Prometheus (2012)

Prometej, la locandina come l'ho vista io

Prometej, la locandina come l’ho vista io

Ed eccoci con un bel vantaggio sugli italiani tutti alla recensione del film Prometheus, già già, quello che in Italia esce tra mesi. Quello che segue è un insieme di opinioni di qualcuno che ha visto un film, ha assistito uno spettacolo, e intende condividere i suoi pensieri e i suoi dubbi. Non c’è niente del mestiere di critico cinematografico. Non ci ho messo neppure recensione, così non vi vengono i dubbi. Ma non c’è neanche, nonostante qualcuno mi abbia fatto osservare il contrario, un accanimento personale verso i film, visto che, da un po’, difficilmente trovo qualcosa che mi soddisfi.

Intendiamoci, a me piace il cinema, è sempre piaciuto. E proprio per questo motivo spendere sempre più soldi per vedere film realizzati male (spesso dalla parte della sceneggiatura) lo trovo piuttosto fastidioso.

Eppure non credo che esigere coerenza e rispetto in uno spettacolo sia troppo. Perché tanto – ma lo sappiamo vero? – è fantasy, è fantascienza, sono supereroi, è solo intrattenimento e via dicendo. Ha ragione chi dice che così rischio di rovinarmi la serata. A essere troppo pigneinculo (termine rubato all’amico gelostellato) rischi in lettura, cinema e immagino (non essendo un usufruttore di questi media) teatro, musica, pittura e avanti così. Meglio quindi non accorgersi, non chiedersi nulla? Non dico proprio staccare il cervello e divertirsi (a meno che non si tratti di Bitch Slap o Mega Shark vs Crocosaurus, ma almeno lasciarlo riposare un po’? Non ci riesco.
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Ivan Manzella e gli alieni di Prometheus

VISUAL SPOILER ALERT! Trattasi di uno di quei post che fareste meglio a non leggere. A meno che non abbiate in qualche modo già visto il film. O siate immuni dagli spoiler. O abbiate già visto questi lavori sui numerosi siti stranieri che li hanno pubblicati. O ve ne fregate e volete vedere Le Creature. Che mica vi racconto cosa sono eh, o se sono davvero state realizzate così, nella pellicola.

Però poco da fare, ci sono i mostri di Prometheus, nella loro lovecraftiana e terribile bellezza, direttamente dalle mani del character designer Ivan Manzella. L’artista ha lavorato in moltissime pellicole di successo, prima di entrare a far parte del team creativo del film di Ridley Scott, oltre a essere co-regista del video Attack of the mutant space monkey .

Nel portfolio di Ivan Manzella trovate le affascinanti sculture tratte da Clash of Titans e Wrath of Titans, i bozzetti per i draghi di Game of Thrones (e di un White Walker) e un bel po’ di materiale dedicato a Prometheus  per il quale ha lavorato con la Neal Scanlan Studios.

Sto pensando di dedicare altri post a making of come questi, dedicati ad altri artisti che lavorano nel campo del cinema ma anche dei giochi.
Che ne dite? (sì okay so che non risponderà nessuno perché il film non lo avete visto e chi mai avrà cliccato su “read more” per poter commentare?)

Intanto vi lascio allo speciale sugli alieni di Prometheus, buona visione!

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BioShock: New Year’s End

BioShock New YearOgni tanto invece di recuperare vecchie recensioni penso di scrivere dei post brevi per condividere contenuti interessanti. Poi mi dico che tanto ormai c’è Facebook. Se vedi qualcosa di bello lo schiaffi lì, tutti a cliccare “mi piace” senza guardarlo e qualcuno magari commenta e tu gli rispondi e invece sul blog passano in quattro e solita storia. E quindi desisto, a volte schiaffo su fb a volte non schiaffo e dimentico.

Però proprio oggi Hell ha scritto un certo post parecchio sentito, con successiva discussione, sulla forza del legame tra blog (ma anche ebook, scrittura) e social network, con numeri tali da far pensare che senza condivisione ormai i blogger siano destinai a parlare a molti meno utenti.

