Consigli per le letture. Tre ebook tra horror, fantastico e fantascienza

Come già si diceva nei post precedenti, ho sospeso la scrittura di “recensioni” sul blog, dedicando gli articoli ad argomenti diversi. In questo periodo ho ancora meno tempo del solito da dedicare alle mie attività collaterali, e i post in sospeso mi osservano sbuffando di noia dall’elenco bozze. Mi spiaceva però non segnalare nemmeno le ultime buone letture. So che questo blog non è esattamente un faro di visibilità nel mare mostruoso di internet, ma magari qualcuno dei miei 10 lettori (che si ostinano a cercare notizie su Bruce Lee e True Detective finendo da queste parti) potrebbe scoprire storie e autori delle quali sapevano poco o nulla. Quindi con cadenza al solito strettamente aperiodica cercherò di scrivere una lista di ebook e libri con qualche parola di commento, una sorta di “consigli per gli acquisti” di ebook e cartacei, autoprodotti o di autori ancora poco noti. Questa volta tocca a dei “ragazzi” (l’età media varia, concediamoci questa licenza dai 😉 ) in gamba, che ho avuto la fortuna di conoscere di persona (e due di loro li ho immortalati a una certa premiazione a Lucca, alcuni anni fa).
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Una fanfiction per Obscura Genesi

Ebbene sì, quando meno te l’aspetti, succedono cose come questa. Ti trovi i fan sotto casa che scrivono le fanfiction ispirate alle tue storie. Nel mio caso si tratta di un testo che già conoscevo, dalla penna dell’amico giornalista Alberto Orsini, esperto di libri game e uno dei beta tester del progetto Obscura Genesi.

Per i nuovi lettori del blog, una rapida rinfrescatina.
Obscura Genesi, per gli amici OG, è un’ambientazione futuristica nata qualcosa come 6 o 7 anni fa, dove è ambientato l’omonimo libro game. Una terra devastata dalla guerra con enormi alieni insettoidi da Plutone, una fonte di energia che proviene da altre dimensioni, uno scienziato pazzo di nome Venkman e tante battaglie negli avamposti terrestri. Ispirazioni molteplici, da Lovecraft ai videogame come Dead Space, ai film della sci-fi classica (Starship Troopers per dirne uno), il tutto infarcito da citazioni, splatter e ironia.
OG fu il mio primo tentativo di pubblicare qualcosa con una casa editrice, e fallì miseramente. Ma dagli scambi di mail con certi personaggi dell’ambiente, come il buon Daniele di Edizioni XII, nacquero in seguito numerose attività (e tante amicizie) che porto avanti tutt’ora.
Scartata la casa editrice seria, optai per il POD di Boopen, servizio terrificante, libro senza immagini nei cataloghi online, mail su mail per ricevere quel minimo delle royalties accumulate. Qualche breve recensione, numerose critiche al regolamento troppo lungo che avvicinava OG a un gioco di ruolo, qualche fan che ancora se lo ricorda al punto da annoverarlo tra i volumi della sua collezione di LG, dopo averlo acquistato a Lucca Comics dove lo distribuiva l’amico Luca della WildBoar Edizioni.
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The Leftovers, la malinconia del sopravvivere

Ultimamente, diciamo negli ultimi 3/4 anni, i miei gusti in fatto di cinema e serie tv stanno inesorabilmente cambiando. Pur restando affezionato a certi generi, come horror e fantascienza, non riesco più a tollerare gli spettacoli a costo mentale zero, che non mi provocano alcuna reazione emotiva. Horror insensati, fantasy a buon mercato, super eroi senza alcuna identità, ogni tanto mi ricapita di provare, ma è peggio che fumare una sigaretta dopo che hai smesso da tempo. Solo il cattivo sapore e la consapevolezza che è stato tempo buttato via.
Per fortuna c’è a chi affidarsi per ottime scelte nel campo del cinema (penso alle ultime visioni consigliate da Elvezio o Lucia, come Yellow brick road, Sinister, Triangle o proprio pochi giorni fa l’ottimo Honeymoon) mentre per le serie TV sto in ascolto delle voci di corridoio tra i contatti dei social.
Proprio una di queste voci mi ha parlato qualche settimana fa del serial The Leftovers, che avevo archiviato nella mente e dimenticato, se non per la curiosità del suo essere la nuova serie ideata da Damon Lindelof mente diabolica che sta dietro, oltre a Lost (che a me è piaciuto pure col suo finale copiaincollato da Jacob’s Ladder) a una serie di terrificanti polpettoni sci-fi di questi anni come Cowboy&Aliens, Prometheus e Star Trek: Into Darness (il cui unico pregio è aver dato modo a Leo Ortolani di scriverne un’esilarante recensione).
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Blooper di Davide Mana (ebook)

