Jonas De Ro e le apocalissi di fine anno

L’articolo doveva intitolarsi “L’ultimo dell’anno”, quasi un classico del blog che come da tradizione mia, non è mai diventato una vera tradizione del blog. L’ultimo e il primo, la fine e l’inizio, qualche anno fa contenevano ringraziamenti per il passato e progetti per il futuro. Forse anche qualcuna di quelle liste puntate. Ecco di quelle una almeno la vorrei fare, ma magari ne parliamo domani.

Oggi, come ultimo post dell’anno, ci sollazziamo, brindando alle apocalissi scampate e quelle incombenti, con qualche immagine di un artista che seguo da un bel po’ di tempo (e che spesso uso per gli header di facebook, cosa che lui stesso spinge a fare). Come spesso accade da queste parti, si tratta di un concept artisti, giovane ma già ben che lanciato, che annovera tra i suoi clienti importanti studi cinematografici, editori e software house tra i più noti (Fox, Warner Bros, Wizard of the Coast, Square Enyx, per citarne solo alcuni).

Delle sue opere ho scelto alcune immagini, inerenti principalmente quanto si diceva già nel titolo. L’immagine in copertina, dite? Be’ se fuori divampano le fiamme finali dell’Apocalisse, ho pensato, chi non vorrebbe bruciare in un caos di vestiti sparsi, gettato su un futon con una bella donna?
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Legend of the Dragonborn

“You’re evil, you know that?” I said.
She grinned and shook her head. “Chaotic Neutral, sugar.”
― Ernest Cline, Ready Player One

Last one has been an hard week, much of it cause by the increasing amount of work. But fate is always waiting behind the corner, like a thief in the night, and some problems with a leg and the data corruption of my italian blog’s backup (which I need to import in the new site) have stolen me a large amount of time.

In the meantime I’ve found me in the need to play a fantasy game. From when I’ve memory the story is always the same. The urge to play a specific type of game, as the urge to read a specific genre of story, hit me like lightning. Leaving me with a hurry to satisfy that need.

Ice Wind Dale

My first thought has been: log into ebay account and buy that copy of Skyrim, which is waiting in the wish list too long. I’d almost reached the “buy now” button, when I stopped myself in time. Sooner or later I will buy that game, but for now it is really too time consuming.
So my old-games-lover side suggested to find something I’ve never played, but I’ve often heard people talk about. It’s a sort of sequel to the most known Baldur’s Gate saga. Icewind Dale, always a Dungeons & Dragons PC game, set in the Forgotten Realms, based on the Advanced Dungeons & Dragons 2nd edition ruleset. It has a good story, a mixed action/RPG gameplay (more fight oriented than previous BioWare games) and a great score.

So now I’m going through the classic “create your party” section, something we never see so often. And the first games have ended not so well for my bad balanced party, and I’ve started over three time before I figured what I was missing. Things are so easier in modern games. Here there are no bright yellow markers for quests, no arrows showing the right path to the next boss. And it’s very easy to die in the first fight with a bunch of low levels goblins if you don’t know what are you doing. But here comes the fun, managing the different PG powers, exploring a limited but deep world, discovering step by step the story beneath the game.

Legend of the Dragonborn

But Skyrim is always in the wishlist, waiting for me to give up and press the damned button. SO at the end of this post lies the Legend of the Dragonborn, a Skyrim inspired song, realized (very well in my humble opinion) by some italian guys.

Listen, and travel to this fantastic world…

Once Upon a Time Season 2 Cast Photo

Post estemporaneo e tiraclick, per la rubrica Serial di stagione, dedicato alla seconda serie di Once Upon a Time (e quindi ad Alessandro unico che la segue oltre il sottoscritto mi sa). Una carrelata di fotografie per il lancio della nuova stagione, iniziata da poco con l’inatteso arrivo di Mulan e demoni soulsucker, dove dominano come atteso il Rumplestiltskin/Mr Gold di Robert Carlyle (inguardabili gli altri uomini del telefilm e gli autori lo sanno, vedete la foto che hanno dedicato ad “Azzurro”) e la stupenda Evil Queen/Regina di Lana Parilla (e con le sue matitine pure Snow White fa la sua figura).

Lana Parrilla
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Fragile Things di Neil Gaiman

Fa un caldo notevole, avete notato? Strano, per essere estate… Come dite? Siete tutti via ché è ferragosto? Ecco cosa mi era sfuggito! E meno male che avevo deciso di riciclare una vecchia recensione che mi tornerà utile, domani al vostro rientro, per un altro articolo della serie The Art Of, dedicato a una pittrice canadese.