Non ho numeri per dire se questo è vero, ma non è difficile crederci. FB è la tv del nuovo millennio; se lo dicono lì è vero (o almeno vale la pena leggerlo e magari crederci). E sapete bene come si diffondono rapide le bufale in quel terreno così fertile, abitato da milioni di menti pronte a copiaincollare link senza controllarne la veridicità, soprattutto se c’è della polemica, del malcontento, che anima il messaggio da far echeggiare nel cyberspazio. Il segnale non si può fermare, diceva Mr. Universe, e questo vale per le cose importanti quanto per le minchiate. E vista la recente trasmissione dati a una velocità di 1 Terabit per secondo, immaginate quante minchiate in più potranno viaggiare!

Insomma a me ‘sta cosa fa tristezza, soprattutto quando mi rendo conto di venir portato allo stesso comportamento. Quando mi accorgo di cliccare rapidamente tra i blog che seguo senza prestare attenzione a ciò che c’è scritto, quando condivido senza nemmeno una riga di commento. A quel punto, mi dico, nemmeno aprire il sito, piuttosto che dedicare a un articolo lungo qualche cartella giusto una decina di secondi per dire “sì ti seguo”, magari cliccando su uno dei bottoncini che stanno sotto ogni post.

Però mica volevo scrivere ‘sto mezzo pippozzo sul fatto che ormai se non sei social non esisti! È che mi è venuta così, scrivevo qua e rispondevo a Hell. E del resto magari voi avete un’idea in tal senso, e il consiglio è di andare sul suo bel blog e dirgliela, così ‘ste righe hanno avuto un senso.

In realtà però la mia idea era farvi vedere questo breve cortometraggio fan-made. Una sorta di prequel a quanto narrato nei primi due capitoli della saga videoludica di BioShock, pluripremiato titolo della 2K Games che vedrà prossimamente una terza parte, ambientata non più nella sommersa e utopica città di Rapture ma in una luminosa (ma sempre pericolosissima e altrettanto utopica) isola-città volante.

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Il futuro è tornato (pure i nazisti, ma non da noi)

Io di fantascienza ne capisco nulla, si sa. Figuriamoci, amo la poetica di Neuromante e di Asimov ricordo Norby (il robot a forma di bidone della spazzatura) meglio delle Fondazioni. Però un annuncio non costa nulla, anzi rischia pure di portarmi qualche click visto che smetto di parlare di robe fantasy coi nani. Inoltre mi è parso simpatico accostare qualcosa di positivo, gestito da blogger amici, a qualcosa un’altra notizia (piuttosto ovvia purtroppo) letta oggi sull’incazzatissimo blog di Lucia.

Che accade quindi?

Prima di tutto che dopo mesi di intensi preparativi, selezioni per loghi e titoli, nasce un magazine curato dai fan gestita tramite un blog (una blog fanzine o come si dice oggi una blogzine). Le menti folli dietro al progetto sono Angelo Benuzzi, Nicola “Nick” Parisi, Davide Mana, Gianluca Santini e Sehkemty.

Il link è il futuro è tornato, oppure dovete cliccare sul faccione alieno qua sotto, oppure ancora potete faccialibrizzarli, googleplusizzarli o twitterseguirli.

Il futuro è qui

C’è poi una notizia in contrasto con questa ventata di speranza giovanile. Per un genere che nella mia città ha portato alla nascita di quello che un tempo si chiamava addirittura Festival Internazionale del Film di Fantascienza ed è ora noto come Science+Fiction, manifestazione che si è vista decurtare i fondi necessari (come tutta la cultura italiana eh, ben lo sappiamo) ma riesce lo stesso a sopravvivere (piegandosi magari all’horror per riempire palinsesto e sale), il nuovo smacco è vedere come l’ennesima attesissima pellicola sci-fi sia schifata in Italia (e in pochissimi altri paesi, guardatevi la tristissima cartina).
Si tratta di Iron Sky coi suoi cattivissimi nazisti dalla luna, film che spero proprio il festival di cui sopra potrebbe portare in sala la versione in lingua originale, altrimenti destinata alle sol(it)e visioni casalinghe.

Comunque noi ci si continua a sperare e a fare un grosso in bocca al dhole a tutti quelli che ci provano ancora, a tenere viva la scienza del fantastico.

Buon futuro!