Fiction was invented the day Jonah arrived home and told his wife that he was three days late because he had been swallowed by a whale…”
Gabriel Garcí­a Márquez

Ultimamente visto il carico di progetti pendenti il tempo per leggere si è ahimé ridotto drasticamente, le solite dannate 24 ore che non bastano mai. Sto cercando quindi di sfruttare tutti gli interstizi spazio temporali disponibili, dedicandomi alla pila (virtuale) di ebook che attendono sul tavolo tablet.
Quest’estate mi son gustato due testi “marittimi” di Davide Mana, entrambi rivelatisi ottime letture che meritano un post, per consigliarle a chi ancora non le conoscesse. Si tratta di Palmyra l’atollo maledetto e Blooper. Oggi parleremo di quest’ultimo.

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Orphan Black (serie 1 e 2)

Oggi è andata così, che pioveva (strano eh) e quindi ho saltato brutalmente la lezione di tai chi per restarmene con Fred, la cartella di musica classica (rubata a Irene) su Spotify sul Kindle e l’ultimo bicchiere di Tazzelenghe della Tenuta Beltrame, un posto che sta proprio lì, al confine tra l’inferno dell’eterno alcolista e il paradiso dei sapori perduti. E si sa, che alla fine tutto finisce e separarsi è sempre difficile. Ti riprometti che questa volta sarà diverso, che hai imparato. E quando te lo versi, quell’ultimo, invece.
E tra la conclusione dell’ottimo L’armée furieuse (che per altro mi ha fatto passare quasi un’oretta sul web a rileggere testi sulla masnada di Hellequin) e la cena da inventare, ho chiuso la seconda serie di Orphan Black, serial suggerito da Eddy (a cui devo anche la spinta per scrivere Le guide che a breve si ingrosseranno di un nuovo capitolo).

E mentre penso che dovrei recensire il libro, raccontarvi dei conigli assassini che sono arrivati belli impaginati sul sito di Savage Worlds e di altri progetti che stanno trovando ognuno il loro bel porto, qualche parola sul telefilm ce la scambiamo, prima di cena. Orphan Black è stata una bella scoperta, in un periodo in cui niente sembrava davvero soddisfarmi (dopo l’abbandono di Helix e Penny Dreadful stavo quasi per rivedermi tutta Breaking Bad). Siamo sinceri, non è niente più che puro intrattenimento, con pseudo scienza/fantascienza a tema clonazione che raggiunge epici momenti di LOL in alcuni discorsi tra “scienziati”.
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8.23 volte l’anno, un ebook di Stefano Castelvetri

8.23 volte l'anno di Stefano Castelvetri

8.23 volte l’anno

Dopo cinema e pittura torniamo alle storie scritte con una rapida rece/segnalazione. 8.23 volte l’anno di Stefano Castelvetri è una di quelle scoperte che il mondo del self publishing ogni tanto offre. In questo caso parliamo di un romanzo breve, scoperto mi pare in seguito a una segnalazione in qualche gruppo su FB. Libro, pardon eBook, scelto per la copertina ironica, in un periodo in cui cercavo qualcosa del genere da sfogliare nei tempi morti.