Fragile Things è la seconda raccolta di racconti di Neil Gaiman in lingua originale che leggo ed è la seconda volta che rimango estremamente soddisfatto della scelta. I racconti presentati in questa antologia sono tutti comparsi altrove e la versione dell’Harper Collins che ho preso alla Feltrinelli è quella inglese, che rispetto all’americana ha alcuni racconti in più, già apparsi in Smoke and Mirrors.

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Morte di un signore oscuro di Laurell K.Hamilton

Un altro recupero dalle recensioni fatte per la vecchia KAOS Online, della quale vi ho parlato nell’articolo precedente, la recensione de La spirale temporale.

Morte di un signore oscuro di Laurell K. Hamilton

Morte di un signore oscuro di Laurell K. Hamilton

Prima di intraprendere la lettura di questo volume non avevo minimamente idea di chi fosse Laurell K.Hamilton quindi per affrontare la scrittura della recensione mi sono documentato, scoprendola molto più famosa di quanto mi aspettassi, madre di interi cicli di cui il più famoso è dedicato ad Anita Blake, una cacciatrice di vampiri. In questo romanzo però la Hamilton abbandona le sue eroine più famose per dedicarsi a uno dei semipiani del gioco di ruolo Advanced Dungeons & Dragons, il goticheggiante Ravenloft.

RAVENLOFT
Creato dapprima come semplice avventura e divenuto nel 1990 un’intera campagna, Ravenloft è stato descritto in numerosi moduli ideati dalla TSR che gli dedicò anche diversi romanzi, tra i quali quello della Hamilton. Per comprendere meglio anche la storia narrata nel romanzo bisogna sapere qualcosa del luogo in cui la storia si ambienta. Questo “semipiano” dell’universo del GdR fantasy AD&D è diviso in zone chiamate Domini, ognuno dei quali è sotto il controllo diretto di un Signore Oscuro che ha poteri smisurati sul proprio territorio, compreso quello di poter impedire a chiunque di abbandonarlo, con la sola forza del pensiero. Ma il Signore è vincolato ad esso e non può abbandonarlo, legato per l’eternità a quella porzione del semipiano dalle forze note come Poteri Oscuri.
L’ambientazione horror gotica di Ravenloft è stata usata più volte come sfondo di storie direttamente ispirate alle gesta di più celebri personaggi della finzione letteraria, come il conte Strahd von Zarovich ispirato al Dracula di Stoker, Vlad Drakov, tratto dalla figura storica cui si ispirò lo stesso Stoker, l’impalatore Vlad Tepes, il dottor Victor Mordenheim ispirato al Frankenstein di Shelley e così via. Inoltre questo semipiano è dimora di uno dei villains non morti della saga di Dragonlance, quel Lord Soth, cavaliere di Solamnia decaduto e condannato ad una maledetta vita eterna.

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La spirale temporale di Scott McGough

La spirale temporale

Questa recensione risale addirittura al 2008, quando tante cose erano diverse ed esisteva ancora KAOS Online, tentativo di mantenere una versione digitale dell’omonima rivista da edicola. Pubblicato inizialmente (1991) dalla Granata Press per poi (1993) passare sotto il marchio Edizioni Nexus è sbarcata sul web nel 2002. Tra le sue pagine si sono alternati nomi ancora conosciuti nell’ambiente ludico e letterario come Paolo Agaraff, Paolo Parente, Roberto di Meglio, Luca Oleastri.
Purtroppo anche la versione digitale ha visto calare l’interesse dei lettori, ed è sparita completamente dopo che la Nexus aveva lasciato il controllo di KAOS al direttivo de Il Quinto Clone nel 2010.
Nel 2008 invece la Nexus spediva ancora libri (e moduli di gioco) agli interessati per vederli recensiti. A me toccarono due testi, che riporto dall’oblio dove erano finiti con la chiusura del sito.

Magic The GatheringIl viandante dimensionale Teferi, tornato sul suo piano di esistenza natio, scopre che è stato distrutto e devastato da forze sconosciute. Non solo: il Tempo ha subito un’immensa frattura. La sola speranza è che Teferi e i suoi compagni scoprano il modo di porre fine alla distruzione del Tempo stesso. Impresa ardua nel momento in cui i suoi alleati sono pronti a rivoltarsi contro di lui.

Il libro di McGough porta con se una tara non indifferente, la provenienza dal mondo del gioco di carte Magic The Gathering, che ha spopolato alla sua uscita nella prima metà degli anni 90 e tutt’ora vanta un pubblico vastissimo. L’autore non ritiene quindi doveroso introdurre il mondo in cui la vicenda si ambienta né le varie componenti magiche che lo dominano, prime tra tutte la dipendenza da un misterioso mana, di cui non viene accennata nessuna origine, provenienza o descrizione. Per chi gioca a questo punto un esclamazione stupefatta è d’obbligo “ma come, esiste chi non sa cos’è il mana?” e sinceramente io credo che si, esista chi non sa cos’è e non disdegnerebbe che un’intera vicenda “mana based” sia introdotta da due righe su questo concetto.