Actarus. La vera storia di un pilota di robot di Claudio Morici

Avevo molte idee per alcuni articoli di questa settimana, volevo raccontarvi di un certo recensore a cui son piaciuti i miei conigli mutanti e dei nuovi eBook che sto realizzando e che sono gratis e magari vi piacerebbe leggere. Magari. Invece mi hanno gentilmente chiesto di andar fare un lavoro a Teramo, che dista soltanto otto ore e mezza di treno da qui. Quindi oggi ho preparato i classici “armi e bagagli” e domani si parte. E i post li scriverò sul treno.
Vi lascio allora con una rece recuperata, che vi mancavano lo so, dedicata al robottone Goldrake o, meglio, al suo mitico pilota, Actarus.
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La strada (The Road)

Ormai vi ho già tediato col fatto che vedo sempre meno film e praticamente non ne recensisco. Però mi fa piacere recuperare quelle vecchie, soprattutto di pellicole che per un motivo o per l’altro mi sono davvero piaciute. È un fenomeno sempre più raro, uscire da una sala soddisfatto, e così ripenso a quella sensazione che tanto mi faceva amare il cinema anni or sono.
Questa domenica, con la bora che spazza Trieste come una vecchia arrabbiata dotata d’un immensa scopa invisibile, tocca all’adammento del romanzo di Cormac McCarthy, La strada.

The Road

The Road

Il mondo invecchierà improvvisamente e parole come domani o speranza perderanno ogni significato, ogni valore. La natura non muterà, non resisterà. Ogni cosa cederà il passo alla propria fine, disgregandosi in una coltre di cenere grigia.
In questo distopico futuro si muovono un uomo e suo figlio, un Viggo Mortensen smagrito e testardo e un innocente Kodi Smit-McPheeche non ha conosciuto realtà al di fuori di questa.

Un film cupo, pesante. Attenzione, non pesante come noioso, pesante come una coperta che fatichi a levarti di dosso, dalla quale cerchi di sgattaiolare alla luce, senza riuscirci.
Nei pochi flashback vediamo la moglie, Charlize Theron, cedere i sorrisi alla quieta disperazione che un mondo senza futuro elargisce ai pochi sopravvissuti. Terribile la scena in cui si rifiuta di partorire, nel tentativo inutile di non mettere al mondo, in nuovo mondo, una creatura destinata a diventare vittima di della stessa disperazione o di un destino anche peggiore.
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X-Men: First Class

Recupero dal vecchio blog la rece di un film che non m’era tanto piaciuto, e ne avevo parlato con tono vagamente ironico, tanto so che poi arrivano gli esperti di cinema e mi dicono quali sono le verità assolute su questo e altri titoli. Ma finché non sono nei paraggi, io la pubblico…

X-Men: First Class

X-Men: First Class

Un figo col potere di piegare le forchette con la mente, costretto da un regista malvagio a vestire sempre in dolcevita, sfoga la sua rabbia sull’umanità, pur di avere un mantello e un cappello decenti. Nel suo piano di dominio si scontra però con Kevin Bacon che odia da sempre perché gli ha rubato la parte in Footloose.
Magneto – che si chiama ancora Erik – è affiancato per tutto il film da un telepate donnaiolo che cerca di far emergere il suo lato buono con inquadrature da omofobia scatenante, e riuscirà col potere dell’ammmore a spostare un enorme telescopio.
I cattivi veri (l’Hellfire Club!) tramano nell’ombra e non si fanno mancare nulla, una bionda alta che diventa uno Swarovsky™ vivente, un cattivo demoniaco che fa BAMF e doveva essere proprio cattivo perché ha uno dei pochi effetti speciali decenti del film, il ballerino di Footloose e un sottomarino nucleare. Tutto in piena crisi dei missili a Cuba.

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NeXT arriva anche su iPad

È usanza, da queste parti, usare il blog per diffondere le novità del mio sito dedicato all’impaginazione tradizionale e digitale. Ultimamente ne ho parlato avolte in maniera “collaterale”, come con il concorsino per regalare Il Grande Notturno, altre in maniera diretta come per la presentazione della raccolta gratuita in eBook, Arkana.

Oggi tocca invece al nuovo numero di una rivista che tiene duro in questo nostro paese dove la fantascienza non sembra aver vita facile. Una iniziativa che dovrebbe far contento chi ultimamente, nella blogsfera, cercava spunti e idee per promuovere e rafforzare questo tipo di produzioni. Chissà, magari contribuire acquistando un numero di NeXT, commentandolo e interagendo con chi ci mette tanto lavoro per farla, potrebbe essere utile quanto creare nuovi siti, forum e stemmi per la fantascienza.

