Felice asciugamano a tutti

Questo messaggio di speranza viene trasmesso a blog unificati.
Avete un’ultima risorsa per lasciare questa palla di fango e viaggiare davvero.
Pollice alzato e asciugamano pronto.
Che si fotta il resto di questo mondo e via, oltre la galassia lontana lontana e oltre ancora, dove non riusciranno a trovarci.
Io, nel caso, sono pronto.
Ovviamente il gatto viene con me e ha il suo. Di asciugamano.

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Nativity: parte la seconda stagione di Due minuti a mezzanotte

Nativity banner

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Come si fa a non esser pieni d’entusiasmo quando nasce un nuovo progetto? Non si può, nemmeno se sei reduce da quattro giorni con la febbre che c’è voluto un termometro nuovo per misurarla tutta. E tra i brividi dell’influenza ecco quello per la prima X sul calendario del 2013, prima scadenza ufficiale, l’avvento della second season di Due minuti a mezzanotte (2MM per gli amici), il progetto di Alessandro Girola, il serial tv narrativo dedicato ai super eroi, robe che Misfits ci copieranno le trame di sicuro.
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La città e la città di China Miéville

La-citt+á-e-la-citt+á-di-China-Mi+®villeNon pensavo di scrivere una recensione del romanzo di China Miéville, La città e la città. Ma per qualche ragione in questi ultimi giorni la spinta a questi esercizi mi è tornata prepotente, e mi sono ritrovato per le mani il volume da poco concluso. E l’ho sfogliato. E ho deciso che no, non lo avrei recensito, ma qualche frase su quel che mi è rimasto, giusto un’opinione l’avrei data. Ma mica una recensione eh…

Fascette che lo avvolgono quando riposa in libreria e commenti di altri blogger lo definiscono un incrocio tra Kafka, Chandler, Dick. Io parto svantaggiato, non essendo particolarmente esperto di fantascienza, non avendo mai letto Chandler, sopportando con difficoltà Dick e ricordando poco delle mie letture kafkiane.
Per cui vi dirò che a me questo libro ha ricordato George Orwell. Poi vi spiego perché.
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Due minuti a mezzanotte, stagione seconda – Nativity

Nativity

Stavo preparando giorni fa l’articolo con cui iniziare l’anno, e doveva essere qualcosa sui libri letti, progetti aperti, il solito insomma. Poi ho scoperto che per qualche oscuro motivo il blog è isolato dal mondo, da dentro verso fuori non ci si collega, quindi il sistema antispam (il buon Akismet) non funziona e vengo sommerso da un centinaio di messaggi al giorno che devo gestire a mano. Periodo perfetto con il personale dell’hosting che non risponde, ho per ora impostato i commenti in modo che si debba registrarsi al sito. Mi spiace per l’ulteriore casino ma dubito che quei 4/5 che passano di qua avranno difficoltà a farlo.

Comunque, come dice il titolo non di spam si parla oggi, ma della nuova stagione della round robin Due minuti a mezzanotte, tema tra i pochi che ho trattato negli ultimi mesi del 2012, per la quale ho curato l’eBook incrementale, chiuso con la fine (?) della storia a inizio dicembre e disponibile al download gratuito (per chi volesse mettersi in pari con quanto successo l’anno scorso ad Admiral City).
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This is the end (?)

Due minuti a mezzanotte in eBook gratis

Due minuti a mezzanotte, LA saga super eroistica del 2012

Come direbbe l’amico Germano, press play and listen.
Poi andiamo ché è tardi.

La fine è arrivata, inevitabile come le fottutissime tasse, anche ad Admiral City la Fine con la F maiuscola si è abbattuta diramandosi per un mondo intero. Dopo trentatré capitoli e (quasi) altrettanti autori, defezioni e recuperi, inserimenti in corsa e brain storming da nottata alcolica, la Mezzanotte è arrivata, probabilmente in modo molto ma molto diverso da quanto si aspettava Colui Il Quale ha iniziato il Tutto, Alessandro Girola.
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Davy Levy e i concept art del film Prometheus

Uscito finalmente anche nelle sale italiane, possiamo ancora parlare di Prometheus, recensito in anteprima per voi qualche mese fa. Degli alieni di Prometheus abbiamo già parlato ai tempi dell’articolo su Ivan Manzella, nella rubrica The Art Of.

Oggi tocca invece a David Levy, omonimo dell’astronomo canadese co-scopritore della cometa Shoemaker-Levy 9 che cadde su Giove (interessante omonimia spaziale, non credete?). Il “nostro” David è invece un concept artist che ha studiato design industriale e architettura in Francia e Olanda. In California, a Los Angeles, lavora invece da anni nel campo dei videogiochi con collaborazioni a titoli quali Prince of Persia 3 e Assassin’s Creed e nel mondo del cinema, dove ha dato corpo a creature e scenografie per Tron Legacy, The Thing, Prometheus ed Ender’s Game (in uscita nel 2013).

