Dwarfest un gestionale di nani e barili di birra

Giocare bene, giocare spesso, come a camminare fuori da casa (mi) porta ad aver voglia di scriverne, di raccontare, come al tempo della rulescyclopedia e delle cronache del sottosuolo di Dungeons&Dragons. Giocare e scrivere come un atto liberatorio, di riscossione da impegni e progetti che dall’alto vincolano le poche ore di veglia che ogni giorno ci regala, attività senza voto e valutazione esterni, ma che mirano a esser fine a sé stesse, al vissuto di un momento ludico che è competitivo (ma non sempre) solo in se stesso.

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Kanagawa sulla Costola dei Barbari

Vi piace il nuovo stile del blog? Un bel bianco e poche immagini. Via l’header che non ci cliccava nessuno e spazio per le pulizie di primavera. Ho trovato il tema tra quelli nuovi del blog, che spulciavo nel corso di alcuni lavoretti di “webdesign” per associazioni di cui faccio parte. Le mie doti di “webdesigner” (sempre tra virgolette nel mio caso) sono minime, e c’è solo da ringraziare WordPress e i gentilissimi creatori di temi free. Il sito del Taiji Trieste non ha molti legami con questo blog (se non fate caso a un vecchio racconto su leggende e guerrieri orientali) mentre il più recente è proprio l’argomento centrale di questo post.

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Il Brivido degli Anni ’80

Oggi doveva toccare a un articolo sui nuovi sviluppi di Cavescape, invece mi son ritrovato tra le mani un reperto storico dell’infanzia ludica e, sulla scia di altri articoli dedicati alla ricerca del tempo perduto, ho pensato di scriverci due righe, così quando mi chiedono “ma come mai ti piacciono ‘ste cose dell’orrore?” io gli mostro cosa ricevevo per regalo a 10 anni (probabilmente ero io a chiederli ‘sti giochi ma non attacchiamoci ai dettagli).

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Sì, Oscuro Padrino

Venerdì che più primaverile non si può, speravo di fare un post fotografico, che manca da tempo sul sito, ma come sempre lavori e casini si accavallano, spintonati anche da ottimi eventi artistico sociali come l’inaugurazione della mostra Defective del sempre bravissimo Christian (da visitare entro il 18 aprile).
La recensione è dedicata proprio a lui e al gruppetto di amici sparsi con i quali ci si trovava al pub argentino ogni mercoledì sera per darci di birra, panini con salsiccia e chimichurri e dolci tipici, giocando (anche) a Sì, Oscuro Padrino.

Minchia Peppiniello, se non ti muovi a tirare fuori la Borsa, ti cemento proprio li dove ti trovi, hai capito?
Il Boss

Si Oscuro Padrino

Si Oscuro Padrino

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How to Host a Dungeon

Ogni tanto strumenti di “aggregazione sociale” come Facebook servono a ricevere segnalazioni interessanti. Così evitando tutti quei cazzo di quiz, le notizie inutili su chi si è alzato con la luna storta e cani che cercano casa senza trovarla, arrivo a un post di John Kovalich, che mi ha gentilmente aggiunto come contatto (anche dal tono delle poche mail che ci siamo scambiati anni or sono penso che sia davvero una persona dal carattere fantastico). Mi reco sul sito indicato e, per la prima volta, spinto dalla curiosità e dall’importo davvero esiguo (5$, 3€ e qualcosa) acquisto via Pay Pal (con i soldi gentilmente donati per il mio LGC) una copia PDF di How To Host a Dungeon di Tony Drowler, che mi arriva prontamente nel pomeriggio via email.
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