NeXT 16, quindi. Non numero ma iterazione, perché siamo nella terra dei Connettivisti, della scienza al limite e oltre il concetto di fantastico, in un continuo portare di là, Oltre, quello che troviamo dalla nostra parte e portare in questa piccola realtà parte di quel mondo fantastico che giace in attesa oltre i confini della creatività.
A me ha fatto piacere collaborare col buon Sandro Battisti, che ha pazientato mentre mi districavo nell’impaginazione di testi e immagini, tra titoli lungherrimi e mappe tecno organiche complesse e affascinanti. Per una rivista alla quale voi affezionati della fantascienza, voi che vi battete perché questa sia divulgata e diffusa, spero darete il giusto risalto (per i meno attenti, se proprio non la comprate, scriveteci un post, fate girare la notizia!).

Una nota da sottolineare, prima di lasciarvi alle parole ufficiali che descrivono questa nuova uscita.

Questo è il primo numero di NeXT che approda su Apple Store

Basta installare l’app di Simplicissimus.it e cercare nell’edicola digitale, i numeri di NeXT disponibili a… sentite che prezzo… 1.59€.

Tutte le informazioni sul sito ufficiale:
http://hyperhouse.wordpress.com/connettivismo/next

La cover della 16a iterazione di NeXT

Maps. Ovvero mappe. Ovvero una contrazione che ricorda le mappe terrestri e non solo, quelle di Google, quelle che fanno da base per qualsiasi esperimento di Realtà Aumentata – tecnica di arricchimento informativo che tanto si sta affermando nel mondo digitale.

Mappe più estese, quindi, cerebralmente parlando. Mappe che disegnano le direttive neurali in cui ci muoviamo in questi mesi, anni, periodo storico; mappe del Connettivismo, in dilatazione sempre più accentuata, che passano per il riconoscimento del Premio Italia dato a NeXT (l’Oscar per il genere Fantastico) nell’ambito della miglior Rivista non Professionale, award vinto a Milano nell’ambito dei Delos Days 2011. Sono tutte mappe, come in una storia di Urban Fantasy.

È quindi questo un numero celebrativo, in qualche modo; è un’iterazione che tira un po’ tutte le fila dei numeri precedenti ampliando, approfondendo, diramando ancora più (radicandosi) gli argomenti cari al Movimento, rendendoli punti di sviluppo, basi di partenza per il futuro e non un mero punto d’arrivo. Ed è quindi per questo motivo che troverete una nuova rubrica, AVANT-GARDE, curata dal valente Galessio, che esplorerà ogni volta le istanze dell’Arte contemporanea raffrontandola al Connettivismo; nell’iterazione 16 abbiamo anche però, e ovviamente, la consueta ricerca a tutto campo, la sperimentazione allostatica in ogni branca della Cultura e della Conoscenza connettiva che ha portato NeXT allo stato editoriale attuale: FRAME, un susseguirsi di snapshot del presente in chiave futura curato, da questo numero, da 7di9, che segue anche la rubrica INTERAZIONI, dove si traccia la storia del Connettivismo nei mesi successivi all’uscita dell’iterazione del precedente NeXT; BIT_MOOD, dove Kremo ci conduce in una ricerca olosensoriale applicata alla musica moderna (non quella pop, ovviamente) dove lo scontato non appare mai, nemmeno in un momento; NUVOLE DI PIXEL, in cui Manex approfondisce il discorso dei fumetti digitali, argomento ormai imprescindibile dalla rivoluzione digitale che venti anni fa ha colpito prima la musica, ora la letteratura.

La rubrica FOCUS ha un nuovo titolare: Xabaras, che insieme a Max Chiriatti esplora l’argomento della Realtà Diminuita (sì, diminuita, non aumentata) che è interessante e foriera di spunti teorici e cerebralità davvero notevoli. ZOOM, l’unica rubrica che mi sono riservato per questo bollettino, esplora i confini dell’umano, del postumano e dell’inumano mentre WORK, altra neorubrica, affida a pykmil il resoconto di due particolari pubblicazioni esclusivamente connettiviste di questi ultimi mesi.

Il capolavoro di Logos si estrinseca nella sua monumentale ERMETICA ERMENEUTICA, dove esamina Mark Strand, e Peja continua la sua ricerca transarchitetturale (su Massimo Ercolani) nella rubrica POSTARCHITECTURAL RESEARCH; Black M incrementa l’immaginario connettivo analizzando i frammenti onirici di celluloide, argomento gemellato con LA MATTINATA DEI MAGHI, dove Nimiel analizza l’argomento del Sogno Lucido.

