sicuro, perché è una lettura che vale la pena, soprattutto se avete una vena nerd/geek piuttosto marcata (e ancor di più se siete addentro al turbinante mondo della programmazione). E capita così che tra post mancati e letture si finisca per andare a Vicenza, che non vedevo da anni dai tempi degli incontri con parte della gang di XII.
Stavolta niente libri ma quadri, stavolta si va dagli impressionisti.

Verso Monet, Vicenza

Verso Monet, Vicenza

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L’arte fantastica di Stjepan Sejic

Articolo, questo, che nasce da una vecchia passione fumettistica, ammazzata a colpi di storie pessime come spesso accade nella serialità portata agli estremi. Parlo della saga di Witchblade, la lama stregata, di per sé non un capolavoro agli inizi, ma godibile (inutile dirlo anche e molto per via della protagonista, Sara Pezzini, e delle sue miracolose forme che le donava il bravo e purtroppo prematuramente scomparso Michael Turner). La saga fu messa nel 2007 nelle mani di un disegnatore croato, che abita a un centinaio di chilometri da dove sto scrivendo. E se le storie non hanno guadagnato molto in quanto a sceneggiatura, il tratto di Stjepan Šejić non passava di certo inosservato. Iperdettagliato, vicino ai canoni di una pittura iper realistica nonostante i soggetti di natura fantastica, rendeva ogni tavola un dipinto da osservare a lungo, compensando spesso la scelta registica di eliminare scene d’intermezzo in favore di istantanee nelle quali evidenziare il soggetto su uno sfondo sfocato.

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Alex Andreyev, tra meraviglia e orrori lovecraftiani

Dopo quattro post su produzioni locali, e dopo più di un anno (dai tempi de Halo: The Great Journey – The Art of Building Worlds), torna l’angolo del blog dedicato all’arte, con la rubrica The Art Of, dove parlare di creazioni fantastiche, dagli artworks per cinema e videogame a dipinti di pittori sconosciuti da queste parti e sculture di artisti locali. L’arte che, per un motivo o per l’altro, riesce a farmi meravigliare, che permette a volte di gettare lo sguardo su mondi diversi, fantastici.

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Antonello Zanet, le poesie nel legno

Primo post dopo l’apocalittica ristrutturazione, che al solito continua un po’ qua e un po’ là (la ristrutturazione, ma pure l’apocalisse a guardar bene fuori dalla finestra). Ormai lo sapete che ‘sto blog non rimane uguale per più di qualche settimana, e se siete qui magari pure vi piace.
Comunque domani sono a Milano, che non c’entra niente col post ma è una data storica perché ci torno a incontrare amici coi quali è iniziato tutto, fanzine, siti horror, roba weird e via dicendo, Alessio, Elvezio, Gigi, Gabriele e altri ancora e insomma ci sarà più birra che libri (e niente pipistrelli di plastica e goth girl che leggono racconti splatter) e per dire, molto meglio così.

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Bruno Gentile

La rubrica dedicata ai concept artist non è chiusa, anche se da qualche settimana non riuscivo a scriverne, ma come il resto del blog sta subendo il periodo dedicato alla nuova edizione de I giochi di Cthulhu, che come ormai tutti saprete sarà presentato a Lucca Comics 2012, e ai lavori che porteranno alla gestione dei siti dal 2013. Maya permettendo ci saranno un paio di cambiamenti radicali dei quali vi parlerò in un altro post.

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Marie-Anne Foucart

Ultimo capitolo dei tre dedicati alle artiste “da cartolina” scovate nella vacanza a Les Deux Alpes, dopo Gaelle Boissonard e Camilla d’Errico. Dalla prossima settimana la rubrica tornerà a occuparsi di temi fantascientifici, con un nuovo capitolo dedicato all’arte di Proemetheus, film al quale ho già dedicato una recensione in anteprima.

Purtroppo per questa terza artista i dati disponibili sono ancor meno della precedente (solo della d’Errico ho scovato materiale interessante e del resto è l’unica delle tre ad aver fatto un percorso di collaborazioni internazionali di un certo peso) e nemmeno il suo sito personale dice nulla su chi sia o cosa faccia dei propri lavori.

Tra quelle che vi presento due sono tornate a Trieste con me, una per essere regalata e una (il faro) per essere appesa. Il faro fa parte di una serie di tre, della quale questa è “la cima”, le altre due non le ho scovate in rete. Nulla di cui gridare al miracolo, certamente, ma una buona capacità di interpretare la surrealità (si dice? mah, diciamolo) di sogni e desideri, con personaggi immersi in paesaggi onirici nei quali si muovono a loro agio, come ne avessero sempre fatto parte.

E con questa carrellata di sogni colorati che vi accompagnerà per i piovosi giorni che vengono (almeno in zona),

buon weekend!
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Gaelle Boissonard

Gaelle BoissonardNuova puntata della rubrica dedicata all’arte che piace a me e ancora qualcosa che ho scoperto nel pellegrinaggio a Les Deux Alpes (dopo i lavori di Camilla d’Errico dei quali abbiamo parlato qualche giorno fa).

Di Gaëlle Boissonnard so meno cose, per colpa delle biografie trovate in giro. Lo so, non conosco il francese ed è colpa mia, rimedierò. Nel frattempo vi dico che è nata nel 1969, è francese, è pittrice e scultrice ed espone ormai da vent’anni, alternando bianchi e neri ad acquerelli dai colori intensi, che molto spesso hanno come soggetto delle donne quasi filiformi. Questa volta quindi nessuna suggestione simil steampunk, nessun connubio tra donna e macchina, ma tanto colore e leggerezza, per soggetti danzanti e leggiadri, che si muovono su superfici monocromatiche.

Al primo sguardo mi hanno comunicato, nella loro dettagliata semplicità, qualcosa di vivo e positivo, un movimento d’energie e colori che non poteva non tornare a casa con me. Così tra alcuni dei suoi lavori, riportati qua sotto, c’è anche quella venuta fino a Trieste.
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Camilla d’Errico

The Heart by Camilla d'Errico

The Heart by Camilla d’Errico

Cammino per la via principale (oserei dire l’unica) de Les Deux Alpes, durante una vacanza della quale prima o poi piacerebbe parlarvi soprattutto per gli amanti dei monti come Gianluca. Insomma in un negozietto di souvenir tra tante cose sportivo montagnose, vedo Lei. Che poi non è proprio quella sopra, quella ci stava accanto, prima ho visto diciamo sua sorella, con i tentacoli in testa. Non so bene come si definisca il genere, a me è venuto in mente prima steampunk poi quel certo hydropunk di cui si parla da un po’. Ovviamente ne ho acquistate un paio e, tornato a casa, ho scoperto che sul retro, in piccolino, c’era il nome dell’autrice.
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