La trama è presto detta: dal 1500 circa creature aliene sbarcano sul nostro pianeta con intenti tutt’altro che amichevoli. Ma con una frequenza calcolabile: 8.23 volte l’anno. Compito di un gruppo di scienziati e soldati creare una resistenza a questa “immigrazione” pericolosa, cercando nel frattempo di evolvere i propri mezzi “terrestri” per questa guerra senza fine.

Un po’ Men in Black, un po’ Stargate, molto geek, 8.23 volte l’anno riesce in quello che – stando alle sue dichiarazioni – era l’intento dell’autore. Regalare qualche ora di fantascienza venata d’ironia (con spunti azzeccati come l’Elastico e lo sfruttamento alieno dei social network), senza pretese di ridefinire, aggiornare o rinnovare un genere.

Ben riuscita la componente storica, con una serie di flashback usati per raccontare l’intreccio tra le vicende aliene e personaggi quali Ercole I D’Este, duca di Ferrara. Buono anche l’innesto di una storia del genere nella geografia d’Italia, senza la necessità di ricorrere a luoghi immaginari o località più “esotiche” (tranne per la “Con” finale, ma lì non c’era altra scelta, conoscendo il tema).

Pecche? Ce ne sono. Alcune tipiche del mondo del self publishing, quali la mancanza di un editor (e di un correttore di bozze che elimini gli spazi prima di punti esclamativi/interrogativi e i trattini a fine dialogo) e di una impaginazione che regali all’eBook almeno l’indice.
Tornando al testo vero e proprio, quello che si avverte troppo, in certe sezioni, è la professione/passione dell’autore – professionista in campo informatico, che cala il romanzo tra i testi “da nerd”, ostici per un lettore qualsiasi. Una passata di editing, che semplifichi alcune spiegazioni da manuale di hacking, gioverebbe alla lettura.

Nota: il libro e il sito dell’autore non sono più online, potete saperne di più a questo indirizzo.

 

Jonas De Ro e le apocalissi di fine anno

L’articolo doveva intitolarsi “L’ultimo dell’anno”, quasi un classico del blog che come da tradizione mia, non è mai diventato una vera tradizione del blog. L’ultimo e il primo, la fine e l’inizio, qualche anno fa contenevano ringraziamenti per il passato e progetti per il futuro. Forse anche qualcuna di quelle liste puntate. Ecco di quelle una almeno la vorrei fare, ma magari ne parliamo domani.

Oggi, come ultimo post dell’anno, ci sollazziamo, brindando alle apocalissi scampate e quelle incombenti, con qualche immagine di un artista che seguo da un bel po’ di tempo (e che spesso uso per gli header di facebook, cosa che lui stesso spinge a fare). Come spesso accade da queste parti, si tratta di un concept artisti, giovane ma già ben che lanciato, che annovera tra i suoi clienti importanti studi cinematografici, editori e software house tra i più noti (Fox, Warner Bros, Wizard of the Coast, Square Enyx, per citarne solo alcuni).

Delle sue opere ho scelto alcune immagini, inerenti principalmente quanto si diceva già nel titolo. L’immagine in copertina, dite? Be’ se fuori divampano le fiamme finali dell’Apocalisse, ho pensato, chi non vorrebbe bruciare in un caos di vestiti sparsi, gettato su un futon con una bella donna?
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Due minuti a Mezzanotte: Nativity in eBook

Ce l’ho fatta! Con un rush finale stamattina ho chiuso gli ultimi lavori editoriali dell’anno, ho impaginato tra ieri e oggi quattro eBook. E tra questi c’era il volumone che contiene tutta la seconda stagione del serial super eroistico Due minuti a Mezzanotte. I lettori erano arrivati fino al mio blog (e a quello del servizio editoriale che “produce” l’eBook di 2MM, eBookAndBook.it), chiedendo informazioni su questa versione. Alla fine sono riuscito a realizzarla entro l’anno con somma soddisfazione.

eBook gratuito Nativity
Ci sono 26 capitoli in questa round robin gestita da Alessandro Girola. La storia è incentrata sulle gesta dei Super (almeno quelli rimasti in vita dopo gli eventi della prima stagione di Due minuti a Mezzanotte) esseri umani dotati di poteri di ogni genere.