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Un Dungeon in una pagina

Nuovo articolo per la categoria “non li legge nessuno” e nuova infrazione al codice del blogger “tieniti su pochi argomenti per fidelizzare i lettori”, nuovo post di tipo giocoso e dungeonandragonesco. Dopo la recensione del libro di Charlie Chan, picco di letture del sito e commenti numerosi (ben 3), rispetto l’argomento che ritenevo sconosciuto ai più (ma forse dimenticavo l’età media dei miei lettori, che fa una certa differenza), rieccoci a parlare di sotterranei e mostri. Lo avevamo già fatto ai tempi del simpatico How to host a dungeon, con relativo post meta-ludico sull’era dei demoni, così come con l’incontro tra dungeon, sette nani e un computer nel perennemente in sviluppo Dwarf Fortress (al quale recentemente hanno aggiunto le miniere con tanto di rotaie e binari per far trasportare ai nani il materiale estratto).

One Page Dungeon Contest - 2012

One Page Dungeon Contest – 2012

Dopo aver disseminato di retro-link l’intro dell’articolo, contro qualsiasi buona norma di scrittura, eccoci a questa segnalazione. One Page Dungeon Contest, il concorso annuale sui sotterranei (ma detto così fa pena, dungeon è molto più evocativo) evolutosi dalla prima versione del 2009 e chiuso nell’ultima edizione giusto agli inizi di giugno.
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Qualcosa di sinistro è accaduto

Something wicked this way comes

Something wicked this way comes

E poi vi fu quella settimana di ottobre in cui divennero adulti di colpo e non furono mai più giovani…”

Il padre di Will esitò solo per un momento. Sentiva un vago dolore, nel petto.
Se corro, pensò, cosa accadrà?
La Morte è importante? No! Ciò che conta è quanto accade prima della Morte.
E questa notte abbiamo fatto qualcosa di bello. Neppure la Morte può guastarlo.
Perciò i ragazzi erano corsi via… quindi, perché non seguirli?
E li seguì.

 

Ho scoperto H.P. Lovecraft leggendo Strange Eons, un libro di Robert Bloch.
Ho conosciuto Richard Matheson da un albo speciale di Dylan Dog, La casa degli uomini perduti.

Ho cercato Ray Bradbury dopo aver visto un film della Disney, Qualcosa di sinistro sta per accadere (Something wicked this way comes, 1983). Dai non fate finta, che non lo conoscete. Eppure erano tutti là. La strega della polvere. Mister Dark. L’uomo elettrico. E quei ragni, i ragni sotto le coperte, tra le lenzuola. E, ovviamente, il carrozzone fantastico del Luna Park. E mi sono innamorato di quell’estate, di quella perdita dell’innocenza così radicata nei racconti, ad esempio, di King. Trovai Bradbury nelle pagine ingiallite di una vecchia edizione Fabbri Editori, un libro comprato per poche lire in blocco con Alien di Alan Dean Foster, Coma di Robin Cook e Gotico Americano di Robert Bloch. Quelli blu con le scrittone enormi, qualcuno li avrà visti in giro.

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Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi

Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi

Parliamo di un romanzo breve, consigliatomi dal Leo (quello di Sine Requie), nonché primo eBook che io abbia acquistato, una volta arrivato il Kindle. Ma del formato digitale ne parliamo dopo, iniziamo dalla storia.

Risvegliatosi in un luogo a lui sconosciuto, un essere di legno articolato e ingranaggi si ritrova confuso e spaesato. Davanti a sé ha il cadavere del suo costruttore, ma non ha un nome né memoria, e due spietate creature, la Maschera e la Bestia, gli danno la caccia.
Disperso in un mondo in rovina, dove convivono divinità del caos e giganti marini, castelli volanti e tribù guerriere, deve ritrovare se stesso e capire chi è.

Il genere del romanzo è il new weird, che il sottoscritto intende come un non genere, in quanto capace di andare oltre quelli che sarebbero i generi stessi che lo definiscono (horror, fantascienza e fantasy).
Al di là delle possibili inscatolature in definizioni di cui si può (se proprio se ne sente il bisogno) discutere, è il maggior livello di quel sense of wonder di cui tanto, almeno qua in giro, sentiamo il bisogno, a segnare il limite dove molta altra letteratura nostrana si ferma e il lavoro di Tarenzi inizia.
Ciò che contraddistingue tutta una serie di produzioni poco per nulla conosciute da noi (autori non tradotti, generi letterari come lo steampunk, steamfantasy, bizzarro, totalmente schifati) si ritrova in questa bella storia che mi è piaciuta già dal titolo.
C’è il legno e c’è il sangue. E un sentiero. Potrebbe essere pure una storia di Mauro Corona, col profumo di boschi e una morte tra le foglie. Nulla di tutto ciò, ovviamente, questo è qualcosa di diverso, diverso persino da quello che si potrebbe intuire letta la trama.