Dal 2006 David Levy è a capo del suo studio personale, Steambot Studios, col quale ha ulteriormente ampliato la sua influenza artistica, lavorando anche su comics e art books e producendo un cortometraggio, Plug, in uscita nel 2012 del quale vi condivido qui sotto il secondo teaser.
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Mega Shark vs Giant Octopus

Potevo prima o poi non ripescare (ehehe che spiritoso) la recensione di Mega Shark vs Giant Octopus, uno dei post più letti sul vecchio blog?

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Un classico, ormai…

Una causa non chiarissima (qualche tipo di esperimento militare che non si deve fare ma i militari che sono cattivi li fanno lo stesso) fa scongelare un calamaro dall’occhio subdolo e uno squalo volante, vivi abbracciati vicini vicini, rimasti dalla preistoria imprigionati nei ghiacci artici.

Dopo aver tentato ogni tentativo tentabile, i governi mondiali, sempre diabolici, guidati questa volta da un astuto Lorenzo Lamas, si mettono nelle mani di un incredibile trio di scienziati multi etnici: un libidinoso vecchietto irlandese, un giovane gigolò giapponese e una ninfomane americana (Debbie Gibson eh, mica una qualsiasi, cioè dico Debbie, la cantante, dai Debbie… ma Debbie chi? Ah, questa Debbie!).

Attraverso l’uso di incredibili pozioni che manco a Hogwarts ne fanno così, create in un laboratorio senza sedie, costretti dal budget risicato a lavorare inginocchiati a terra, dimostreranno le loro incredibili doti, tra le quali capire che un dente è un dente, senza doverlo guardare.

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The Making Of “2MM capitolo 20”

Il Grande Thoth

Quella dei making of, come sapete, è una passione da queste parti. Insomma chi più chi meno, tra artigiani (che dire artisti suona pomposo e ingombrante) e scienziati, quello che si cerca è il come, il meccanismo che regge la scenografia, l’affascinante groviglio di pulegge e tiranti capaci di costruire qualcosa che prima non c’era.

Quindi due parole, giuro non di più, sul mio piacevole ritorno alla tastiera, per il quale ringrazierò ancora il buon Alessandro Girola, il burattinaio che ha preparato la scena di Due minuti a mezzanotte, una round robin di stampo super eroistico che sta avendo un ottimo seguito di appassionati e autori.

La mia puntata sono sicuro che l’avete già letta ma nel caso incredibile vi sia sfuggita, basta cliccare su capitolo ventesimo.

Fatto? Benissimo…

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I dodici inverni di Tullio Avoledo

Col tempo i ricordi di quella lunga estate si sarebbero spezzettati, confusi. Sarebbero diventati come i frammenti di uno specchio infranto. Alcuni aguzzi, taglienti, capaci di far male. Altri smussati dalla pioggia dei giorni fino a diventare simili a gioielli opachi, a lacrime di vetro.

L'anno dei dodici inverni di Tullio Avoledo

Postazione estiva, sedia IKEA sistemata in veranda, netbook carico e libro alla mano, oggi con Lucifero alle porte e bollini neri ovunque non è giornata da spostarsi. Vediamo quindi di ripassare quanto fatto ieri, secondo episodio di lettura immersiva. Altre ore al mare, questa volta senza danni permanenti all’epidermide, con un vento meno teso e meno fresco ma sempre ottimo compagno di letture. Una nuova avventura nell’immergersi totalmente in un romanzo e completarlo in un unico giorno, un esperimento che sto pensando di far diventare rilassante e buona abitudine. Un giorno al mese magari, un sabato o una domenica, telefono lontano, via da casa che il piccì è sempre una tentazione, un libro e vivande sufficienti al sostentamento. E si viaggia lontano, così.

Intanto tra un bagno e l’altro è stato il turno de L’anno dei dodici inverni, di Tullio Avoledo, gentilmente regalato dal buon Alex. Il suo titolo più conosciuto, L’elenco telefonico di Atlantide, era in lista da tempo, ma Alessandro ha visto giusto con questo romanzo che per certi versi riecheggia il lavoro di Audrey Niffenegger, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo.

Lontano dalle tinte melodrammatiche di quel successo editoriale (trasformato in un soporifero film con Eric “Hulk” Bana) Tullio Avoledo regala una storia complessa, stratificata e capace di far ingoiare chucchiaiate di sana fantascienza anche a chi questo genere lo evita (associandolo erroneamente a tutta una serie di cliché che soprattutto nel nostro paese sono sinonimo di “bassa letteratura”, come non si potesse parlare di robot o viaggi nel tempo senza dover scendere in un underground per pochi eletti).
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