Cosa aggiungere?
Nulla, se non un invito a scaricare l’eBook GRATUITO (in formato ePub e Kindle) e l’augurio di buona lettura!

Punk Acquatico Digitale

hydro punk fish

Tempi corti questi, di quelli che cerchi di respirare una volta all’ora e andare al bagno una alla settimana, per accumulare tempo libero. Ma nonostante pare faccia cool lamentarsi, è pratica fastidiosa e soprattutto inutile, quindi preferisco vedere che, in apnea e col cellulare sulle ginocchia (no, non sono in bagno, tranquilli), riesco ancora a tenere vivo il blog. E proseguire con AdventureScape, progetto segreto nel quale ho coinvolto anche un amico nonché autore e del quale parlerò spero entro primavera, fare un po’ di marketing per la mia raccolta di racconti horror che qualche copia la sta vendendo, recensire qualcuna delle ultime letture, impaginare eBook,…

Compito assegnato al post-segnalazione di oggi è proprio quello di presentare un eBook realizzato (da eBookAndBook) per Giovanni Grotto, il conducente del Minuetto Express.

Queste erano le premesse del concorso Hydropunk: Nell’universo di HydroPunk le vecchie leggende che parlano di sirene, piovre giganti, città sommerse e mostri marini non sono del tutto infondate… anzi. Mentre gli uomini sono impegnati a combattersi tra di loro, intere civiltà nascono, prosperano e si annientano a vicenda nelle sterminate profondità degli abissi… ma è solo questione di tempo prima che i due mondi, la superficie e le acque, entrino in contatto. La domanda è… sarà un incontro o uno scontro?
Come se non bastasse una simile rivelazione, gli umani devono anche fronteggiare improvvisi cambiamenti climatici, lo scioglimento delle calotte polari, la comparsa di nuove isole e un continuo aumento del livello dei mari… Intere città costiere vengono sommerse, e certi contatti con creature marine diventano un pò troppo ravvicinati. Fortunatamente, siamo una razza piena di risorse: le nostre avveniristiche tecnologie ci consentono di costruire città galleggianti, metropoli sottomarine, fortezze volanti, e grazie a qualche marchingegno “preso in prestito” dagli abitanti del mare abbiamo a disposizione nuove fonti di energia.

Hydropunk eBook gratuito

L’eBook, che raccoglie i migliori racconti inviati al concorso, è GRATUITO.
Inoltre, se il tema vi affascina, fate un giro sul sito, che contiene moltissimo materiale interessante.

I racconti di Hydropunk:

Mareah & Juliette, di Alessandro Forlani;
Tempi Interessanti, di Davide Mana;
Gli Acquanauti degli Oceani Boreali, di Mauro Longo;
Moby Dick Project, di Enzo Milano;
Sotto Pressione, di Gabriele Falciani;
L’Arcipelago di Ulisse, di Ariano Geta;
Nuovo Mondo, di Stefano Trevisan;
Caccia Grossa, di Massimo Mazzoni;
Gli Occhi del Mostro, di Moreno Pavanello;
Fuochi Fatui, di Francesca Rossi;
Imperius Rex, di Marco Montozzi;
Contro Natura, di Stefano Busato Danesi;
Scogliere, di Alessio Brugnoli;
La Caccia dell’Albatross, di Marcello Nicolini

L’eBook Hydropunk si scarica qua.

Torni a teatro e… BLAM!

Succede così, all’improvviso. E dopo anni, più di quanti riesca a ricordare, si torna a teatro. Niente prosa, ancora, almeno non nel senso classico del termine, ma qualcosa di esplosivo che mi ha spinto a volerne scrivere. Anche perché so bene che sia chi gira da queste parti per caso che molti dei lettori “fissi”, apprezzerebbero in particolar modo questo spettacolo.