Completano il numero i versi di mia produzione (che appaiono su CONNESSIONI, insieme a un mio edit di un intervento di Lady Caotica), un event performato il 29 aprile 2010 sul blog supernova express.splinder.com dai connettivisti tutti, e ben sei racconti (uno di essi particolarmente lungo) a firma di: Xabaras, Sogno di un futuro di mezza estate; Evertrip, Tetsuo mon amour; Matteo Mancini & Samuele Toccafondo, Genesi di un eroe; Mextres, Rendezvous; X, Vanisghing point (ovvero la seconda parte del racconto apparso sulla seconda antologia connettivista, Frammenti di una rosa quantica – Kipple Officina Libraria).

Le immagini a corredo dell’iterazione sono di Ynfidel mentre il logo della produzione connettivista HyperHouse, che ci accompagnerà per i prossimi NeXT e in ogni produzione connettivista da me diretta, è opera di DjMystica ; Matteo Poropat ha impaginato l’iterazione, stampata poi dalla Phasar .

In conclusione, sarà pur vero che la mappa non è il territorio, ma è anche vero che il territorio varia a seconda della sensibilità interiore: tracciare una propria mappa da sovrapporre al reale aiuta a modificare, a nostro piacimento, il sensorium che ci circonda.

NeXT 16

[eBook] Nazi Mages must die! di Alessandro Girola

Nazi Mages must die! di Alessandro Girola

Nazi Mages must die! di Alessandro Girola

Un nuovo eBook si affaccia alle porte digitali del web.
Ed è un piacere presentarvelo oggi perché, anche se su questo spenderò due righe in un post apposito, è un anno dalla nascita di eBookAndBook.
Eh già, come passa il tempo vero?
Un anno fa, nel giro di pochi weekend di ottobre, sono cambiate molte cose. Tra queste ho creato quel piccolo sito per la creazione di testi digitali (e non) frutto della collaborazione tutt’ora attivissima con Edizioni XII.

Uno dei primi “clienti”, col quale si è instaurata una interessantissima e tutt’ora florida collaborazione, è il buon Alessandro “McNab” Girola, conosciuto perché unico recensore di un mio mini libro game lovecraftiano (Fuga dall’Altrove, remember?).
Ecco quindi a chiudere il cerchio il suo ultimo lavoro, nelle cui caratteristiche si può vedere quanto sia cambiata anche la sua produzione. Non un racconto o una novel ma un saggio, una produzione più corale che raccoglie lavori di autori noti nel “giro” quali Angelo Benuzzi e Germano M., un eBook di una collana ideata con Davide Mana: il Lemuria Social Club.

Ma veniamo all’eBook in questione, presentato dalle parole dello stesso Alex:

Cannoni solari orbitanti in grado di colpire il cuore del territorio degli Alleati.
Cani parlanti addestrati a odiare i francesi.
Droghe psicotrope utilizzate per possedere le menti dei nemici.
Prototipi di dischi volanti.
Panzer grossi quanto corazzate navali.

Questi sono solo alcuni dei dieci eclatanti esperimenti di tecno-esoterismo nazista, realmente studiati durante la Seconda Guerra Mondiale e presi in considerazione nel presente saggio.
Progetti folli, scienza borderline, occultismo e alchimia. Una giostra di pazzia che esula il fantastico e si attesta nella realtà storica meno documentata.

Conclude il saggio un’ampia disamina sull’impatto dell’esoterismo nazista nella cultura popolare: da Indiana Jones a Hellboy, da Outpost a Shockwaves.

La scheda dell’eBook Nazi Mages must die! di Alessandro Girola

Uno come me

Alla fine ce l’ho fatta. In extremis, ma il racconto per il concorso di Alex “Uno squillo da lontano“, è pronto. Non sto qua a dire che non è perfetto e altre minchiate del genere. L’ho scritto di getto dopo una settimana di idee vaghe, scartate perché secondo me troppo ovvie.

Questa non sarà l’alba dell’originalità ma come è accaduto in altri concorsi quando l’ho avuta mi ha dato un certo brivido. Non di piacere, anzi, la vicenda descritta, per quanto veramente in breve, non è di quelle piacevoli da sentirsi addosso. Però andava raccontata e ogni volta che il pensiero ci tornava si rivestiva di qualche nuovo piccolo dettaglio.

