Okko, un viaggio tra demoni e ronin

Una cosa bella di quest’anno è che sto riuscendo ad azzeccare le scelte al tavolo da gioco, provando tipologie del tutto diverse le une dalle altre. Anche se attualmente il preferito è un LCG, ovviamente Arkham Horror, ho goduto ad andare a scuola di pittura con Hokusai a Kanagawa e nel diffondermi come una pestilenza invisibile a Pathologic, sono rimasto a dir poco meravigliato davanti alla semplice bellezza di un astratto a tema “taoista” come Tao Long e ad attendermi, per fine anno o inizio 2019, c’è l’enorme scatola piena di orrori spaziali dell’attesissimo Nemesis. Tra questi sono riuscito a infilare, per una serie di colpi di fortuna, il vecchio Okko, l’Era di Asagiri, un gdt di ben dieci anni fa.

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Pathologic, il gioco da tavolo e le regole in italiano

Il paese semideserto di Gorkhon ci accoglie con le sue costruzioni dalle geometrie sbilenche, vecchie case tenute in piedi dalla ferrea volontà degli abitanti, allevatori e contadini che non si sono piegati a nulla. Ma una nuova presenza si è insediata tra la gente ruvida, tra gli arbusti spinosi e nella steppa che circonda l’insediamento. La presenza della peste delle sabbie si avverte prima ancora di scorgerne i segni, sul luogo, sul bestiame e sugli uomini. Riprendiamo il discorso su Pathologic, dopo la chiacchierata sul videogame omonimo, passiamo ad analizzare il gioco da tavolo, arrivato dalla lontana Russia in un enorme pacco, semi ricoperto di francobolli.

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Hellboy 25 anni dopo

A quanto racconta l’informatissima Wikipedia, il personaggio di Hellboy fa la sua prima apparizione venticinque anni fa, nell’agosto del 1993 pubblicato dalla Dark Horse, mentre da noi arriva l’anno successivo grazia alla Magic Press Edizioni. Come saprete da queste parti il diavolo rosso è sempre stato di casa; impossibile non affezionarsi al tratto lugubre di Mike Mignola e alle sue storie pulp infarcite di spettri malinconici, miti di Lovecraft e creature tratte dal folklore di ogni parte del mondo. Dal Giappone all’Africa, dagli angoli bui dell’Europa fino ai nativi americani, Hellboy non si è lasciato sfuggire alcuna possibilità di incontrare qualche strano, bizzarro e spesso pericoloso fenomeno locale. Anche la deriva infernale (per la sua testata singola) e apocalittica (per il BPRD) ha regalato bei momenti di conflitto globale con enormi creature aliene.

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Dwarfest un gestionale di nani e barili di birra

Giocare bene, giocare spesso, come a camminare fuori da casa (mi) porta ad aver voglia di scriverne, di raccontare, come al tempo della rulescyclopedia e delle cronache del sottosuolo di Dungeons&Dragons. Giocare e scrivere come un atto liberatorio, di riscossione da impegni e progetti che dall’alto vincolano le poche ore di veglia che ogni giorno ci regala, attività senza voto e valutazione esterni, ma che mirano a esser fine a sé stesse, al vissuto di un momento ludico che è competitivo (ma non sempre) solo in se stesso.

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Kanagawa sulla Costola dei Barbari

Vi piace il nuovo stile del blog? Un bel bianco e poche immagini. Via l’header che non ci cliccava nessuno e spazio per le pulizie di primavera. Ho trovato il tema tra quelli nuovi del blog, che spulciavo nel corso di alcuni lavoretti di “webdesign” per associazioni di cui faccio parte. Le mie doti di “webdesigner” (sempre tra virgolette nel mio caso) sono minime, e c’è solo da ringraziare WordPress e i gentilissimi creatori di temi free. Il sito del Taiji Trieste non ha molti legami con questo blog (se non fate caso a un vecchio racconto su leggende e guerrieri orientali) mentre il più recente è proprio l’argomento centrale di questo post.

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Il Brivido degli Anni ’80

Oggi doveva toccare a un articolo sui nuovi sviluppi di Cavescape, invece mi son ritrovato tra le mani un reperto storico dell’infanzia ludica e, sulla scia di altri articoli dedicati alla ricerca del tempo perduto, ho pensato di scriverci due righe, così quando mi chiedono “ma come mai ti piacciono ‘ste cose dell’orrore?” io gli mostro cosa ricevevo per regalo a 10 anni (probabilmente ero io a chiederli ‘sti giochi ma non attacchiamoci ai dettagli).

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Sì, Oscuro Padrino

Venerdì che più primaverile non si può, speravo di fare un post fotografico, che manca da tempo sul sito, ma come sempre lavori e casini si accavallano, spintonati anche da ottimi eventi artistico sociali come l’inaugurazione della mostra Defective del sempre bravissimo Christian (da visitare entro il 18 aprile).
La recensione è dedicata proprio a lui e al gruppetto di amici sparsi con i quali ci si trovava al pub argentino ogni mercoledì sera per darci di birra, panini con salsiccia e chimichurri e dolci tipici, giocando (anche) a Sì, Oscuro Padrino.

Minchia Peppiniello, se non ti muovi a tirare fuori la Borsa, ti cemento proprio li dove ti trovi, hai capito?
Il Boss

Si Oscuro Padrino

Si Oscuro Padrino

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How to Host a Dungeon

Ogni tanto strumenti di “aggregazione sociale” come Facebook servono a ricevere segnalazioni interessanti. Così evitando tutti quei cazzo di quiz, le notizie inutili su chi si è alzato con la luna storta e cani che cercano casa senza trovarla, arrivo a un post di John Kovalich, che mi ha gentilmente aggiunto come contatto (anche dal tono delle poche mail che ci siamo scambiati anni or sono penso che sia davvero una persona dal carattere fantastico). Mi reco sul sito indicato e, per la prima volta, spinto dalla curiosità e dall’importo davvero esiguo (5$, 3€ e qualcosa) acquisto via Pay Pal (con i soldi gentilmente donati per il mio LGC) una copia PDF di How To Host a Dungeon di Tony Drowler, che mi arriva prontamente nel pomeriggio via email.
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