Blam! Trieste

La “trama” di Blam! è presto detta: tre impiegati annoiati vivono in un ufficio grigio la consueta routine, controllati da un capo invadente e odioso. Questo non impedisce però ai tre di reinterpretare la realtà, trasformandola in puro divertimento, dando sfogo a quello che è – e sempre dovrebbe essere – il vero potere dell’immaginazione. Gli oggetti d’ufficio si trasformano, raccoglitori, spillatrici e carta divengono armi dei più classici film d’azione o di fantascienza (Hulk, X-Men, Robocop, Terminator,…). Finché lo stesso ufficio muta, quando anche il capo si rivela essere un “blammer” convinto e aggressivo, divenendo un’arena per le loro fantasie.

Non una storia ma tantissimo uso del corpo. Uno spettacolo di un’ora e venti circa, totalmente muto. Il riproporre una situazione (che chiunque abbia lavorato in ufficio ben conosce) con i suoi momenti di noia, i capi autoritari, e quegli sprazzi di tempo in cui la mente riesce a portare, anche solo per un attimo, altrove.

Blam!, della compagnia danese Neander Teater, conta sulla perfetta interpretazione di Kristjan Ingimarsson (anche regista e scenografo), Lars Gregersen, Didier Oberle, Joen HøJerslev. L’uso del corpo, totale, li rende un incrocio tra stunt men e praticanti di parkour, mano a mano che le acrobazie tra i tavoli d’ufficio si fanno più complesse e rapide (con un salto con avvitamento di – mi pare – lo stesso Ingimarsson, che mi ha fatto cadere la mandibola fin alla moquette del teatro).

Per me, digiuno totalmente di tempi teatrali e costruzioni di scena, che nonostante la scarsissima frequentazione adoro il modo in cui il palco è isolamento e coinvolgimento, riproduzione a pochi metri dal mio naso di realtà che si espandono fin quasi a sfiorarmi e si contraggono al ritmo di una semplice luce di scena, è stata un’esperienza immersiva e divertente.

Dell’intero spettacolo, breve e intenso, impossibile non ricordare la già menzionata abilità fisica dei quattro attori, che riesce a trasmettere molto bene il carattere dei personaggi, rendendo superfluo qualsiasi testo parlato. E in particolare alcune parti sono davvero spettacolari, quella “alla Jackie Chan”, con perfetti incontri/scontri di arti marziali, e il primo comparire di Iron Man, “simulato” dalle capacità mimiche di Ingimarsson, con due soli box di cartone fissati alle mani.

E se il fisico è sfruttato al massimo, lo spettacolo non funzionerebbe così bene senza l’eccellente impianto di luci e suoni. L’illuminazione modifica gli ambienti, apre porte sull’immaginazione dei personaggi, crea nuove fantastiche ambientazioni, dalla piccola sala per il poker fino alla giungla più cupa e pericolosa. Se le musiche ambientali contribuiscono a questa ristrutturazione sensoriale della scenografia, i singoli effetti sonori trasformano mani e oggetti da ufficio in armi letali e apparecchiature fantascientifiche.

Una menzione la merita proprio la scena della partita a carte. Lì l’abilità nel ruotare tavolo e giocatori, nello spostare quindi il soggetto dinanzi a un occhio/telecamera fisso, rende perfettamente l’idea della visuale cinematografica. Una visuale che inizialmente ruota fino a chiudere con una “ripresa” finale dall’alto, regalando una dimensione in più allo spettatore. Effetto questo, replicato e amplificato ancora nel finale “supereroistico” (dove alcune sequenze al rallentatore sono davvero azzeccatissime).

Vi lascio con il trailer di Blam! che avrete capito consiglio vivamente, soprattutto se siete ancora capaci di dare vera importanza all’immaginazione, e alla sua capacità di creare mondi nuovi e alternativi, in quel gioco della mente che si faceva “da bambini” e si va a perdere sempre prima (perché inutile, non remunerativo, poco serio e quanto altro sappiamo definire il comune approccio alla fantasia, ben peggiore dei grigi uffici in cui si lavora talvolta).