Era un bel po’ che non scrivevo, quindi grazie ad Alex che con questo mini concorso è riuscito a strapparmi dal torpore creativo.

Di parole ne ho scritte 497 sulle 500 consentite. L’ultima, come si usa, la lascio ai lettori e al Giudice Supremo del concorso.


 

Uno come me

Il trillo stridulo che Sara ha scelto come suoneria del mio cellulare strappa il silenzio e mi sveglia con una raffica di insulti musicali.
Lo stomaco annodato, leggo l’ora sul display. Le tre.
Squilla ancora, numero sconosciuto.
Rispondo, almeno posso insultare qualcuno.
– Pronto.
– Ciao, scusa per l’ora
– Chi parla?
Salendo le scale ieri sera
– Chi è?
Salendo le scale ieri sera, te la ricordi?
– Andrea? Ma chi si mette a far scherzi a quest’ora?
– Nessuno scherzo. Salendo le scale ieri sera, ho incontrato un uomo
Spengo il cellulare, disattivo la suoneria.
Mi giro dall’altra parte del letto, quella non inumidita dai sudori dell’ansia.
Chi poteva essere? E quella frase, la poesia di Mearns che ho letto a Sara.
La vibrazione annuncia una chiamata in arrivo. Numero sconosciuto.
– Pronto.
– Non ho molto tempo. Dammi due minuti per spiegarti cosa succede. Okay?
In equilibrio tra rabbia e curiosità, accetto.
– Continua.
– Ricordi la frase, gliel’hai sussurrata ieri sera.
– Ma come
– Due minuti.
– Sì.
– Dentro di te sapevi come avrebbe reagito, detesta la poesia, ma ci hai provato ancora. E quando ha iniziato ad annoiarsi c’è stata quella rabbia. Dopo anni che vai avanti così, non riesci a lasciarla. Hai attaccato col solito discorso. Lei s’è messa a piangere e gridare. Allora lo hai notato, in cucina, scintillava sul tavolo. Lo hai desiderato.
– Senti, basta
– Volevi affondarlo nel suo corpo, liberarti di quelle lacrime come delle risate di scherno con le quali ti accoglie. Sa che non la lascerai mai. Sei andato in cucina e lo hai afferrato, ma quando l’hai vista sul divano, le mani tra i capelli e il corpo scosso dai singhiozzi, hai cambiato idea e sei corso da lei. Come sempre.
– Come cazzo fai a
– Io sono te. So che è difficile da credere, ma dovrai, se vuoi capire quello che sta succedendo.
– Aspetta. C’è qualcuno fuori, credo.
– Ascoltami con attenzione, non ti preoccupare del resto.
– Dammi solo un attimo.
– Non ce l’abbiamo. Mi hanno assegnato una finestra, aperta nello spazio e nel tempo. Permette di collegarsi agli altri sette piani della realtà tra i quali il tuo, accedendo a qualsiasi apparecchiatura vi si trovi. Ma funziona per un periodo brevissimo di tempo.
– Cazzo ho sentito qualcosa di là, c’è qualcuno in casa.
– Lo so.
– Chi sono? Perché mi racconti queste cose?
– Avevo bisogno che prestassi attenzione a me. Vedi, io sono te, ma non ce l’ho fatta. Dopo tutti i litigi, gli insulti, l’ho usato, il coltello. Per un po’ sono scappato, ma alla fine mi hanno trovato. Non potevo permettere che mi rinchiudessero, così ho accettato lo scambio. Voi non scoprirete ancora per anni l’esistenza degli altri piani, da noi la Legge ci permette di usarli: abbiamo sei possibilità. In fin dei conti tu sei me, giusto? Diciamocelo, che differenza fa, se ora ti prendono al posto mio?

FINE


 

La poesia citata è Antigonish (aka The Little Man Who Wasn’t There), che ho sentito la prima volta citata in italiano nel film Identità (2003). La trovo sempre sottilmente inquietante e prima o poi penso di ricavarne una foto.
Eccovela.

Yesterday, upon the stair,
I met a man who wasn’t there
He wasn’t there again today
I wish, I wish he’d go away…

When I came home last night at three
The man was waiting there for me
But when I looked around the hall
I couldn’t see him there at all!
Go away, go away, don’t you come back any more!
Go away, go away, and please don’t slam the door… (slam!)

Last night I saw upon the stair
A little man who wasn’t there
He wasn’t there again today
Oh, how I wish he’d go away