Pinocchio è un pretesto, per raccontare una storia di creature fantastiche e paesaggi da sogno. Eh, lo so, cliché descrittivi che poco rendono la forza di questi elementi. Le creature fantastiche qua non sono draghi, orchi, goblin, non sono, a conti fatti, banali. E il primo elemento di questa diversità sta nella (per nulla semplice e spesso poco considerata) scelta dei nomi. Una cosa è affrontare l’orrido Ghaz’hamun, un’altra cosa è, al risveglio da un sonno senza memorie, trovarsi di fronte la Bestia e la Maschera. Affrontare non l’incarnazione, ma l’archetipo. E la scelta non è casuale, come si scoprirà più avanti, in questo cammino nel sogno e nella realtà, simile a un percorso iniziatico, di vero risveglio (dal sogno per la realtà o dalla realtà per il sogno?).

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Arriva arriva el Diablo (III)

Diablo

Diablo

Finito di provare la beta da un paio di settimane (grazie alla key regalata gentilmente da videogame.it) e a ormai meno di 15 giorni dall’uscita del gioco, giusto due impressioni sul terzo capitolo della saga di Diablo, condite da qualcuna delle immagini raccolte durante la chain quest per ammazzare il re scheletro.

Semplice, lineare, con azioni automatiche per preservare i click del mouse, tenendoli da parte per i forsennati combat contro orde di creature infernali. Tutta la beta si ambienta nei dintorni di New Tristram, e già la musica di sottofondo alimenta la salivazione di chi conosce i capitoli precedenti. La grafica è notevole, come sempre il marchio Blizzard, anche se col vecchio quad core con 8 giga di ram e una ancor più vecchia GeForce 8600 GS ho fatto fatica ai livelli di dettaglio più elevati. Abbassando però le pretese (e la risoluzione) si gode comunque di ottimi effetti di luce e ombra.

A dire il vero qualche problema grafico c’è stato, non credo dipendente dal gioco ma più probabile dallo scarso hardware a disposizione. Ogni tanto il mio piggì, un monaco killer dal rivelatorio nome di Stikazz, si bloccava nell’esecuzione di qualche combo per poi riapparire a mossa conclusa a centinaia di pixel di distanza. Anche qua una volta diminuita la risoluzione il problema faticava a ripetersi. Insomma, probabilmente a 800×600 sarebbe andata liscia.

Come gli altri titoli della Blizzard, Diablo III fa parte del “circuito” battle.net, quindi si accede ai server, c’è la possibilità di avere amici online con cui chattare e organizzare partite e non mancano millemila achievements, obiettivi da raggiungere che non regalano nulla al personaggio ma permettono al giocatore di pavoneggiarsi, con robe del tipo “ho killato 5.000 zombie”, “ho accumulato 2.000.000 di monete d’oro” e via così.

Il gioco come dicevo è stato sicuramente semplificato (e non che priva ci volesse una laurea eh). Le monete si raccolgono passandoci accanto e la salute si recupera lootando sfere rosse di energia, abbandonate in giro dai nemici massacrati. Anche la minimappa e relative indicazioni on screen rendono impossibile sbagliare strada quando si segue una quest, come nella maggior parte degli RPG in giro, a dire il vero. Diventa quindi ormai inutile, per chi non è interessato alla storia, seguire dialoghi, leggere testi o ascoltare brani di diario trovati in giro.

Il background, una volta svincolato da esigenze di gioco, diventa brutalmente (e tristemente) superfluo. Non che rimpianga i pezzi di testo da leggere sul manuale di gioco (le journal entry negli RPG della TSR, ricordate?) però, cosa notata anche giocando a Kingdoms of Amalur, spesso si fa fatica a non buttarsi nella mischia fregandosene di cosa stia realmente succedendo.

Che dire, Diablo è Diablo, del PvP non ve ne parlo ché non ci ho mai giocato (ma sento già Elvezio che sbava all’idea), il PvE rimane un’interminabile sequenza di gustosissimi hack’n’slash come è giusto che sia. Un po’ di IA ai vari mob che ci circondano inebetiti non avrebbe guastato, magari nelle parti di gioco successive alla beta la cosa migliora.

Per il resto… ci si vede a New Tristram!

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