Lovecraft d’annata: Dark Corners of The Earth (2005)

Siamo a poche settimane dall’uscita di due videogame che potrebbero settare un nuovo standard ne I giochi di Cthulhu [1]. L’intrattenimento digitale sospeso tra orrore e follia per il quale ringraziamo l’immortale Howard Phillips Lovecraft. I trailer di The Call of Cthulhu e The Sinking City promettono cose stupende. Ma da queste parti siamo fan del vintage e questo post ricade di diritto nella rubrica archeologia videoludica. Dimentichiamoci shader di prossima generazione e vagonate di poligoni per tornare con Dark Corners of The Earth a un’epoca non troppo lontana, quando a Dunwich le fattorie erano tutte intere e a Innsmouth il pesce era sempre bello fresco.

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Una quasi recensione di Nemesis della Awaken Realms

Al momento in cui uscirà questa recensione, i pacchi bianchi della Awaken Realms staranno invadendo le case dei giocatori di mezzo mondo. Almeno di tutti quelli che hanno scelto la spedizione divisa tra core game ed espansioni e si sono adattati alla lingua inglese. Questi bellissimi pacchi contengono Nemesis, l’ultimo nato della casa editrice polacca Awaken Realms, che annovera tra i suoi prodotti This War of Mine, Lord of Hellas, Siegestorm e The Edge.

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Obscura Genesi, il ritorno del librogame

Innumerevoli revisioni, test e l’operato di quattro beta tester d’eccezione è quanto c’è voluto per portare questo mio vecchio librogame a diventare uno dei libriNOSTRI, la collana di librogame gratuiti distribuiti dal portale Librogame’s Land. Della versione originale di Obscura Genesi, uscita 10 anni fa, rimane molto, ma altrettanto è stato modificato, sfrondando descrizioni, limando enigmi (e introducendone di nuovi), semplificando il regolamento. Se siete curiosi potete sfruttare la tag Obscura Genesi per trovare i vecchissimi post di “making of” con immagini e astrusi calcoli matematici su punteggi e abilità.

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Pathologic, il gioco da tavolo e le regole in italiano

Il paese semideserto di Gorkhon ci accoglie con le sue costruzioni dalle geometrie sbilenche, vecchie case tenute in piedi dalla ferrea volontà degli abitanti, allevatori e contadini che non si sono piegati a nulla. Ma una nuova presenza si è insediata tra la gente ruvida, tra gli arbusti spinosi e nella steppa che circonda l’insediamento. La presenza della peste delle sabbie si avverte prima ancora di scorgerne i segni, sul luogo, sul bestiame e sugli uomini. Riprendiamo il discorso su Pathologic, dopo la chiacchierata sul videogame omonimo, passiamo ad analizzare il gioco da tavolo, arrivato dalla lontana Russia in un enorme pacco, semi ricoperto di francobolli.

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Hellboy 25 anni dopo

A quanto racconta l’informatissima Wikipedia, il personaggio di Hellboy fa la sua prima apparizione venticinque anni fa, nell’agosto del 1993 pubblicato dalla Dark Horse, mentre da noi arriva l’anno successivo grazia alla Magic Press Edizioni. Come saprete da queste parti il diavolo rosso è sempre stato di casa; impossibile non affezionarsi al tratto lugubre di Mike Mignola e alle sue storie pulp infarcite di spettri malinconici, miti di Lovecraft e creature tratte dal folklore di ogni parte del mondo. Dal Giappone all’Africa, dagli angoli bui dell’Europa fino ai nativi americani, Hellboy non si è lasciato sfuggire alcuna possibilità di incontrare qualche strano, bizzarro e spesso pericoloso fenomeno locale. Anche la deriva infernale (per la sua testata singola) e apocalittica (per il BPRD) ha regalato bei momenti di conflitto globale con enormi creature aliene.

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Archeologia videoludica: Pathologic, Мор. Утопия (2005)

Nel 2005 un gruppo di sviluppatori Russi, che vanno sotto il nome di Ice-Pick Lodge, pubblica Pathologic [1] un psychological horror survival role-playing game dai toni surreali, sospeso tra orrore e filosofia, tra misticismo e leggenda. Nella madre terra il videogame ottiene numerosi consensi e vince cinque tra i premi principali del settore. Non gli va altrettanto bene in occidente. La traduzione non è all’altezza dei contenuti, il gameplay è ormai troppo legnoso se confrontato con i suoi contemporanei. Però c’è chi lo gioca e lo apprezza, il passaparola al solito fa il suo e di Pathologic si inizia a parlare [2]. Da lì a diventare un piccolo “cult” la strada è breve.

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Annotazioni a margine di Providence #12 “The Book” di Alan Moore e Jacen Burrows

My memories are very confused. There is even much doubt as to where they begin; for at times I feel appalling vistas of years stretching behind me, while at other times it seems as if the present moment were an isolated point in a grey, formless infinity. I am not even certain how I am communicating this message. While I know I am speaking, I have a vague impression that some strange and perhaps terrible mediation will be needed to bear what I say to the points where I wish to be heard. My identity, too, is bewilderingly cloudy. I seem to have suffered a great shock—perhaps from some utterly monstrous outgrowth of my cycles of unique, incredible experience.

The Book – Howard Phillips Lovecraft

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Annotazioni a margine di Providence #8 “The Key” di Alan Moore e Jacen Burrows

Siamo all’ultimo numero della graphic novel Providence, almeno per quel che riguarda la distribuzione italiana. Ultimo post dedicato alle traduzioni dei facts, le centinaia di note sviscerate dagli appassionati lettori di tutto il mondo (compresa l’Italia, dove ci siamo almeno Zeno e il sottoscritto a far numero). Da oltre oceano continuano ad arrivare rumors sui due episodi mancanti, e si possono leggere ipotesi piuttosto corpose sulla possibile conclusione della vicenda (come in questo post che mette in relazione Providence e True Detective, il serial tv legato ai miti della Carcosa di R.W. Chambers, del quale abbiamo parlato qui e qui).

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Annotazioni a margine di Providence #7 “The Picture” di Alan Moore e Jacen Burrows

Ma quanto è bella l’ennesima cover di Jacen Burrows per Providence? Anche la sola infarinatura dei Miti lovecraftiani è sufficiente ad apprezzare la semplicità con la quale riporta in vita il pittore realista Richard Upton Pickman. Uno sguardo, e ci si sofferma su quella fotografia, inchiodata alla tela quasi per sbaglio. E la voce che recita “Ma perdio, Eliot, era la fotografia di un essere vivente!“.

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I personaggi dei Miti di Lovecraft nella Providence di Alan Moore

Cover di Jacen Burrows per Providence #3

Copertina di Jacen Burrows per l’edizione originale di Providence #3

Nuovo aggiornamento del materiale relativo all’opera di Alan Moore, Providence. Lavorando sulla traduzione dei facts capita spesso di incontrare le versioni di Alan Moore dei personaggi e dei luoghi del mito lovecraftiano. Sono numerosi e interagiscono tra loro all’interno e all’esterno delle storie originali, con curiosi e azzeccati “inside joke” che solo una profonda conoscenza del materiale originale può permettere di comprendere a pieno.

Per tener traccia di tutti questi riferimenti ho deciso di costruire capitolo dopo capitolo una tabella riassuntiva, che permetta di recuperare le informazioni sui personaggi e che funga da collegamento alla loro fonte letteraria. I racconti di H.P. Lovecraft sono linkati alle loro versioni originali, disponibili (il materiale è ormai fuori copyright) sul sito The H.P. Lovecraft Archive, per altro una miniera di materiale sul Solitario di Providence.

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